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	<title>PianetAzzurro.it &#187; LE STELLE DI DOMANI</title>
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	<description>Aggiornamenti costanti sul Calcio Napoli e sullo sport partenopeo</description>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: DAVID ALABA</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gargiulo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Sappiamo quello che stiamo facendo” – ah beh allora cambia tutto, meno male che lo sapete &#8211; “Interverremo al momento opportuno” – quando? Il prossimo campionato? – “compatibilmente con le nostre risorse e le esigenze tecniche” – allora si, il prossimo campionato! &#8211; “Ma guai a spostare l’occhio dal bilancio” &#8211; cos’è? Ti sei intascato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/07/alaba.jpg"class="highslide" ><img class="alignleft size-medium wp-image-6173" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/07/alaba-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><em>“Sappiamo quello che stiamo facendo” – </em>ah beh allora cambia tutto, meno male che lo sapete<em> &#8211; </em><em> “Interverremo al momento opportuno” – </em>quando? Il prossimo campionato?<em> –</em><em> “compatibilmente con le nostre risorse e le esigenze tecniche” – </em>allora si, il prossimo campionato! &#8211; <em> “Ma guai a spostare l’occhio dal bilancio” &#8211; </em> cos’è? Ti sei intascato troppi pochi soldi? &#8211; <em> “l’ambizione primaria dovrà essere quella di tenere i conti in equilibrio” – </em>ed il Napoli a centro classifica! – così parlò Don Aurelio (De Laurentiis) “rassicurando” tutti, perché prima o poi il Napoli i suoi carciofoni &#8211; per far finta di competere su più fronti &#8211; probabilmente li prenderà pure. Ma intanto il raduno è incominciato proprio oggi, e di facce nuove nemmeno l’ombra, semmai si attende il ritorno di qualche maschera carnascialesca per la quale non si è trovata la sistemazione adeguata, piombando ancora una volta sul groppone, stavolta più appesantito degli altri anni, impedendo l’acquisto di qualsivoglia ciofeca. Incomincia oggi dunque la stagione 2010-2011, quella del ritorno del Napoli in Europa, quella dell’assalto al quarto posto…macchè, quella della retromarcia, se le cose vanno avanti di questo passo! De Laurentiis farfuglia come al solito i suoi proclami futuribili, vestendosi da demagogo per assuefare la gente, ma quali sono i suoi argomenti nel corso della prima intervista della nuova stagione??? Il panegirico della tessera del tifoso: no tessera no abbonamento! E allora, dice Dela, “<em>vogliamo fare un autogol al Napoli non abbonandoci?</em>” Giusto! Vogliamo impedire al povero ed indigente De Laurentiis di guadagnare ancora? “<em>I tifosi veri non devono essere ciechi, devono amare il Napoli</em>”, e cosa si fa per amare il Napoli? Accettare ed aspettare che succeda il miracolo e che la dirigenza inizi a muoversi nel modo più confacente a quelle che dovrebbero essere le aspettative di una piazza come ce ne sono poche al mondo. Quando? Stiamo lavorando per voi, diceva una pubblicità qualche lustro fa, ma chissà se De Laurentiis utilizzi questo “voi” guardandosi allo specchio indirizzando a se stesso un decoroso plurales maiestatis! Gli anni passati c’erano i soldi farciti dalla capacità di sperperarli, strapagando cartellini per calciatori il cui ingaggio rientrava nei “parametri” (ma se si fosse pagato di meno il cartellino e di più l’ingaggio? Il rapporto sarebbe rimasto per lo più il medesimo, la qualità delle acquisizioni notevolmente superiore). Quest’anno i soldi non ci sono così come non c’è la capacità di muoversi al risparmio! Se non si prende il purpo pagandolo da campione il Napoli evidentemente non si sa muovere. Ma, tanto per fare un esempio, i parametri zero quanto costano? Zero! È la risposta retorica ad una domanda altrettanto retorica. Ma i calciatori di trentaepassa anni non rientrano nei “parametri” del Napoli! Ballack? Ma no, andrà allo Schalke. Ma caro Dela, lo Schalke vale più del Napoli? Deco? Tornerà in Brasile. Il Napoli può meno di una squadra brasiliana? Joe Cole? Discorso chiuso prima di nascere, lo vogliono le grandi, ed il Napoli, purtroppo, non è tale! Qualche esubero di lusso che puntualmente ogni estate viene svenduto? Magari Diarra o Gago del Real – così come l’anno passato dalle stesse merengues sono stati svenduti Sneijder e Robben &#8211; ? Ma anche qui l’unica ed inequivocabile risposta è “NO”! Come la mettiamo con gli ingaggi ed i diritti d’immagine? Meglio Paghera, giovane, senza pretese, e che il club azzurro Pagher-ebbe poco poco. Oggi parte il precampionato, ed i volti “nuovi”, per il ritiro sono Santacroce, Dossena, Blasi e Vitale, questi, a detta di De Laurentiis, considerabili nuovi acquisti per la prossima stagione. Bell’affare caro Dela, tu pensa a straparlare, dal canto nostro non possiamo far altro che sbellicarci amaramente. Oh talento, talento, perché sei tu talento? Immota estasi di palati fini che percorre il manto sbeffeggiando il cordoglio di chi il talento invece non sa riconoscerlo, o magari non ha abbastanza coraggio per prenderlo. È austriaco uno dei più giovani e grandi talenti del calcio di oggi, non un ufo come Jimmy Hoffer, ma un cavallo di razza pronto ad esibirsi su grandi palcoscenici.<em> </em>David Olatukunbo Alaba  nasce a Vienna il 24 giugno del 1992 da madre filippina e padre nigeriano. Cresce nelle giovanili dell’SV Aspern e poi dell’Austria Vienna tra le cui fila resta ben poco perché viene immediatamente adocchiato dal club sovrano di Germania, il Bayern Monaco. Stella potenziale di tre nazionali decide di sposare i colori austriaci, ma la sua permanenza nelle under nazionali dura ben poco trovando l’esordio in nazionale maggiore all’età di soli 17 anni nell’ottobre del 2009 in occasione di un match contro la Francia, diventando così il calciatore più giovane ad aver vestito la maglia austriaca. Ha disputato la prima parte del campionato scorso nel Bayern Monaco II, venendo però aggregato alla prima squadra già  da gennaio di quest’anno. Il suo esordio il 10 febbraio durante una partita di coppa, diventando il giocatore più giovane ad aver esordito in prima squadra con i suoi 17 anni  7 mesi ed 8 giorni, ed al primo pallone toccato, quasi a simboleggiare la sua predestinazione, assist per Ribery che va in rete.  