Una voce di mercato sempre più insistente ne avrebbe tratteggiato un addio anticipato: se non si fosse presentato quel problema di salute che avrebbe poi pesantemente condizionato l’esito delle visite mediche, molto probabilmente anche Scott McTominay avrebbe salutato la maglia azzurra. Un retroscena che accende i riflettori sulle dinamiche interne al club e sui reali motivi di una trattativa per il rinnovo incanalata su un binario estremamente complesso.
Le ultime indiscrezioni delineano una tempistica ormai segnata: il centrocampista scozzese potrebbe salutare la piazza azzurra già durante la sessione invernale di gennaio; qualora non si arrivasse a un accordo imminente sul rinnovo, la cessione a giugno diventerà una certezza matematica. Alla base dello stallo ci sono le elevate pretese d’ingaggio dell’entourage del giocatore, che per apporre la firma richiede un adeguamento a cifre vicine ai 6,5 milioni di euro netti a stagione. Un parametro elevato per le casse del club, soprattutto considerando il percorso dello scozzese, arrivato a Napoli in cerca di riscatto dopo l’esperienza al Manchester United e valorizzato al massimo dal lavoro dello staff tecnico.
I recenti contatti tra la dirigenza e i procuratori del calciatore non sembrano aver ridotto le distanze. Con un contratto in scadenza nel 2028, la società non ha intenzione di correre il rischio di deprezzare il cartellino e valuterà le offerte a partire dalle prossime settimane, non appena il giocatore sarà tornato a pieno regime dal punto di vista fisico.
Il caso McTominay riapre così un dibattito profondo sulle prospettive di crescita del Napoli. Il rigore economico e il rispetto del monte ingaggi garantiscono la salute finanziaria del club, ma la fatica nel trattenere i propri elementi di spicco di fronte alle sirene di mercato richiama una riflessione inevitabile: quale futuro e quali ambizioni da top club può realmente coltivare una proprietà che fatica a blindare i propri campioni nei momenti chiave?