
La seconda definizione della voce “onnipotènte” nell’enciclopedia Treccani è: “In espressioni iperboliche, enfatiche o scherzose, di persona o ente che ha grande potere, che è capace di fare e ottenere ciò che vuole, che non conosce ostacoli alla sua volontà”. La prima definizione riguarda le divinità: “Che può tutto”. Per descrivere le qualità calcistiche di Antoine Griezmann è meglio partire da quello che non è: appunto, non è un giocatore che non conosce ostacoli alla propria volontà – né tanto meno è una divinità. Ma è una questione soprattutto psicologica, non di mezzi tecnici o fisici. Griezmann non ha proprio la volontà di piegare il mondo alla propria volontà, neanche nei suoi momenti migliori. Non ha l’ego di Cristiano Ronaldo che sembra voler prendere la realtà così com’è tra le sue mani e piegarla dandole la forma che ha in mente lui (per questo il suo corpo, che è l’unico pezzo di realtà che può effettivamente manipolare, è un’opera d’arte di gran lunga superiore a quelle che gli vengono dedicate).
La doppietta in finale contro l’Olympique Marsiglia, la sua seconda finale vinta in carriera (dopo quella dell’Europeo Under 19, ma anche dopo le due finali perse in Champions League, con tanto di rigore sbagliato nei tempi regolamentari, e quella contro il Portogallo a Euro 2016), è la prima vera consacrazione del talento di Griezmann. La crescita di Griezmann in questi anni è legata a doppio filo al gioco dell’Atletico e se lui ripete in ogni intervista quanto deve a Simeone si capisce anche perché il “Cholo” ieri abbia commentato: «Se resta sono felice. Se va via, va bene lo stesso. Ci ha dato moltissimo in questi anni». A questa evoluzione, però, non corrisponde una consapevolezza da parte del pubblico. Per quel che vale il Pallone d’Oro, è comunque significativo che Griezmann sia arrivato terzo nell’anno dell’Europeo e diciottesimo nell’edizione successiva (addirittura dopo due francesi, Mbappé settimo e Kanté ottavo) anche perché il suo gioco non ha subìto un crollo così sensibile. Senza scendere nel dettaglio della scorsa stagione, per capire l’importanza del contesto anche sulle prestazioni dei giocatori migliori, basta pensare alla grossa differenza che ha fatto in quella corrente l’arrivo di Diego Costa, che lo ha sgravato dai compiti di prima punta dandogli maggiore libertà e spazi da attaccare. La conseguenza sono 21 gol di Griezmann nelle ultime 24 partite con l’Atletico.
Per tornare sull’immagine di prima, Griezmann ha preso la realtà a sua disposizione e l’ha messa nelle mani del “Cholo”. Che ne ha fatto uno dei giocatori offensivi più completi e fluidi tra quelli di primissimo livello. Non sarà onnipotente, ma Griezmann nell’Atletico è quasi onnipresente. Ieri sera solo Koke, tra i suoi compagni, ha toccato più palloni di lui (rispettivamente: 68 e 65) e solo Gabi ne ha recuperati di più (10 e 8). Griezmann è quello che ha completato più passaggi (38), con una precisione in una scala totalmente diversa rispetto a quella della sua squadra: l’88% dei suoi passaggi sono andati a buon fine, contro il 64% generale dell’Atletico (percentuale gonfiata dagli stessi passaggi di Griezmann).
Rispetto all’influenza che Griezmann ha sul gioco di squadra, i due gol passano quasi in secondo piano.
Fonte: SkySport
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