Dopo poco più di un mese esordio internazionale in Champions contro la Fiorentina a coronare un’esplosione repentina che in pochi mesi l’ha portato alla ribalta del calcio europeo. Duttile ed intelligente Alaba è un interno di centrocampo non disdegnando però anche il ruolo di esterno sinistro sia basso che alto. Mancino raffinato ha un buon dribbling ed un’ottima capacità di spinta, agile e versatile col suo metro e settantacinque per settanta chilogrammi. Da sole due settimana ha raggiunto la maggioretà, ma dal punto di vista calcistico il suo grande talento lo rende già una pedina di assoluta affidabilità. Il suo volo è già incominciato con la maglia del più grande club tedesco, peccato che poco più di un anno fa la sua classe poteva essere facilmente acquistata da un campionato senza pretese come quello austriaco. Ma la domanda nasce spontanea: il Napoli quando troverà la sua al(a)ba?</p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: PABLO BARRERA</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:23:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/07/pablo-barrera-con-la-seleccion.jpg"class="highslide" ><img class="alignleft size-medium wp-image-4594" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/07/pablo-barrera-con-la-seleccion-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Era maggio, il campionato appena concluso, il patron azzurro, De Laurentiis, aveva menato la botta clamorosa “<em>Pazzini o un attaccante più forte, da doppia cifra, possibilmente col 2 davanti</em>”. Era maggio, e gli errori degli anni passati imponevano in ogni caso cautela, per ponderare in modo efficace le scelte per rinforzare nel modo migliore un Napoli che aveva appena raggiunto il traguardo dei preliminari d’Europa League. Era maggio, ed era inutile gettarsi a capofitto sul mercato prendendo il primo nome a cifre esorbitanti passando ancora per i fessi della situazione, che strapagano il giocatorino di turno che per una sola stagione buona vede il prezzo del proprio cartellino lievitare a tutto vantaggio dei club di appartenenza che vendono fumo a chi si lascia fregare.  Maggio è passato ormai da un pezzo, i proclami della vigilia sono stati sostituiti da budget ridotti e necessità di sfoltire, sminuendo le possibilità concrete di crescita dell’organico. Maggio è passato vedendo capitombolare le aspettative di fine campionato in un ridimensionamento al ribasso che pone seri punti interrogativi sulla volontà di incremento da parte del patron azzurro, che per il primo anno, da quando è a Napoli, vede il proprio bilancio in rosso, timoroso probabilmente di dover aprire il proprio portafogli e non affidarsi esclusivamente a quello societario. Maggio è passato, così come giugno, volato nel chiacchiericcio stonato di uno stordimento quotidiano che aggiungeva nomi a nomi per un album di ipotesi del quale restano solo le figurine da attaccare sulle pagine dei desideri (o magari dei sospiri di sollievo dato che di nomi realmente importanti non se ne sono fatti, o quantomeno molto pochi). Primo luglio è la data dell’apertura ufficiale del mercato in vista della stagione 2010-2011: l’ora zero è giunta, a tutti gli effetti si aprono le danze, ma Bigon Jr sembra aver dimenticato tutù e scarpette, ed arranca i passi in modo imbarazzante cercando di accasare qualche  “casatiello” per poi pensare ad acquistare i tre moschettieri per il prossimo campionato, difensore, centrocampista ed attaccante, sebbene la qualità degli innesti sia ancora tutta da vedere. Il ritiro si avvicina, e se non si da un deciso colpo di pedale alle  trattative – si ma quali? – il Napoli rischia di presentarsi all’appello di Castelvolturno, tappa obbligata prima della partenza per il trentino, senza alcun viso nuovo e con l’imbarazzo di chi, arrivato in alto – e neanche troppo – si ferma per paura di una vertigine eccessiva. Ma intanto, lasciando – apparentemente – da parte le perplessità per questo inizio di calciomercato azzurro, ci si dedica anche questa settimana al talento, che non va lento, perché veder giocare un portento è sempre un gran divertimento.  Pablo Edson Barrera Acosta, il nome è lungo, come tutti quelli sudamericani (e dintorni), ma può benissimo essere abbreviato semplicemente in Pablo Barrera, è la talentuosa ala del Messico. Barrera nasce nell’innominabile Tlalnepantla il 21 giugno di 23 anni fa ed a soli undici anni si aggrega al settore giovanile degli Unam Pumas, club messicano nel quale milita attualmente. Una vita – si fa per dire &#8211; nelle giovanili del club fino all’esordio in Primera Division avvenuto il 19 novembre 2005 all’età di 18 anni, mentre la prima rete in campionato è giunta un paio d’anni più tardi, nel 3-0 inflitto al Morelia durante l’Apertura 2007. Pedina inamovibile della nazionale under 20, ha disputato i mondiali di categoria nel 2007, nei quali ha siglato anche due reti, con Portogallo e Congo, prima di uscire con la propria nazionale nei quarti della competizione ad opera dall’Argentina. Il 2007 è l’anno della sua esplosione, raggiungendo per la prima volta anche la maglia della nazionale maggiore, con la quale ha debuttato il 17 ottobre in occasione della clamorosa e storica vittoria del Guatemala per 3-2.  Nell’ultimo anno solare, tra Apertura 2009 e Clausura 2010, Barrera ha raggiunto una buona maturità, diventando asso fondamentale della sua squadra di club, con la quale ha mantenuto, nei due tornei, anche una media realizzativa di tutto rispetto, prossima allo 0,50 reti per partita – niente male per un’ala! –. L’impegno mondiale ne ha messo in vetrina le doti, passo breve, dinamismo, ottimo dribbling, corsa, velocità, intuito, rapidità: un’ala fantastica dicono in tanti, e per di più dal  prezzo contenuto:  &#8221;<em>I Pumas valutano Barrera 5,5 milioni di euro</em>” ha rivelato il suo agente, cifra probabilmente anche trattabile visto  che il talento di fascia ha il contratto in scadenza nel 2011. Tutto destro, ma non disdegna di giocare anche sul lato opposto,  Barrera è già pronto al salto nel calcio che conta, la Lazio è pronta a chiudere la sua acquisizione, anche se il Catania, sempre esperto di talenti sudamericani, dopo l’affare Maxi Lopez, sembrerebbe pronto a fare un altro scherzetto a Lotito. Il talento di Barrera non si discute, il Sudafrica è stato per lui una prima consacrazione, ma il suo piede vellutato ed i suoi guizzi da funambolo faranno ancora parlare di lui, e probabilmente, già da questa stagione, proprio nel campionato nostrano.</p>
