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Milan, Berlusconi prova a resistere al closing

Milan, Berlusconi prova a resistere al closingMILANO. Silvio Berlusconi non vuole abbandonare il Milan: come ventilato nei giorni scorsi da Repubblica, avrebbe chiesto al fondo cinese Sino Europe Sport di restare con una quota di minoranza del 20% e di avere voce in capitolo nelle questioni tecniche. Eppure la strada sembrava tracciata da tempo: il 3 marzo, l’assemblea degli azionisti è pronta a inaugurare l’era del Milan cinese di Marco Fassone, con le dimissioni dell’attuale Cda e in particolare dei due amministratori delegati Adriano Galliani e Barbara Berlusconi. Secondo il conto alla rovescia stabilito nell’accordo tra venditore (Fininvest) e acquirente (SES), scattano dunque da oggi gli ultimi sedici giorni dell’impero calcistico berlusconiano, che lunedì prossimo 20 febbraio taglierà il traguardo del trentunesimo anno. Ma i colpi di scena non sono esclusi e lo sprint si preannuncia pirotecnico, almeno a giudicare dall’inizio della volata. Si sovrappongono notizie vere e verosimili, voci e smentite, accomunate da un dato costante: il padrone-demiurgo non è affatto rassegnato al tramonto. Così il sofferto addio al campo, per parafrasare il famoso concetto della discesa in campo dove il pallone si è spesso mischiato alla politica, alimenta le ipotesi più clamorose.

 Quella della permanenza di Berlusconi come azionista di minoranza, con una quota del 20%, con la presidenza onoraria, con la facoltà di prendere decisioni tecniche e di mercato e con la conferma di Galliani in qualità di ad, è stata rilanciata ieri da Adnkronos, agenzia di stampa bene informata sulle vicende del centro-destra. Prima che potessero essere avanzati sospetti sull’imminente closing – cioè sull’effettiva raccolta da parte dei cinesi dei 320 milioni residui, dopo i 200 della discussa caparra arrivata dai paradisi fiscali – Fininvest ha tuttavia provveduto alla puntualizzazione ufficiale: l’operazione riguarda la vendita del 99,9% delle azioni del Milan, cioè dell’intero pacchetto in mano alla holding della famiglia Berlusconi.

Gli scettici sull’abbandono della nave da parte dell’ammiraglio possono ripiegare su un’altra indiscrezione di provenienza politica, dopo quella – divulgata lunedì sempre da Repubblica – del vertice di gennaio ad Arcore tra Berlusconi, Galliani e Marco Fassone, ex dirigente Inter e Juventus indicato dai cinesi come prossimo ad: se Montella non piace al presidente (che rimane sempre infatuato di Christian Brocchi), non è soltanto per divergenze tattiche, ma anche per ragioni politiche, cioè per l’amicizia tra l’allenatore e il duo del Pd conosciuto ai tempi della Fiorentina: l’ex premier Renzi e il ministro Lotti. 

 Di sicuro Berlusconi ama fare l’allenatore, dalla leggendaria Edilnord in poi, come ben sanno i predecessori di Montella. E non ama chi non vota Forza Italia, come capì Zaccheroni e come ha intuito Sarri, già candidato alla panchina e bocciato dopo valutazione politica. Intanto, lungo il sottile confine tra vero, verosimile e paradossale, Bloomberg ha ricordato ieri come perfino la visita a Milano del Dalai Lama (per la consegna a ottobre della cittadinanza onoraria), che indispettì il governo cinese, fosse stata inserita tra i potenziali elementi del rallentamento della trattativa per la vendita del club.

Per ora la sola verità nota a Montella è che la squadra in emergenza, con Bacca sempre più incupito, per inseguire l’Europa League domenica a San Siro deve battere proprio la Fiorentina, sprovvista dello squalificato Bernardeschi. E pazienza se stavolta sarà Renzi ad arrabbiarsi.        

Milan

closing
Sino Europe Sport
fininvest
Protagonisti:
Silvio Berlusconi
adriano galliani
Barbara Berlusconi
vincenzo montella
Matteo Renzi

Fonte: Repubblica

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