TULLIO DE PISCOPO, ENERGIA COMPRESSA, SPIRITO LIBERO SENZA PADRONI….

di Carlo Ferrajuolo

Tullio DE PISCOPO è una luce. È energia compressa, artista senza padroni, spirito libero, l’allegria e la compassione, la fisicità e l’intuito muto. Nasceva a Napoli, 24 febbraio 1946 a Portacapuana, precisamente in Via San Giovanni a Carbonara, è tra i batteristi e musicisti italiani più noti e apprezzati anche a livello mondiale. Dotato di uno stile unico e di una personalità da vero protagonista, ha suonato con tutti i più grandi musicisti italiani e internazionali: da Lucio Battisti a Pino Daniele, da Mina a Celentano, da Astor Piazzolla a Chet Baker, fino a Max Roach e Gerry Mulligan. È insegnante di batteria alla Scuola NAM (Nuova Audio Musicmedia) di Milano. Il padre Giuseppe era stato batterista e percussionista sia nell’Orchestra del Regio Teatro San Carlo che nell’Orchestra napoletana diretta dal Maestro Giuseppe Anepeta. Mentre il fratello maggiore Romeo suonava la batteria con vari gruppi di jazz nell’ambito del circolo Nato di Bagnoli, che poi morì, a ventuno anni, per un infarto, mentre tornava a casa, dopo aver suonato.

Che cosa ricorda della sua origine, della sua infanzia?

<< Sì, sono cresciuto a Porta Capuana, quartiere popolare del centro storico di Napoli, dormendo in un letto ai piedi di mio fratello Antonio.  Ne sentivo l’odore ogni notte. E sentivo mia madre Giuseppina e mio padre Peppe tormentarsi per il pigione da pagare, gli aumenti delle spese, ‘e scarpe pe’ nuje criature. Mio padre andava in giro con le scarpe rotte, coperte dalle calosce, ma quando pioveva, ritornava sempre con i piedi bagnati. Non avevamo nemmeno la doccia a casa: andavo a farmela il sabato alle docce comunali del Ponte di Casanova. E, infatti, tengo il tabù. L’altra notte a Reggio Calabria ho cambiato tre stanze di hotel prima di trovare la doccia giusta>>. E quando racconta la sua storia creativa, è uno tsunami. Inutile resistere. L’obbligo, l’unico, è adeguarsi all’onda. << Con la musica nel sangue fin dai primi vagiti, quando avevo tredici anni, incominciai a lavorare nei night-club della medesima zona, molto frequentati dai soldati americani, mentre in seguito entrai a far parte di gruppi jazz della città partenopea. Sia con mio padre sia con il fratello ha conosciuto e ascoltato i dischi su cui erano incise le musiche dei grandi musicisti quali: Charlie Parker, Miles Davis, Kenny Klarke, Art Blakey. Max Roach, e grazie alla mia passione, nel 1989, con Roach ci ho pure suonato: a Bologna, e tanti altri>>.

Dopo questa esperienza poco più che ventenne partì per Torino…

<<Fatta questa esperienza a Napoli , mi trasferisco all’età di ventitré anni, riuscendo ad affermarmi sulla scena musicale ottenendo una scrittura come batterista fisso allo Swing Club, un locale jazz torinese dell’epoca. Dopo il Servizio di Leva nei Bersaglieri, parto per Bologna suonando per la più importante Orchestra da ballo di Paolo Zavallone. Nel frattempo faccio la spola tra Napoli e Milano, dove frequenta il mitico Jazz Club Il Capolinea’ dove mi faccio conoscere per le mie doti naturali di jazz man. Comincio a suonare con i gruppi di Enrico Intra e Franco Cerri, ma stanco della spola, mi trasferisco definitivamente a Milano trovando la sua giusta posizione nel mondo del jazz. Questi sono anni in cui ha inizio la mia grande ascesa che poi mi porterà a diventare quel batterista, cantautore e percussionista che nel mondo tutti mi conoscono>>.

È emigrato a Milano da circa cinquant’anni. Mai pentito di questa sua scelta?

<<Me ne andai perché qua a Napoli si facevano soltanto matrimoni. Li ho fatti pure, così come ho inciso con Sergio Bruni “È mezzanotte”. Ho suonato nei locali da ballo. Inseguivo il jazz: Billy Cobham, Gerry Mulligan, Eumir Deodato. Ero a Milano quando sui palazzi c’erano i cartelli “Non si affitta ai meridionali”. Una notte telefonai a mio padre: “Papà, torno indietro”. Mi rimproverò: “No. Resisti, qua a Napoli ci sta la fame nera. Prendi una bottiglia di vino rosso, scolatela e ricomincia”. Rubai il vino, me lo scolai, risvegliandomi al mattino sdraiato per terra con il giradischi che suonava a vuoto il vinile di Maynard Ferguson”.