<p>di Emanuele Gargiulo</p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: SERGIO CANALES</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 16:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gargiulo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/canales.jpg"class="highslide" ><img class="alignleft size-medium wp-image-2975" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/canales-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a></p>
<p><em>Masaniello profeta azzurro in nazionale, sigla la rete più bella dell’intero mondiale. Purtroppo non è bastata la prodezza del fuoriclasse azzurro, vittima di un 3&#215;1 da supermarket (3 reti siglate, una non convalidata, con pallone che aveva varcato la linea, una annullata per fuorigioco quantomeno dubbio, prima della delizia che i suoi piedi sublimi hanno partorito), a salvare un’Italia vittima di un padre dispotico che ha preso i colori nazionali come giocattolo personale, rotto e calpestato con scelte ripetutamente inconcepibili. Fabio Cannavaro voleva tornare a Napoli? Meglio che vada a Dubai, perché il capitano della disfatta ha dimostrato in questo mondiale, dopo il disastro in bianconero, di non avere più il fisico per giocare a certi livelli. Quagliarella cercato dal Rubin? Logico, considerate le qualità di campione che possiede la punta partenopea, ma se c’era anche solo qualche dubbio a riguardo, la risposta che dovrebbe fornire il Napoli alle lusinghe russe dovrebbe essere solo una “no grazie!”. No grazie, sperando che Mazzarri abbia visto Masaniello all’opera nel suo ruolo. Il “suo” ruolo, non quello sacrificato di prima punta senza supporto, e che inizi prima di subito a studiare il modo per far convivere i tre fenomeni più la necessaria punta centrale. È da qui che deve partire il salto di qualità di una compagine azzurra che adesso deve lanciarsi sul mercato consapevole – ancor di più se è possibile – del patrimonio che possiede già in rosa, senza rivolgersi a mediocrità a buon mercato per un budget che è inconcepibilmente esiguo (e siamo arrivati in Europa!). E con l’amaro che naviga la bocca per l’eliminazione di una nazionale che sin dal primo turno non potrà più difendere il titolo conquistato quattro anni fa nelle magiche notti teutoniche, si torna a parlare di talenti, quegli astri nascenti che in breve diventeranno stelle del palcoscenico mondiale, perché la qualità è una predestinazione innata che si mostra sin dalla tenerissima età. Sergio Canales ha da poco compiuto 19 anni, nato a Santander è prodotto del vivaio del Racing nella cui cantera è entrato all’età di 10 anni. Giocherà ancora una stagione nella squadra della sua città, ma il suo futuro parla già madrileno, le merengues l’hanno già acquistato tenendolo a parcheggio ancora per un anno prima di acquisirlo anche fisicamente e lanciarlo tra i campioni che fanno la storia. Canales era in scadenza di contratto, da gennaio qualunque squadra avrebbe potuto provare l’assalto per prenderlo a zero, ma il Real è stato previdente, e pur di non correre rischi ha versato nelle casse del Santander una cifra vicina ai 5 milioni battendo sul tempo la concorrenza soprattutto dei top club inglesi, sempre all’erta quando si tratta di strappare giovani fenomeni da qualunque parte del globo. Un po’ centrocampista un po’ trequartista, Canales dopo gli esordi nella stagione 2008-09 (sia in coppa, Uefa sia in campionato) ha conquistato nella stagione appena conclusa un posto da inamovibile nell’undici del club spagnolo. Il debutto in nazionale maggiore non è ancora avvenuto, perché in quella zona di campo la Spagna è stracolma di qualità, ma con le giovanili del proprio paese ha trionfato nell’europeo under 17 giocato in Turchia nel 2008, ed anche nella XXXV Copa dell’Atlantico, in cui ha vinto il premio di miglior calciatore della manifestazione. Un metro e settantasei per sessantacinque chili ha una corporatura gracile ma agile, è mancino ma non disdegna il destro, dribbla ottimamente, formidabile nello stretto, grande visione di gioco, divora gli spazi tra le linee con impressionante attenzione andando anche con buona frequenza alla conclusione, come dimostra la sua media realizzativa, che nella scorsa stagione è stata di sei reti in ventidue presenze, alcune delle quali hanno mostrato anche una freddezza che non è solita per i trequartisti. Sergio Canales ha già pronto il biglietto verso la gloria, se l’è guadagnato sul campo e con giocate sopraffine. Ma di calciatori di talento ce ne sono di sicuro tanti, e non aspettano altro che una chiamata importante, occorre solo osservazione, programmazione e fiducia, tanta fiducia nei giovani.</em></p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: IKER MUNIAIN</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 17:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gargiulo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La macchina del mercato azzurro continua a risultare ingolfata, e se a fatica, tossendo, il motore sembra accendersi, tra i rombi ovattati delle tante ipotesi che balzano fuori in questo periodo, tuttavia la prima non si ingrana, semmai è a serio rischio l’ipotesi retromarcia, perché le offerte eclatanti non sono quelle compiute per rinforzare l’organico, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/Iker-Muniain.jpg"class="highslide" ><img class="alignleft size-full wp-image-1440" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/Iker-Muniain.