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LA PARTITA – BOLOGNA-NAPOLI: I PARTENOPEI SALUTANO LA CHAMPIONS. DI CHI LA COLPA?

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il 6 mag 2012, 17:28
Pubblicato in Copertina, IN EVIDENZA, LA PARTITA. RSS 2.0
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  Addio sogni di gloria. Mai introduzione poteva essere più adatta a far comprendere il senso di quanto accaduto nel pomeriggio. Il Napoli perde le staffe e perde la gara contro il Bologna. Due gol facili facili per la compagine rossoblu, dettati anche da degli azzurri che ad un certo punto del match non sembrano più avere il controllo e la lucidità giuste. Si sapeva che la trasferta contro la squadra di Pioli sarebbe stata insidiosa, ma mai si pensava che potesse avere un risvolto così amaro. Il Napoli esce dai giochi. Esce dalla corsa. Esce dalla Champions League. Eppure la strada sembrava di nuovo in discesa per la squadra campana, che oggi mette in campo la formazione vista contro il Palermo: unica variazione la presenza di Britos, che va a collocarsi accanto ad Aronica e a Cannavaro ( quest’ultimo al posto di Campagnaro infortunato e Fernandez squalificato). Il Bologna, invece, cerca di congedare il suo pilastro più importante, Marco Di Vaio, dandogli il giusto tributo nonostante sia ridotto all’osso tra infortuni e squalifiche. Il primo tempo parte a favore dei campani. Azzurri arrembanti e con grande propulsione offensiva. Aggressivi, cercano subito il gol con Hamsik che non approfitta di un pallone invitante al solo 3’ minuto di gioco. Tiro centrale e troppo semplice da parare per Agliardi che non si fa cogliere impreparato. Ancora partenopei si vedono sul campo, con capitan Cannavaro che si porta palla andando al tiro e trovando la traversa della porta rossoblu. Ma l’azione non è finita e ci prova Zuniga senza risultato. Il dominio degli ospiti è netto e il  Bologna sembra soffrire la carica azzurra. I padroni di casa provano ad alzare il baricentro e a rendersi pericolosi con Diamanti. Il giocatore cerca il primo palo ottenendo un nulla di fatto, ma poi la svolta: un vero regalo concesso dalla difesa partenopea gli permette di trafiggere la rete avversaria. E’ l’1-0 per il Bologna. E’ l’inizio dell’incubo per gli azzurri. Hamsik e Cavani ci provano. L’uruguaiano le tenta davvero tutte pur di pareggiare il conto, ma la porta emiliana sembra stregata. Traverse, pali, e il pallone che sfiora sempre di un soffio la “dimora” di Agliardi. I rossoblu non ci sono sul terreno di gioco. Fanno fatica ad alzare il proprio baricentro, con Di Vaio che prova a chiudere il match, ma è lui ad essere chiuso dai difensori campani che questa volta fanno buona guardia. La prima frazione di gioco termina con un tentativo completamente fuori bersaglio di Gargano. Sarà l’ultima azione interessante. Complice, probabilmente, la cognizione dei risultati sugli altri campi, il Napoli alla ripresa è poco lucido. Costruisce poco. E’ l’ombra di quello visto nel primo tempo. Il tempo scorre e l’ansia sale. Mazzarri gioca tutte le carte inserendo dapprima Lavezzi, poi Dossena e ancora Dzemaili. La quadratura del cerchio però non c’è. Il Bologna si scuote e prova ad incassare i tre punti con Di Vaio. Ma sarà il neo entrato Rubin a dare il raddoppio e la certezza matematica di una vittoria alla propria squadra. E’ il 64’ e le speranze dei partenopei si affievoliscono sempre di più. Si tenta con la forza della disperazione di rimettere in piedi una partita ormai guasta, ma non ci sono più i nervi saldi. Lo dimostra Dzemaili, espulso con Morleo per rissa. Quattro sono i minuti di recupero, ma ormai la gara è destinata a terminare. Vittoria del Bologna, con il Napoli che viene spodestato dal terzo posto e che deve abbandonare la possibilità di accedere anche il prossimo anno ai palcoscenici internazionali di maggiore grandezza. Il vestito per le feste ora è nero. Quasi di un lutto dipinto sui volti dei supporters partenopei ai quali non è risparmiata nemmeno la mortificazione di sentire ancora una volta il proprio inno cantato sugli spalti avversari in segno di sfottò. Pazienza Napoli! Sarà per la prossima volta, con la speranza che qualcuno si interroghi sulle responsabilità e colpe di tale sfacelo. Anche perché le colpe ci sono.    Maria Grazia De Chiara

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