Negli anni settanta sei il batterista più ricercato negli studi di registrazione italiani…

<< Certo, non solo per il jazz, ma anche per la musica leggera, in cui collaboro con noti artisti italiani: Adriano Celentano, Mina, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Mino Reitano, Toto Cutugno, Roberto Vecchioni, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Domenico Modugno, New Trolls, Franco Battiato e tanti altri. Nel 1974 inizio la collaborazione con il grande Astor Piazzolla con il quale incido il Long Playng LIBERTANGO, seguito poi dal LP SUMMIT con Gerry Mulligan ed Astor Piazzolla. Con il maestro argentino registro nel corso degli anni ben undici LP.  Poi, a settembre del 1974 per il Festival del Cinema di Venezia suona con Eumir Deodato e la sua grande orchestra per uno special televisivo su RAIUNO>>.

Come ha conosciuto Pino Daniele?

<< Pino Daniele lo conoscevo già da prima, fu mio padre a indicarmelo. Pino mi telefonò per farmi sentire nel ‘77 il suo primo lavoro “Terra mia”, da allora è diventata una collaborazione storica. E come potrebbe essere altrimenti. Di Pino ero innamorato, gli accarezzavo i capelli, lo coccolavo. Ero un suo fratello maggiore. Sembravamo due pellerossa, due capi indiani con questi capelli lunghi, ci chiamavano Geronimo  e  Cochise. Quando è morto a gennaio, io ero perso, non riuscivo più a sentire musica. Pino era capace di esaltare al massimo ogni nostra possibilità artistica. Mi ricordo che nel 1982, nel tour del disco “Bella ‘mbriana”, presentando la band diceva: voce e chitarra Tullio De Piscopo; batteria Pino Daniele. Perché noi due, ritmicamente, eravamo una cosa sola. Dire addio a Pino è stato difficile e lo è ancora adesso. Io mi rivolgo a lui tutti i giorni. Ci volevamo bene, era una cosa di sangue>>.

Nel 1988 “Andamento Lento” ti ha dato quella ricchezza inaspettata…Ci racconti com’è nata

<<Il mondo di Sanremo non lo amo ma non posso negare quanto sia stato importante per me. Con i quattrini di quel singolo ho potuto comprare la casa alla mia famiglia. Se lo meritava. E me lo meritavo pur’io. Un giorno, Marco Ravera, figlio di Gianni, mi chiese di partecipare. Non avevo idee. Cercai i fratelli Capuano con il mio produttore Willy David. Ebbi io l’intuizione giusta sul riff da sviluppare. Una sera ero in taxi a Roma, traffico mostruoso. Il tassista dice: “Abbia pazienza, è tutto n’andamento lento qua”. Gli ordinai subito di andare in taxi fino a Napoli, percorrendo non l’autostrada bensì la Pontina, volevo vedere il mare. Era gennaio, il mare agitatissimo. Pensai a come scivola l’acqua, onde gigantesche. Pensai a Bob Marley e scrissi le “risonanze nere”. Pensai a “Volare” di Modugno e adattai il coro del mio brano. Arrivammo di notte a Napoli: pizza a Santa Lucia da Marino e limonata a Porta Capuana. Feci sentire la bozza della canzone a mamma e lei commentò che era una bomba. Tornammo a Roma a registrarla e il tassista, per quel viaggio, guadagnò 400 mila lire. Da oggi in poi, “Sant’Andamento Lento”>>.

Nel 2012 gli è stato diagnosticato un cancro…

<< Tre anni fa mi dettero sei mesi di vita per un cancro al fegato. Ero con mia moglie Giusy il giorno della diagnosi: tumore maligno dei più brutti e dei più rari. Decisi di andare in Svizzera per prepararmi a morire con l’eutanasia. Non volevo cure. Dopo, capii di non essere pronto. Soltanto Pino Daniele sapeva di quel male, non lo rivelai a nessuno. Quando venne in ospedale, piangemmo insieme ma gli dissi che avrei accecato il mio cancro. L’ho fatto..>>

Partì per Medjugorje?

«Nel corso degli anni Novanta, un mio collaboratore mi aveva parlato di Medjugorje. Sono sempre stato credente, sebbene ‘a modo mio’. Una fede per tradizione, dunque, non vissuta coscientemente. Stavo girando la Campania, cosi andai a Salerno da un amico medico. Mi visita: lo vedo che cambia espressione e si fa serio: mi prescrive una serie di analisi, mentre tenta di sdrammatizzare. Ma in me cominciano a sorgere dubbi. Ritornato da Napoli a Milano per un concerto, mi sottopongo a nuovi esami e dalla Tac emerge che ho un tumore maligno, uno dei più brutti. I medici mi danno sei mesi di vita ma il male, al posto che allontanarmi da Dio come vorrebbe qualcuno, fa mettere da parte il superfluo e porta a pensare alla vita vera. Fu in quei momenti che pensai fortemente alla Madonna che aveva architettato questo disegno per farmi prendere coscienza del valore del tempo, dell’esistenza. Quando siamo in tournée i mesi volano, gli anni passano velocemente e non te ne rendi nemmeno conto.A Medjugorje sei sempre in preghiera: anche se non fai il segno di croce e non dici ‘Ave Maria’, sei come ‘avvolto’ dalla preghiera di tanti. Quando mi trovo davanti all’Ostia consacrata oggi mi sento pulito. Ma la verità e che non siamo mai puliti fino in fondo», ha spiegato il celebre musicista. «Sono più sereno nel cuore e nella testa. Ero un gran bestemmiatore. Bestemmiare il nome di Dio invano è la cosa più brutta, ma purtroppo chi va con lo zoppo impara a zoppicare e io mi trovavo immerso in un ambiente in cui la bestemmia era ‘facile’. Da tempo, pero, non bestemmio più».