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a><em>La macchina del mercato azzurro continua a risultare ingolfata, e se a fatica, tossendo, il motore sembra accendersi, tra i rombi ovattati delle tante ipotesi che balzano fuori in questo periodo, tuttavia la prima non si ingrana, semmai è a serio rischio l’ipotesi retromarcia, perché le offerte eclatanti non sono quelle compiute per rinforzare l’organico, ma quelle ricevute su calciatori rappresentativi. In primis l’interesse che viene dall’est per Masaniello: la cifra esorbitante che il Rubin sembrerebbe essere disposto a mettere sul piatto della bilancia potrebbe far vacillare e non poco un “Napolino” che in mano al suo commerciante, Bigon jr, ha messo solo qualche spicciolo per provvedere alla campagna che – in teoria – dovrebbe sostenere la compagine azzurra in vista di una stagione nella quale riconfermarsi in campionato – magari cercando un ulteriore passo in avanti – e competere anche in campo europeo. Ma se il Napoli, improvvisamente e incomprensibilmente squattrinato – sebbene sia tra i pochi club col bilancio sempre fortemente in attivo – ha voglia di portare a termine acquisti di un certo calibro in vista di un campionato che si preannuncia tosto, spaventosamente tosto, dovrà forse prendere davvero in considerazione il sacrificio di alcuni suoi pezzi pregiati? Quagliarella è stato un ricco equivoco tattico creato nello scorso mercato estivo, è evidente che con Lavezzi ed Hamsik non riesce a garantire un sufficiente peso offensivo al reparto avanzato, e magari una sua eventuale cessione, con tanto di surplus in entrata, potrebbe accomodare l’errore dell’anno passato, prendendo così una vera prima punta, “vera” non solo come ruolo, ma anche come qualità, senza guardare a riciclaggi di basso costo come Fred (Flinstoness). Anche Arnold Gargano sembra avere un buon mercato, e, a quanto pare, non è più incedibile: sostituire un maratoneta tutta grinta e niente piedi con un vero calciatore, modificando per intero la coppia che opera nella zona nevralgica (evidentemente la più deficitaria come qualità) potrebbe essere un’altra mossa molto saggia, considerando che il Napoli, se vuole diventare davvero grande, deve imparare ad essere squadra che il gioco lo crea e non lo distrugge solamente. Ma restando alla finestra, in attesa che la scialuppa azzurra issi l’ancora dei desideri, ci ritroviamo ancora qui, a chiacchierare di questo o di quel talento destinato a diventare campione nel breve volgere di qualche stagione (atmosferica). Tra le folli corse dei tori di Pamplona il 19 dicembre del 1992 nacque un fenomeno che ha già lasciato la sua impronta in filigrana nella storia del calcio del proprio paese, si chiama Iker Muniain Goni. 27 sulla maglia, Muniain è uno dei nuovissimi prodotti della sempre florida cantera spagnola, trequartista dal baricentro basso, è già pedina fondamentale nel suo club, l’Atlhetic di Bilbao. Evidentemente un predestinato del calcio, nel giro di pochi mesi, durante la stagione passata, ha infranto uno dopo l’altro diversi record: debutto in prima squadra il 30 luglio 2009 durante una partita di qualificazione alla Europa League contro il BSC Young Boys, calciatore più giovane di sempre ad aver indossato la maglia dell’Atlhetic in gare ufficiali a soli 16 anni, 7 mesi ed 11 giorni; la settimana successiva va in rete dando la qualificazione alla sua squadra durante la gara di ritorno in terra svizzera, calciatore più giovane ad andare in gol con i suoi 16 anni 7 mesi e 18 giorni. Debutto in campionato il 30 agosto durante la gara con l’Espanyol, calciatore più giovane ad aver indossato la maglia del club basco in una partita della Liga, e circa un mese più tardi, il 4 ottobre, diventa il marcatore più giovane di tutti i tempi del campionato spagnolo, siglando il gol del 2-2 in Valladolid-Atlhetic Bilbao all’età di 16 anni e 289 giorni. I paragoni importanti si sprecano, ed un giornale tedesco, dopo l’incontro europeo tra Bilbao e Werder soprannomina Muniain il “Messi basco”. Ardita fantasia, o ipotesi concreta? A guardar  giocare il funambolico asso della compagine spagnola c’è da credere che in breve possa davvero attirare su di se le luci della ribalta mondiale. Ha rapidità, esplosività, dribbling, fantasia, ottimo senso anche della rete, gioca trequartista, talvolta per le sue caratteristiche funamboliche anche come esterno, ma i compagni di squadra vedono in lui un vero e proprio goleador in futuro, per la sua magistrale capacità di trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto. Imprendibile nello stretto, esplosivo sullo scatto, Muniain è il prototipo del fantasista moderno, molto più presente in zona gol, molto più prepotente dal punto di vista atletico, nonostante sia un brevilineo di poco meno di un metro e settanta, molto più…senza aggiungervi altri aggettivi, perché quando il talento scende il campo c’è solo da spellarsi le mani e star poco a filosofeggiare. Tra sei mesi raggiungerà la maggiore età, è uno scricciolo anagraficamente parlando, ma sul campo mostra una personalità da vero campione. È probabilmente il vero talento del domani, un domani anche molto prossimo nel quale lasciare la sua terra basca per indossare la maglia della gloria.</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Emanuele Gargiulo</strong></p>
<p><em> </em><br />
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: MOUSSA SISSOKO MAMADOU SAKHO</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LE STELLE DI DOMANI]]></category>
		<category><![CDATA[Mamadou Sakho]]></category>

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		<description><![CDATA[Eppur si muove. Il campionato ormai è terminato da circa un mese, la rassegna iridata con i suoi trastulli è alle porte, ma il mercato procede in sordina, paralizzato dalla crisi, dall’oculatezza, e dalla ponderazione delle scelte. Ma gli ingranaggi della macchina da soldi estiva, a mano a mano vanno sciogliendosi. I primi colpi sono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sakho.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ><img src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sakho-200x300.jpg" alt="" title="6717367" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-579" /></a>Eppur si muove. Il campionato ormai è terminato da circa un mese, la rassegna iridata con i suoi trastulli è alle porte<span id="more-578"></span>, ma il mercato procede in sordina, paralizzato dalla crisi, dall’oculatezza, e dalla ponderazione delle scelte. Ma gli ingranaggi  della macchina da soldi estiva, a mano a mano vanno sciogliendosi. I primi colpi sono arrivati, altri sembrano in dirittura, e per di più proprio da parte di quelle compagini fuori dall’Europa nella stagione appena conclusa, e col dente avvelenato in proiezione futura: insomma le squadre da cui il Napoli dovrà ben guardarsi per non procedere a ritroso nel campionato venturo. Ma intanto il club azzurro cosa fa? Valuta, valuta, valuta…sembra immobile nella paralisi di un organico over size tutto da sfoltire con una svendita<strong> all’ingrosso</strong>, eppur si muove…non