Alla vigilia della finale di Supercoppa contro il Bologna, David Neres si racconta in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport. Il brasiliano parla di ambizioni, di crescita personale, del rapporto con Antonio Conte e dell’intesa con Lukaku e Lang. Un dialogo diretto, senza filtri, che racconta il momento del Napoli e la fame di un gruppo che vuole tornare a vincere.
Che clima si respira nello spogliatoio alla vigilia di una finale come questa?
«C’è concentrazione, ma anche tanta voglia. Una finale è sempre speciale, non capita tutti i giorni di giocarsi un trofeo. Sappiamo cosa rappresenta per noi e per i tifosi».
La sconfitta contro il Bologna in campionato è ancora nella testa della squadra?
«Sì, perché fa parte del nostro percorso. È stata una partita che ci ha fatto male, ma anche riflettere. Da quelle gare si impara, soprattutto quando perdi contro un avversario organizzato come loro».
Quanto è importante il lavoro di Antonio Conte in questo momento della stagione?
«Tantissimo. Conte è molto chiaro, pretende molto da tutti ma ti dà anche certezze. Sai sempre cosa devi fare in campo e questo aiuta a crescere come squadra e come singoli».
Che tipo di rapporto hai costruito con Lukaku?
«Romelu è un punto di riferimento. Parla molto, aiuta i compagni, soprattutto quelli offensivi. In campo basta uno sguardo per capirsi, e questo per un esterno è fondamentale».
E con Lang, che spesso agisce vicino a te?
«C’è intesa, sia dentro che fuori dal campo. È un giocatore che ama puntare l’uomo come me, ci capiamo bene e possiamo creare pericoli in ogni momento».
Ti senti già un uomo chiave di questo Napoli?
«No, mi sento parte del gruppo. Qui nessuno vince da solo. Io cerco solo di dare il massimo ogni volta che scendo in campo».
Cosa rappresenta per te indossare la maglia del Napoli?
«È una grande responsabilità. I tifosi sono incredibili, senti il loro amore ovunque. Quando giochi per loro hai una motivazione in più».
Vincere la Supercoppa quanto cambierebbe la stagione?
«Tanto. Un trofeo ti dà fiducia, energia, ti fa capire che sei sulla strada giusta. Vogliamo vincere per noi, per la squadra e per la città».
Quanto c’è ancora del bambino che giocava per strada in Brasile nel Neres di oggi?
«C’è tutto. È lì che ho imparato ad amare il calcio, a divertirmi. Cerco sempre di portare quella libertà anche oggi, pure in partite così importanti».