Voleva portare a Medjugorje anche Pino Daniele

«Sono certo che sarebbe venuto anche lui, se la morte non l’avesse portato via prima».

Spesso ha detto che i suoi natali di strada le hanno concesso di essere libero. Il mondo dello spettacolo e della musica spesso però ha dei padroni. Come ha fatto a resistere ai compromessi?

«Libero e la mia musica è senza padroni. Ho resistito rinunciando. Ho dovuto chiudere delle porte molto importanti,sono contento così perché sto bene. Non è un problema della musica ma di certi artisti. Sono contento di quello che ho fatto, senza chiedere niente a nessuno e senza compromessi.»

Nel 2014 ha pubblicato il suo libro autobiografico dal titolo ”Tempocon la casa editrice Hoepli…

<<Sessanta anni di tempo frenetico. Mai con le mani in mano, sempre sulla batteria.Ci ho messo diciannove mesi per scrivere questo libro e due sole mani, mi sono fatto aiutare da due giovani che avessero dimestichezza con il computer. La mia biografia, ricca di aneddoti, curiosità, avventure>>.

Ma quando torna a Napoli la rimpiange?
“Napoli è magnifica. Tanti anni fa la vedevo moribonda, oggi è piena di turisti, vitale, sorridente. L’ho detto pure al sindaco de Magistris. Ha il grande merito di aver aperto il lungomare alla quiete. E davanti al mare …”

E’ in tournèe?

<<Il 4 settembre al Parco della Musica Auditorium di Roma serata jazz con Paolo Fresu e tanti altri un concerto in onore dei terremotati di Amatrice, voglio ricordare, il 1 ottobre a casalnuovo per la Festa dell’Unità, con Tony Esposito, Marco Zurzolo, Gigi De Rienzo, Bruno Manente, Carlo Fignani>>

Chi ritieni un grande batterista tra i giovani?

<<Peppe Merolla e Pierluigi Villani sono molto bravi tecnicamente ed hanno un grande feeling con lo strumento… >>.

Lei è molto tifoso del Napoli…

Lo scudetto? Ora lasciamo stare, non ne parliamo”. >>.

Fine 2015 esce un cofanetto, accanto a tre inediti, ci sono un paio di frammenti dedicati al calcio: in trio con Avitabile e Senese per lo scudetto del Napoli del 1987 e “Tutto lo stadio”. È ancora un tifoso

<< È una battuta? Sono malato del Napoli. Sì, questo è il calcio moderno, non c’è più la passione di una volta. Ma ammiro Sarri, uno di vecchia scuola. Lui fa correre la palla, non i calciatori. A marzo ne vedremo delle belle, con il Napoli in forma splendida. Il calcio di Sarri mi fa pensare a Gianni Rivera>>.

Ha un consiglio per Giampiero Ventura…

<<Lorenzo Insigne al Mondiale sarebbe emozionante, anche per Jorginho… Secondo me faranno benissimo in questa futura nazionale. Dico a Ventura che per i gol e per i dribbling ha bisogno di Lorenzo. Io e il Napoli abbiamo un rapporto profondo, suonavo in curva B. Ho anche dato qualche lezioncina ai tifosi dell’epoca. Il periodo più bello della mia vita è sicuramente l’infanzia trascorsa a Porta Capuana: era un’isola felice”.

Cosa ne pensa di Aurelio De Laurentiis…

<<De Laurentiis è un imprenditore, che non vuole perdere nulla, ma rischia in maniera ragionata…Compra giocatori giovani, li rivende a prezzi clausola… In Italia non ci sono sceicchi e russi, il calcio è povero, gli ingaggi sono bassi rispetto alla Spagna e alla Gran Bretagna…Il pubblico napoletano deve capire che se non quadrano i conti si fallisce…Ricordo il Parma, La Lazio di Cragnotti era in problemi seri, ma anche L’inter ha oltre 400 milioni di euro di debiti con le banche>>.

Come giudica la campagna acquisti?

<< Di prospettiva si, giovani forti…La Juve ha comprato giocatori navigati, vedi Alves, Higuain, Benatia…>>.

Un giudizio sul comportamento di Higuain

<<Ha ragione Totti….>>.

 

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