si capisce bene in quale direzione, perché la spinta centrifuga spara voci a destra e a manca, ma chissà se tra quelle dichiarate ci sono realmente gli obiettivi azzurri, o semmai eclissati nel rumore assordante di una casbah calcistica, si lavora tra onde sottomarine per estrarre a sorpresa il classico coniglio dal cilindro? Non resta che attendere e vedere, perché finchè gli acquisti non sono compiuti sussiste sempre la speranza che a vestire il decoro azzurro possa essere un campione e non un bidone. Nell’ile de France, a portare le insegne della compagine capitale, il Psg, c’è un giovanotto classe ’90 dal presente impressionante, e dal futuro da campione assoluto, si chiama Mamadou Sakho. Nato a Parigi il 13 febbraio di venti anni fa, il colored transalpino fa parte della lunga lista di giovani fenomeni che la Francia ha partorito negli ultimi anni, da Gourcouff a Benzema, a Nasri. Statuario nel suo fisico, blocco marmoreo accarezzato dall&#8217;irruenza della natura, un metro e ottantasette di altezza per ottantatrè chili di pura, impressionante potenza. Scoperto dal Paris quando aveva appena undici anni – e giocava da punta – viene messo sotto contratto dalle giovanili del club parigino nelle quali esplode arretrando parecchio il suo raggio d’azione, piazzato come terzino sinistro, ruolo nel quale avrebbe potuto sfruttare a dovere la sua incredibile progressione, la sua forza prorompente ed una velocità impressionante considerata anche la stazza. A diciassette anni ed un giorno il tecnico del Psg, Poul Le Guen, decide di lanciare Sakho titolare nella partita d’andata dei sedicesimi di finale di coppa Uefa contro l’Aek, cucendogli sulla pelle un altro ruolo ancora, quello di centrale difensivo. La fiducia del mister, la sua incredibile personalità, le sue doti fisiche trabordanti, salutano all’unisono la sua vertiginosa ascesa: affezionato al suo numero 3 sulla casacca, debutta nel nuovo ruolo da centrale in coppa di Lega e in campionato, ed alla seconda presenza nella ligue 1, a soli 17 anni 8 mesi e 15 giorni, calca il terreno di gioco con la fascia di capitano del suo Psg, diventando così il calciatore più giovane nella storia della competizione a farlo. I successi personali nella sua squadra di club lo portano con prepotenza anche nelle giovanili della nazionale francese: semifinale europea nel 2007 con l’under 17, mondiali di categoria persi con la Spagna ai rigori, debutto nell’under 21 il 19 agosto del 2008, all’età di 18 anni, ed in breve ruolo da pedina inamovibile dello scacchiere. Definito dai più il vero erede di Lilian Thuram, per fisico, corsa, personalità, esplosività ed anche buone doti tecniche, Sakho questa estate potrebbe cambiare casacca. L’attenzione su di lui, inevitabilmente, è altissima, e potrebbe essere arrivato il momento, per la roccia della retroguardia parigina, di salutare la sua adorata città, e volare verso le stelle della gloria. Chapeau per Sakho, baluardo insuperabile della difesa.  </p>
<p>di <strong>Emanuele Gargiulo</strong></p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: MOUSSA SISSOKO</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LE STELLE DI DOMANI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il campionato è ormai concluso da circa un paio di settimane ma il mercato azzurro stenta a decollare. E come dargli torto se sul piede del ritorno vi è una zavorra non indifferente di ombre cinesi delle quali disfarsi per alleggerire gli ingaggi e sfoltire una rosa altrimenti mastodontica (e mastodonticamente farcita di tanti, troppi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il campionato è ormai concluso da circa un paio di settimane<span id="more-224"></span> ma il mercato azzurro stenta a decollare. E come dargli torto se sul piede del ritorno vi è una zavorra non indifferente di ombre cinesi delle quali disfarsi per alleggerire gli ingaggi e sfoltire una rosa altrimenti mastodontica (e mastodonticamente farcita di tanti, troppi elementi da serie inferiori), e soprattutto se, nonostante l’attesa ed il desiderio – adesso che il Napoli ha centrato l’Europa – di quel salto di qualità sempre sognato, il patron sembra aver messo a disposizione di Bigon (che non è Gesù e non può provvedere alla moltiplicazione dei beni) un budget limitatissimo di circa 10 milioni di euro. E allora il clown sul limitar del circo richiama l’attenzione  “venghino signori, venghino, ad attendere ci sono i Matri, i Meggiorini, i Nene, i Guarente, i Mantovani, i Dove ed i Camay”!!! Giocolieri maldestri, saltimbanchi, trapezisti e soprattutto pagliacci tra le ipotesi, che dovrebbero chiamarsi rinforzi, per una compagine che ha visto nella sua storia Diego, che è tornata in Europa, e che dovrebbe e vorrebbe – e potrebbe con un po’ di logica e qualche sforzo – lottare per i massimi traguardi. Le ultimissime lanciano, tuttavia, il nome: Luca Toni! Wow che emozione! 33 anni (a breve magari verrà anche crocifisso?) mezzo scassato, rimandato al mittente dalla Roma vice campione d’Italia (perché non se l’è tenuto se è ancora questo grande fenomeno?) con un ingaggio di circa 7 milioni di euro e 4 milioni di introiti sull’immagine. Sogno o son desto? Il Napoli per caso è pronto a sbugiardare quello che ha fatto in tutti questi anni, e per di più per un pezzo da museo? O magari Toni è solo un nome per zittire la piazza, mentre il giocatore, pur di gustare ancora un po’ un grande palcoscenico, è pronto ed alzare bandiera bianca con Paperone Dela, offrendo una resa incondizionata alle sue pretese (sempre troppo incentrate sull’interesse personale)? La Roma scarica Toni e prende a ZERO l’imperatore Adriano (27 anni, con le qualità, nel caso in cui avesse messo la testa a posto, per essere una delle punte più forti del globo, e che in Brasile ha mantenuto una media di circa un gol a partita), non poteva pensarci il Napoli? La Roma, maestra nel compiere grandi campagne spendendo poco (perché si direziona sui grandi giocatori allo svincolo o dopo annate negative, pagando un po’ di più di stipendio e molto meno di cartellino) sta pensando a Mutu, se ci pensa la Roma, vicecampione d’Italia (non la prima fessa), non potrebbe pensarci il Napoli? L’Atletico Madrid (campione di Europa League, non il primo fesso)  l’altro giorno ha chiuso con Fran Merdia, 20 anni, fenomeno iberico del centrocampo in scadenza con l’Arsenal: a costo zero un talento pazzesco di 20 anni! Non poteva pensarci il Napoli (il contratto si poteva offrire da 4  mesi!)?  E Ballack, in scadenza col Chelsea e dal futuro ancora incerto? E  Deco, anche lui in scadenza? E Van Nistelrooy, idem? E Robinho, che è andato al Santos, dimezzandosi lo stipendio pur di giocare ed andare ai mondiali (e ci è riuscito) ed ora al City non ci vuole tornare? E…si vabbè, basta così, di nomi ce ne sarebbero a iosa, ma non potrebbe pensarci il Napoli? Ma no, perché altrimenti smetterebbe di utilizzare il cilicio e di provvedere ad espiatorie autofustigazioni…o magari smetterebbe di essere un’azienda a tutto guadagno del titolare.<br />
