IVAN GRANATINO: PARLIAMO DI INGRANAGGI

Nuova etichetta dal nome passionale e rivoluzionario “Napule Allucca” e nuovo disco dal titolo “Ingranaggi”. Il progetto discografico arriva dopo cinque anni dal disco “Pare mo” ed è il primo pubblicato dalla sua etichetta distribuito su piattaforma digitale Believe. Grazie al suo stile con cui passa con disinvoltura dal rap, all’r&b, dalla musica dance al rock, Ivan Granatino collabora con i maggiori rappresentanti dell’hip hop italiano come Clementino, Club Dogo, Luchè dei Cosang, Gue Pequeno e il produttore Franco Ricciardi e D-Ross “Ingranaggi” è un disco pop con tanti accenni di elettronica che rendono alcuni brani ballabili, quasi dance, senza dimenticare il rap che però in questo disco lascia molto spazio alle strofe più cantate. In questo disco, Ivan ha fatto un viaggio nell’elettronica, tracciando tutte le sue sfaccettature: dall’R&B, al pop, perfino un po’ di dubstep. Può sembrare uno dei tanti dischi che sembrano di plastica, vuoti, che nascono come funghi in questo mondo hip-hop nazionalpopolare, ma dentro c’ètutto il suo cuore pulsante e, oltre alle sperimentazioni, ma nei live (ed io l’ho visto varie volte dal vivo) vomita tutto il suo lato rock di musicista e compositore.  Ivan Granatino da grande spazio all’amore che è raccontato ogni volta con intenzioni diverse.  Il  cd contiene 17 brani inediti. Il disco, si apre proprio con un inno all’amore con  “Io  non posso” in cui la sola cosa bella della vita sembra essere la donna di cui si è innamorati;  in “N’ammore e basta” si brucia di gelosia per l’amata, In “tu” la donna sembra la promessa dell’unico amore di una vita, mentre la nostalgia si fa più leggera in “My Dream” che ha le caratteristiche di un brano  fresco ed estivo. Di altro tono è il brano “Napule allucca”, un inno che si oppone ai cori razzisti da stadio che si scagliano contro il popolo napoletano. Anche  “Chapeau”, il brano arrivato alle finali per partecipare a Sanremo Giovani e che è stato cliccatissimo sul web, è una canzone di protesta soprattutto contro i luoghi comuni e che canta il diritto della libertà di espressione. Altro tema attuale sono le grandi difficolta’ della vita che si raccontano  con drammaticità in “Se vive a metà”.  Una sola collaborazione presente nel dico, “Perdonami” ft Bles. Chiude il disco “Spuoglieme” che è stato il primo singolo che ha anticipato l’uscita dell’avventura di “Ingranaggi”. “‘A guagliona d’o core” il nuovo video estratto, una canzone in cui il pop e l’elettronica si fondono con il dialetto napoletano dando vita ad uno stile in bilico tra tradizione e innovazione. Il video è stato affidato alla regia di Emanuele Pisano. Per la scelta del titolo dell’album hai giocato  con il tuo cognome e questo gioco  continua anche nella grafica in cui il disco si divide in ingranaggi rossi che rappresentano le canzoni in napoletano e in quelli blu che rappresentano le canzoni in italiano… <<Un album che spazia, canta e si ascolta in due lingue. Il napoletano, la lingua comoda, quella parlata e cantata con naturalezza, perché “ho iniziato con la musica napoletana, in questa città ho le mie radici”. E l’italiano, quello che Granatino chiama la “lingua madre”, perché “al di là del fatto che amo la mia città, sono anche un italiano fiero”. Disco colorato per il rapper campano, con gli ingranaggi rossi per i pezzi in napoletano, <<quelli più veraci, più sanguigni, quelli con più poesia”, e gli ingranaggi celesti, in italiano, che sono “un po’ per tutto lo stivale>>. Un obiettivo ed un disco  molto ambizioso il tuo… <<Il pregiudizio spesso proviene da entrambe le parti, anche perché se fai troppi pezzi in italiano qui a Napoli te lo fanno notare. Proprio per questo ho cercato una via di mezzo, senza voler sembrare il salvatore della patria che prova a spezzare il pregiudizio: il mio obiettivo è trasmettere tutto il cuore che metto nella mia musica, attraverso brani appassionati, che ho scritto insieme a Sergio Donati, Nelson Garofalo, Vincenzo Sperlongano, Melissa Della Peruta, Mariano Alfano e lo stesso Franco Ricciardi. Questo è anche il progetto in cui Franco è meno presente, dopo esserci influenzati tantissimo a vicenda negli anni scorsi credo sia arrivato il momento di trovare una mia identità: fino all’anno scorso abbiamo fatto coppia anche nei live, lui mi ha dato tanta popolarità, io gli ho fatto cambiare pelle dal punto di vista musicale e stilistico, adesso ho capito che la nostra missione è finita, che è il momento di provare nuove avventure e sperimentazioni>>.  