I BILANCI NELLE SOCIETÀ DI CALCIO: UN OBBLIGO FORMALE O UNO STRUMENTO COMPETITIVO?
.A cura di Leonardo Lasala – www.ndbc.it
Dall’inchiesta denominata “Calciopoli” qualcosa nello sport più famoso d’Europa è mutato. Il bilancio, rendiconto economico-finanziario che esprime lo stato di salute delle società ha assunto nuovamente credibilità, concetto che se applicato a qualunque altra attività imprenditoriale è aberrante. Il bilancio è di per se un documento che deve avere quali caratteri prioritari la veridicità e la correttezza a tutela dei terzi, cioè di tutti coloro che hanno interessi verso la società. Esistono sanzioni civili e penali nei confronti di reati collegati al bilancio, ma questo concetto assoluto legato allo sport sembrava aver perso la dimensione di caposaldo di qualsiasi presupposto di lealtà sportiva. Un bilancio contraffatto o non veritiero , crea presupposti di mancata lealtà sportiva e dunque disequilibrio tra i club. Alcuni presidenti di serie A ad esempio contestarono durante le riunioni di Lega la famosa transazione della Lazio con la dilazione del debito in una serie svariata di anni. Ciò consentiva al club romano di ottenere dei vantaggi (soprattutto per ciò che concerne l’iscrizione ed i debiti previdenziali per i propri dipendenti) rispetto ad altri club che avevano invece utilizzato risorse finanziarie per fare fronte ai propri impegni, sanciti da regolamenti molto rigidi.
Il bilancio dunque, anche nello sport, non è un documento formale ma piuttosto una bussola essenziale per i terzi e per la società , per verificare lo stato di salute del club. Le cronache di questi giorni esaminano una situazione difficile da parte della Roma Calcio, con dichiarazioni politiche ed imprenditoriali che potrebbero lasciar presumere una applicazione meno rigorosa di regolamenti e disposizioni. La società in questione è quotata in Borsa. Lungi dal sottoscritto ipotizzare scenari che non possono essere comprovati dai fatti, ma ciò che ogni sportivo deve auspicarsi è che la Lega tuteli allo stesso modo tutti i club , dal più piccolo al più grande, senza alcuna personalizzazione nella interpretazione dei disposti normativi.
Una voce molto interessante, nel bilancio delle società sportive, è quella relativa al patrimonio. Qualche anno fa un lavori di tesi di un giovane dottore in economia presso l’Università di Napoli, vinse un premio molto importante. La tesi aveva ad oggetto proprio “Il bilancio nelle società di calcio professionistiche”. Il documento è visibile in versione integrale on-line all’indirizzo: http://www.lega-calcio-serie-c.it/it/altro/tesi/devita.pdf
E proprio il dottor De Vita traccia una fotografia molto attenta di cosa è il patrimonio nelle società di calcio secondo cui “la prima indispensabile ed insostituibile fonte di risorse deve essere individuata nel valore dei conferimenti che i soci si impegnano ad effettuare alla costituente impresa, cosicchè, ragionevolmente si scrive di finanziamenti acquisiti con vincolo di capitale o anche di capitale sociale. Nel prosieguo dell’attività gestionale, tuttavia si può mostrare la necessità di aumentare la dotazione iniziale ricorrendo all’accantonamento di utili accertabili periodicamente durante l’esercizio dell’attività, si da aumentare invia autonoma le risorse destinabili alla produzione, cioè promuovendo il cosiddetto autofinanziamento dell’impresa.
Paradossalmente solo in pochi casi è possibile reinvenire nuovi mezzi finanziari dal reinvestimento degli utili conseguiti. Considerato, infatti, che la norma nelle società di calcio appare essere la produzione di risultati economici negativi, è sempre più frequente il ricorso alle ricapitalizzazioni laddove a fronte di una contrazione del rapporto mezzi propri/copertura finanziaria totale si intende limitare il ricorso all’oneroso indebitamento bancario generalmente subordinato alla concessione di adeguate garanzie sussidiarie che, in non pochi casi, le società di calcio non sono in grado di prestare. E ciò sebbene possa sembrare illogico chiedere ai soci, che non siano impegnati direttamente nell’amministrazione dell’organismo societario la sottoscrizione di nuove azioni, allorchè, è nella natura delle cose, (non considerando tuttavia le profonde motivazioni connesse al significato del reddito indiretto) quell’erogazione di mezzi finanziari risulta palesemente a fondo perduto, senza cioè la benchè minima possibilità di avere una qualche remunerazione diretta dell’investimento realizzato”
Se dunque appare molto difficile in una società di calcio, realizzare profitto che non derivi da famose plusvalenze, cioè da maggior valore realizzato tra acquisto e vendita di un atleta, e se si da per scontato che non tutti i presidenti sono magnati in grado di ricapitalizzare la società con capitale proprio, appare evidente come il bilancio di una società di calcio abbia un valore ancor più importante nei suoi termini patrimoniali oltre che reddituali.
Una società che acquisti i calciatori a prezzi importanti e li ceda a prezzi più che scontati rispetto al mercato, dilapida il proprio patrimonio. Costringe i soci a reintegri sempre più costanti. Un club che depaupera il talento dei propri calciatori, facendo crollare il proprio valore di mercato, non fa altro che pregiudicare le propria competitività. Il caso della Lazio con Pandev e Ledesma è un chiaro esempio. Anche il Calcio Napoli con Hoffer e Cigarini per fare soltanto due nomi importanti, sicuramente intacca il valore di ciò che è di sua proprietà e ciò per politiche che a seconda di chi scrive, sono quantomeno discutibili. Diverso è invece il caso di club come il Genoa che vendono al valore doppio rispetto al prezzo di acquisto. Che valorizzano i propri investimenti. Anche una big come l’Inter con il campione svedese più celebrato degli ultimi anni, ha senza ombra di dubbio realizzato un grande affare, che le consente ulteriore competitività. Ancora una volta l’organizzazione appare fondamentale per la competitività di un società calcistica.
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