Il talento non va lento, per gli avversari lo sgomento della giocata del portento che risolve in un momento. Il talento non va lento e c’è un giovanottone nelle terre di Francia che farebbe proprio al caso degli azzurri, o meglio farebbe al caso di qualsiasi top club, ma nel caso del Napoli, che con Mazzarri gioca con i due mediani, sarebbe l’ideale li in mezzo al campo perché incarna a perfezione le due fasi. 21 anni ad agosto, corazziere di quasi un metro e novanta d’altezza per oltre ottanta chili di peso, centrocampista del Tolosa, è Moussa Sissoko. Di origine maliana ma francese a tutti gli effetti, Sissoko è un concentrato straripante di energia e potenza. Sulla mediana macina chilometri proponendosi come diga insuperabile, ma non disdegna le avanzate con la sua grande falcata e l’impressionante progressione. Tecnica di base buona ma di sicuro ancora da affinare, fa della sua atleticità il marchio di fabbrica, con la quale divora campo ed avversari. Una formidabile sassata dalla distanza, sia da fermo che in corsa, unita ad una buona propensione agli inserimenti lo rendono imprevedibile anche in fase realizzativa. Identificato in Vieira sia come movenze che come stazza (e destinato a percorrere le impronte del suo illustre connazionale), Moussa Sissoko è il capitano dei galletti under 21, ma ha già compiuto il suo esordio anche in nazionale maggiore convocato da Domenech per il match di qualificazione ai mondiali contro le isole Far Oer. L’attenzione di tutti i più importanti club europei è ormai decisamente rivolta alla sua acquisizione, ed anche l’Inter della tripleta sembra averlo messo come rinforzo numero due per il centrocampo, nel caso in cui non arrivasse a Gerrard. Una Moussa al cioccolato che rende delizioso tutto il reparto centrale, una realtà destinata questa estate a volare via dalla cittadina della Francia meridionale, per trovare la sua consacrazione e l’inizio di un cammino verso la gloria più assoluta. Moussa Sissoko, un sovrano del centrocampo.</p>
<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sissoko.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ></a><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sissoko1.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-227" title="Auxerre/Toulouse - L1 - 16.02.2008" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sissoko1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di <strong>Emanuele Gargiulo</strong></p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: ANTONIO JOAQUIN BOGHSSIAN</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 12:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PianetAzzurro.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[LE STELLE DI DOMANI]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Joaquin Boghossian]]></category>
		<category><![CDATA[Boghossian]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/boghossian.jpg"class="highslide" ><img class="alignleft size-medium wp-image-179" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/boghossian-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il calciomercato procede a singhiozzi<span id="more-178"></span>, . Non ne vuol proprio sapere di carburaree probabilmente è anche comprensibile, poiché aspettare la rassegna iridata può tramutarsi in una conditio sine qua non per individuare gli obiettivi sui quali puntare in vista della prossima stagione. Dunque, sebbene tanti nomi, tra quelli che vengono accostati al Napoli, non siano assolutamente soddisfacenti per quelle che sono – o almeno dovrebbero essere – le ambizioni azzurre, è perdonabile questo inizio in stand by. L’attesa spesso paga, i movimenti più proficui e vantaggiosi, per il rapporto qualità prezzo del calciatore, sono sempre stati effettuati al momento opportuno, magari dopo che i top club hanno centrato i propri colpi altisonanti, svendendo chi, inevitabilmente, finisce con l’essere messo in secondo piano. Ed ecco che l’anno passato a Madrid arrivarono Kaka e Cristiano Ronaldo, con le susseguenti cessioni in saldi di Sneijder e Robben, che a conti fatti hanno portato Inter e Bayern a disputare la finale di Champions League. Magari, dunque, quella del Napoli fosse una tattica attendistica, votata alla ricerca dell’affare. Purtroppo è molto più probabile che il povero Bigon jr sia alle prese con i grattacapi di un budget eccessivamente limitato, e che debba compiere i salti mortali per cercare di prendere qualcosa di almeno decente in vista di una stagione che si prospetta più che mai complicata. Si, perché se il Genoa senza coppe prende Toni, se la Fiorentina senza coppe prende D’Agostino, se la Juve ha bei soldoni da investire, allora anche solo confermare il sesto posto conquistato quest’anno diventa davvero un obiettivo arduo, tanto più se i rinforzi non dovessero essere confacenti alle aspettative che il Napoli, obbligatoriamente, dovrebbe proporre. Ma allora quando il soldo manca, diviene forza di cose spremere le meningi, cercando nei trucchi di un gioco di prestigio la soluzione low cost che possa poi esplodere come rivelazione. Altezza da cestista, figura da airone, Antonio Joaquin Boghossian è il carrarmato dell’attacco del Newell’s Old Boys. Nato nella capitale uruguagua il 19 giugno di 23 anni fa, Boghossian sono ormai un paio di stagioni che si sta proponendo all’attenzione delle compagini europee a suon di gol. L’esordio è avvenuto nella sua terra natale con l’Atletico Cerro a soli 18 anni, e dopo 3 stagioni vissute essenzialmente a guardare i suoi compagni giocare, arriva l’esplosione, nel clausura 2008, con 9 realizzazioni in altrettanti incontri. L’apertura 2009 incomincia ancora meglio con 7 reti in 5 incontri, ed il suo score