Ma anche un album realizzato nella più completa libertà, assecondando l’ispirazione, in cui il vero protagonista è l’amore.. <<Ho voluto raccontare l’amore perché la gente ha bisogno di ascoltare un sentimento positivo, perché viviamo un periodo abbastanza particolare in cui si respira aria di guerra, di difficoltà a sopravvivere in questo Paese – spiega-. Ci sono anche tracce che non parlano d’amore, come ‘Se vive a’ meta” e la stessa ‘Napule allucca’, cioe’ ‘Napoli urla’. Urla contro il pregiudizio e i soliti stereotipi sciocchi e negativi>>. Cosa rappresenta per te Napoli in questo momento e che Napoli vorresti? <<Napoli vuole urlare che non e’ solo quello che si racconta, ma è città d’arte, patria non solo di pizza e mandolino, ma anche del sorriso, Napoli non è Gomorra, ma immensa cultura, musica, teatro, architetettura divisa in tante sfaccettature>>. Artista scaramantico, il tuo numero fortunato è il 17…<<17 perche’ e’ il mio numero fortunato, perche’ l’anno è il 2017, perchè su una cinquantina di pezzi ne ho scelto 17 per questo album>>.Granatino, per qualcuno alias Liberato. Molti pensano ci sia lei dietro a questo fenomeno musicale. Lei come reagisce? <<Questa cosa, da una parte mi ha fatto sorridere, dall’altra però mi ha un po’ rattristato. Possibile che molta gente ha dovuto aspettare di pensare che io fossi Liberato per farmi i complimenti? Sono anni che faccio musica di quel genere, proprio per questo sono convinto che Liberato abbia studiato bene la mia musica per arrivare al suo beat (ride ndr). Purtroppo il progetto Liberato si sta rivelando solo una trovata di marketing studiata a tavolino, un’idea che viene dall’ambiente romano, da Bomba Dischi e, quindi, da Calcutta & Co. Proprio per questo è riuscito ad avere ritorno nazionale, proprio perché non viene direttamente da Napoli. Purtroppo nel nostro contesto esistono sono blocchi, o sei con loro o sei contro di loro. Basti vedere chi è riuscito ad uscire dal livello regionale partenopeo: ce l’hanno fatta Rocco Hunt e Clementino per esempio, perché sono partiti da Milano e non da Napoli>>. Il soundbeat di Liberato lo “fa” Granatino da tre anni, ecco perché tutti hanno subito pensato potessi essere tu? <<Mi ha chiamato veramente il mondo intero, anche quelli che mi hanno massacrato musicalmente per anni, perfino Saviano mi ha contattato per sapere se fossi io Liberato. Ripeto: sono tre anni che punto su quelle sonorità, e anche il singolo che uscirà a settembre, “Faciste Peccato”, ha quel sound con sfumature trap: punto molto su quel pezzo>>.Ti definisce un rap neomelodico? Ci sono molti pregiudizi e schemi di identità, che rapporto hai con la parola “neomelodico”? <<La parola? Nuova melodia napoletana? Ho un buon rapporto…Ma se stiamo attenti ad analizzarla significa nuova melodia ed io ci appartengo come ci appartiene Nino D’angelo, Pino Daniele, il neapolitanpower, Gigi D’Alessio e tanti altri…La vecchia melodia può essere identificata da murolo, Sergio Bruni, Merola..Disprezzare o etichettare un sound mi sembra ridicolo…Io suono la musica, punto! All’inizio mi spaventava un po’, anche perché non credo di aver mai fatto musica neomelodica vera e propria, soprattutto nell’accezione trash che si dà al termine. Poi ho assunto consapevolezza delle mie origini e della nostra tradizione, e ho iniziato a fare il gioco contrario: quando c’è gente con la puzza sotto al naso che utilizza questo termine in senso dispregiativo mi presento come neomelodico: funziona, è il miglior modo per combattere il pregiudizio, riesco sempre a fargli cambiare idea. A prescindere da tutto, questa è la nostra cultura, e per valorizzare la nostra musica si dovrebbe fare una distinzione tra neomelodico e trash, invece la tendenza è mischiare tutto in un unico calderone>>. Nel 2014 il grande palcoscenico di Rai Due di The Voice of Italy? <<Si, mi ha offerto la possibilità di farmi conoscere dal grande pubblico e farmi apprezzare dalla giuria, infatti dopo aver superato l’audizione al buio misceglie J-Ax come coach nella sua avventura. Dopo l’esperienza tv, esco con il singolo “Pare mo,” pubblicato nel 2015>>.  Progetti futuri? <<Promozione del disco e poi la tournèe estiva>>.

Carlo Ferrajuolo

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