EDITORIALE – Napoli, la fase difensiva fa acqua, Allegri sempre più alla deriva

Tre gol a questa Roma straripante certificano una verità inconfutabile: la qualità, là davanti, abbonda. Ma andare sul 2-0, farsi rimontare sul 2-2, trovare il nuovo vantaggio sul 3-2 a cinque minuti dalla fine e poi subire il definitivo 3-3 al novantesimo è un peccato capitale, un indizio gravissimo di fragilità strutturale. Questo Napoli possiede un organico importante — lo urlano negli ultimi quattro anni due scudetti e un secondo posto — eppure si palesa come una creatura inspiegabilmente impotente dietro, sfilacciata, con una fase difensiva che fa acqua da tutte le parti.

Poi c’è il capitolo atletico, una costante che grida vendetta: la squadra regolarmente si sgonfia, crolla nei muscoli e nella tenuta negli ultimi venti minuti di ogni partita. I muscoli continuano a cedere in serie — vedi oggi il forfait di Badiashile — ed è l’evidenza plastica di una squadra allenata male, lontana parente di se stessa, smarrita nei propri difetti di fabbrica.

Le scelte tattiche e il nervosismo in panchina

A fine gara Massimiliano Allegri è nervoso, stizzito, e risponde a muso duro a Giorgia Rossi, colpevole a DAZN di avergli rivolto l’unica domanda calcisticamente sensata della serata. Ma i nervi saltati del tecnico non possono schermare i fatti. A essere infuriati dovrebbero essere unicamente i tifosi, costretti a subire l’ennesima delusione di una stagione avara di certezze e a misurare un’affidabilità difensiva che peggiora di domenica in domenica.

E poi ci sono certe scelte tattiche che lasciano sbigottiti. Kevin De Bruyne può certamente inventare calcio ovunque, ma arretrarlo in cabina di regia significa sacrificare e svilire Stanislav Lobotka: una follia tecnica. Del resto, lo sappiamo bene, ad Allegri il regista puro non è mai andato a genio; basterebbe riavvolgere il nastro per ricordarsi di Pirlo…

Il monito finale: De Laurentiis rifletta sui soldi

Adesso Aurelio De Laurentiis è chiamato a un esame di realtà. Se si deciderà di perseverare su questa strada, tenendo in sella questo allenatore e questo staff di preparatori, il verdetto del campo è spietato: questo Napoli non arriverà nemmeno tra i primi cinque posti in classifica. E per un presidente così attentamente sensibile al bilancio, fallire la Champions significherebbe bruciare una montagna di soldi. Ci rifletta, ADL. Prima che sia troppo tardi.

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