impressionante di oltre una rete a partita lo conduce nella vicina Argentina tra le file della sua attuale compagine, per l’appunto il Newell’s Old Boys, dove alla prima presenza da titolare, dopo una partenza ad handicap per infortunio, è andato immediatamente in gol contro il Lanus. Il suo metro e novantacinque di altezza lo porta ad essere imperioso, implacabile, imprendibile nel gioco aereo, la sua grossa mole lo rende una boa fondamentale nel centro dell’attacco, per mantenere palla e far salire i compagni. Una discreta tecnica nonostante le lunghe leve ed un fiuto da predestinato per la rete, sia come freddezza che come posizionamento, lo rendono un rapace d’aria di rigore sempre pronto a trasformare in oro le occasioni. Può – e deve – di sicuro ancora migliorare soprattutto dal punto di vista della rapidità, congenitamente limitata dalla sua grande stazza, ma il suo rapporto simbiotico con la rete avversaria lo rende di certo un bomber da tenere d’occhio in vista del mercato appena cominciato, perché potrebbe essere la volta del suo viaggio verso l’Europa. Esulta sempre simulando un colpo di fucile, e la sua arma è sempre caricata a pallettoni, perché la porta è la sua vittima preferita.</p>
<p>di <strong>Emanuele Gargiulo</strong></p>
<p><a href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.pianetazzurro.it%2F2010%2F06%2F05%2Fle-stelle-di-domani-antonio-joaquin-boghssian%2F&amp;title=LE%20STELLE%20DI%20DOMANI%3A%20ANTONIO%20JOAQUIN%20BOGHSSIAN" class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save"  id="wpa2a_14" target="_blank" rel="external nofollow"><img src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: MOUSSA SISSOKO</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 13:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LE STELLE DI DOMANI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il campionato è ormai concluso da circa un paio di settimane ma il mercato azzurro stenta a decollare. E come dargli torto se sul piede del ritorno vi è una zavorra non indifferente di ombre cinesi delle quali disfarsi per alleggerire gli ingaggi e sfoltire una rosa altrimenti mastodontica (e mastodonticamente farcita di tanti, troppi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sissoko3.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-231" title="Auxerre/Toulouse - L1 - 16.02.2008" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/sissoko3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il campionato è ormai concluso da circa un paio di settimane ma il mercato azzurro stenta a decollare. E come dargli torto se sul piede del ritorno vi è una zavorra non indifferente di ombre cinesi delle quali disfarsi per alleggerire gli ingaggi e sfoltire una rosa altrimenti mastodontica (e mastodonticamente farcita di tanti, troppi elementi da serie inferiori), e soprattutto se, nonostante l’attesa ed il desiderio – adesso che il Napoli ha centrato l’Europa – di quel salto di qualità sempre sognato, il patron sembra aver messo a disposizione di Bigon (che non è Gesù e non può provvedere alla moltiplicazione dei beni) un budget limitatissimo di circa 10 milioni di euro. E allora il clown sul limitar del circo richiama l’attenzione “venghino signori, venghino, ad attendere ci sono i Matri, i Meggiorini, i Nene, i Guarente, i Mantovani, i Dove ed i Camay”!!! Giocolieri maldestri, saltimbanchi, trapezisti e soprattutto pagliacci tra le ipotesi, che dovrebbero chiamarsi rinforzi, per una compagine che ha visto nella sua storia Diego, che è tornata in Europa, e che dovrebbe e vorrebbe – e potrebbe con un po’ di logica e qualche sforzo – lottare per i massimi traguardi. Le ultimissime lanciano, tuttavia, il nome: Luca Toni! Wow che emozione! 33 anni (a breve magari verrà anche crocifisso?) mezzo scassato, rimandato al mittente dalla Roma vice campione d’Italia (perché non se l’è tenuto se è ancora questo grande fenomeno?) con un ingaggio di circa 7 milioni di euro e 4 milioni di introiti sull’immagine. Sogno o son desto? Il Napoli per caso è pronto a sbugiardare quello che ha fatto in tutti questi anni, e per di più per un pezzo da museo? O magari Toni è solo un nome per zittire la piazza, mentre il giocatore, pur di gustare ancora un po’ un grande palcoscenico, è pronto ed alzare bandiera bianca con Paperone Dela, offrendo una resa incondizionata alle sue pretese (sempre troppo incentrate sull’interesse personale)? La Roma scarica Toni e prende a ZERO l’imperatore Adriano (27 anni, con le qualità, nel caso in cui avesse messo la testa a posto, per essere una delle punte più forti del globo, e che in Brasile ha mantenuto una media di circa un gol a partita), non poteva pensarci il Napoli? La Roma, maestra nel compiere grandi campagne spendendo poco (perché si direziona sui grandi giocatori allo svincolo o dopo annate negative, pagando un po’ di più di stipendio e molto meno di cartellino) sta pensando a Mutu, se ci pensa la Roma, vicecampione d’Italia (non la prima fessa), non potrebbe pensarci il Napoli? L’Atletico Madrid (campione di Europa League, non il primo fesso) l’altro giorno ha chiuso con Fran Merdia, 20 anni, fenomeno iberico del centrocampo in scadenza con l’Arsenal: a costo zero un talento pazzesco di 20 anni! Non poteva pensarci il Napoli (il contratto si poteva offrire da 4 mesi!)? E Ballack, in scadenza col Chelsea e dal futuro ancora incerto? E Deco, anche lui in scadenza? E Van Nistelrooy, idem? E Robinho, che è andato al Santos, dimezzandosi lo stipendio pur di giocare ed andare ai mondiali (e ci è riuscito) ed ora al City non ci vuole tornare? E…si vabbè, basta così, di nomi ce ne sarebbero a iosa, ma non potrebbe pensarci il Napoli? Ma no, perché altrimenti smetterebbe di utilizzare il cilicio e di provvedere ad espiatorie autofustigazioni…o magari smetterebbe di essere un’azienda a tutto guadagno del titolare.<br />
