ESCLUSIVA PA – Sergio Innocenti: “Il Napoli su Perin? E’ un portiere che ha sempre avuto una grande personalità. Lo conosco da quando aveva 12-13 anni”

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ESCLUSIVA PA – Sergio Innocenti: “Il Napoli su Perin? E’ un portiere che ha sempre avuto una grande personalità. Lo conosco da quando aveva 12-13 anni”

La redazione di Pianetazzurro.it, in esclusiva, ha contatto Sergio Innocenti, storico osservatore di Inter e Udinese – nonché – scopritore di molti calciatori come Perin, Destro e Bonucci.

Sergio, attualmente, ricopre il ruolo di responsabile dello scouting nazionale  del Carpi Academy.

Ecco quanto affermato alla nostra redazione.

Il nome di Perin, da diverso tempo, è stato accostato al Napoli per sostituire Reina. Secondo te, ha le qualità e la giusta personalità per raccogliere un’eredità così importante?

Mattia lo conosco da quando aveva 12-13 anni. L’ho portato in giro almeno 4-5 volte, proposto all’Inter e in altre selezioni. La personalità c’è sempre stata. All’epoca, l’unica cosa che si poteva pensare di lui era il fatto che forse non potesse diventare tanto alto.  Era un po’ piccolino, ma la personalità l’ha sempre avuta. Quando lo proponevo, infatti, mi dicevano che era piccolo ma che aveva una grande personalità. Non a caso, nonostante gli infortuni che ha avuto, si è sempre messo in mostra. E’ uno dei migliori portieri a livello nazionale.  Lo dicono i fatti”.

Sergio, ci puoi dire come hai scoperto Bonucci?

Bonucci mi fu segnalato da un amico. Lui giocava a centrocampo nella Berretti della Viterbese. L’ Inter cercava un portiere per andare a fare un torneo ad Abu Dhabi. Questo portiere ce l’aveva la Viterbese, ed era il cugino di Bonucci. A Baresi dissi di portare con lui anche questo ragazzo (Bonucci ndr), perché mostrava molte  qualità e, inoltre, poteva giocare anche da difensore centrale. Da lì è cominciata la sua carriera”.

Perché, a tuo avviso, molti club trascurano il settore giovanile, che è senza dubbio  il serbatoio per il futuro.

“Il motivo me lo chiedo da anni. Se fossi il presidente di una società di calcio, la prima cosa che farei è il settore giovanile e lo scouting. Molti, evidentemente, si fanno belli a parole, ma nei fatti non è così. Alcune realtà italiane dovrebbero insegnare qualcosa: vedi l’Atalanta, ma anche lo stesso Empoli. A Udine, invece, lavoravamo in un altro modo. Lì si lavorava su una fascia di età leggermente più alta – ossia – su calciatori della primavera che erano già pronti per la prima squadra. A livello italiano c’è tanta quantità e  qualità. In particolare, ritengo la Campania una vera fucina di talenti”.

In base alla tua esperienza, quali sono i criteri per capire se si è di fronte ad un campione oppure ad un flop?

“I giocatori bravi li vedono tutti. Io, personalmente, quando ne vedo uno bravo cerco di seguirlo attraverso altri aspetti: guardo come si muove senza palla e come si propone quando il pallone ce l’hanno gli avversari.   Cerco di valutare tanti aspetti. E’ un insieme di cose. Ognuno ha i suoi metodi”.

Perché, molto spesso, la figura del procuratore, anche se questo termine ormai va poco di moda, oscura un po’ il ruolo dei vari osservatori?

“Sono d’accordo con te. A mio avviso per un presidente è più facile avere amicizie con i procuratori. I motivi sono tanti e non sto ad elencarli, ma si capiscono. I presidenti dovrebbero costruirsi uno scouting proprio, in modo che il lavoro fatto gli possa rimanere.  Molti non ragionano così e purtroppo non possiamo farci nulla”.

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