Il talento non va lento, per gli avversari lo sgomento della giocata del portento che risolve in un momento. Il talento non va lento e c’è un giovanottone nelle terre di Francia che farebbe proprio al caso degli azzurri, o meglio farebbe al caso di qualsiasi top club, ma nel caso del Napoli, che con Mazzarri gioca con i due mediani, sarebbe l’ideale li in mezzo al campo perché incarna a perfezione le due fasi. 21 anni ad agosto, corazziere di quasi un metro e novanta d’altezza per oltre ottanta chili di peso, centrocampista del Tolosa, è Moussa Sissoko. Di origine maliana ma francese a tutti gli effetti, Sissoko è un concentrato straripante di energia e potenza. Sulla mediana macina chilometri proponendosi come diga insuperabile, ma non disdegna le avanzate con la sua grande falcata e l’impressionante progressione. Tecnica di base buona ma di sicuro ancora da affinare, fa della sua atleticità il marchio di fabbrica, con la quale divora campo ed avversari. Una formidabile sassata dalla distanza, sia da fermo che in corsa, unita ad una buona propensione agli inserimenti lo rendono imprevedibile anche in fase realizzativa. Identificato in Vieira sia come movenze che come stazza (e destinato a percorrere le impronte del suo illustre connazionale), Moussa Sissoko è il capitano dei galletti under 21, ma ha già compiuto il suo esordio anche in nazionale maggiore convocato da Domenech per il match di qualificazione ai mondiali contro le isole Far Oer. L’attenzione di tutti i più importanti club europei è ormai decisamente rivolta alla sua acquisizione, ed anche l’Inter della tripleta sembra averlo messo come rinforzo numero due per il centrocampo, nel caso in cui non arrivasse a Gerrard. Una Moussa al cioccolato che rende delizioso tutto il reparto centrale, una realtà destinata questa estate a volare via dalla cittadina della Francia meridionale, per trovare la sua consacrazione e l’inizio di un cammino verso la gloria più assoluta. Moussa Sissoko, un sovrano del centrocampo.</p>
<p>di <strong>Emanuele Gargiulo</strong></p>
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		<title>LE STELLE DI DOMANI: MAURO ABEL FORMICA</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LE STELLE DI DOMANI]]></category>

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		<description><![CDATA[Centosettantasei centimetri per settantaquattro chilogrammi di peso, il giovane numero dieci è stato da subito accostato, per movenze e struttura fisica, al suo connazionale, il Pocho Lavezzi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/formica1.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-218" title="formica" src="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/formica1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.pianetazzurro.it/wp-content/uploads/2010/06/formica.jpg"class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" ></a>Quant&#8217;è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non v&#8217;è certezza… e se del doman non v’è certezza, ed il Napoli ha voglia di esser lieto affidandosi anche alla giovinezza, che si guardi intorno in modo concreto e propositivo, perché al mondo ce ne sono di talenti pronti ad incanalare su di se le luci della ribalta, e che soprattutto sono giovani per davvero, e non come un certo MATRI, che il Napoli, pur tentando malamente di manipolare la realtà con un maldestro utilizzo della PNL, spaccia per giovane ma che in realtà (ahi lui) giovane assolutamente non è, quanto meno calcisticamente parlando. Il talento non va lento e ti ritrovi in un momento un notevole incremento del valore del portento. Il talento non va lento, perché il calcio moderno dimostra che i giovani, quelli bravi per davvero, già a vent’anni sono pedine fondamentali nei top club (magari comprati in tenerissima età) con i quali lottano per il trionfo, sia nei campionati nazionali che nelle competizioni europee. E allora basta essere retrogradi in Italia e continuare a tacciare di gioventù atleti che dovrebbero essere già nel pieno della maturazione, ma seguiamo l’esempio delle nazioni che calcisticamente ci hanno sopravanzato fino a surclassarci e che stabilmente sono alla ricerca in giro per il globo di nuovi campioni in erba da far crescere nel proprio vivaio, lanciandoli in modo molto precoce anche in prima squadra. 4 aprile 1988 è la data di nascita di un baby-fenomeno, magari un po’ meno baby di altri, ma di sicuro ancora giovanissimo, Rosario (Argentina) la località che lo ha partorito, il Newell’s Old Boys la squadra che lo ha lanciato e che ancora oggi si gratifica delle sue perle in campo, lui si chiama Mauro Formica. Formica ha compiuto il suo esordio durante il torneo d’Apertura del 2006 contro il Colon di Santa Fe impressionando immediatamente gli addetti ai lavori col suo passo breve e con la sua ottima tecnica. Il primo gol è arrivato un paio d’anni più tardi, quando ormai aveva conquistato un posto fisso in squadra, contro il Racing de Avellaneda. Centosettantasei centimetri per settantaquattro chilogrammi di peso, il giovane numero dieci è stato da subito accostato, per movenze e struttura fisica, al suo connazionale, il Pocho Lavezzi, rispetto al quale è un po’ meno esplosivo ma sicuramente più tecnico. Rapido, scattante, imprendibile nello stretto, Formica ama svariare tra le linee ed essere sempre nel vivo della manovra. Un tiro potente e preciso sia dalla distanza che su palla ferma lo rende una variabile imprevedibile che potrebbe in qualsiasi circostanza far pendere le direttrici dell’incontro a favore della propria squadra, unito inoltre ad una dote che spesso manca ai fantasisti sudamericani: freddezza e precisione in zona gol, che lo hanno portato ad avere anche una media realizzativa di tutto rispetto. Quattro presenze e due reti con l’under 17 del suo paese è il suo score internazionale, ma c’è da scommetterci che in breve potrebbe anche affacciarsi sul palcoscenico della nazionale maggiore, sebbene in quel ruolo la concorrenza sia davvero impressionante. Sulle tracce del “gato”, com’è soprannominato il fantasista del Newell’s, c’è ormai da tempo il Catania del genio Lo Monaco, colui che ha preso per una manciata di spiccioli Maxi Lopez per poi valutarlo, nell’arco di mezza stagione, cinque volte la spesa effettuata. Il Catania è in pole – ed il passaporto italiano è sicuramente un’ulteriore nota di vantaggio &#8211; , ma l’interesse per Formica è tanto, un po’ in tutta Europa, la valutazione si aggira sui 5 milioni di euro, e se il vero investimento è tale quando il costo è inferiore al valore reale di ciò che si acquista, c’è da giurarci che questo si tratti di un vero affare. Il Barca in Argentina ha pescato una “pulce”, dall’Argentina potrebbe arrivare in Italia una formica, che ha tutte le potenzialità per essere veramente atomica…</p>
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