BRASILE 2014 – Marcelo e Neymar, tormento ed estasi per i due predestinati

Difficile essere il predestinato. Neymar e Marcelo si portano dietro la definizione e per motivi molto diversi. Uno è la stella, l’altro l’uomo della strada, ma il loro destino si è incrociato ieri nello stadio di San Paolo. Tormento ed estasi, paura e liberazione.

Marcelo in teoria doveva smettere di giocare a calcio da ragazzino, troppo povero ma anche tanto bravo da farsi notare e il primo contratto vero non ci ha messo molto ad arrivare. Ieri al momento dell’inno urlava perché voleva raggiungere il suo passato, farsi ascoltare dai bambini della rua in cui è cresciuto e annullare la distanza. Ma tutto l’orgoglio rischiava di trasformarsi in oblio: Marcelo ha incrociata la palla che è diventata autogol: 1:0 per la Croazia. Non era mai successo nella storia Mondiale del Brasile, a nessuno era mai toccata questa iattura e se il risultato fosse rimasto così Marcelo sarebbe di certo entrato nell’album dei maledetti. Come Barbosa, il portiere del Maracanzo.

Dopo l’incidente si è quasi messo a tremare ed era confuso. Ha fatto altri errori, ha cercato di non crollare e poi si è messo a correre impazzito da una parte all’altra del campo perché Neymor lo aveva appena salvato: 1-1, ossigeno, aria e un futuro da reietto che si dissolve. Neymar, ormai definitivamente Ney Ney, è il figlio di un calciatore. Il padre lo ha allevato nel culto del pallone, ha trasferito la famiglia a San Paolo perché il ragazzo potesse crescere nelle giovanili della squadra più importante della città. Oggi è il suo manager. Ney Ney ha solo 22 anni ed è difficile crederlo. Sembra che fosse già sul punto di arrivare in Europa, conteso e strapagato, chissà quanto tempo fa. In realtà è una questione recente chiusa l’anno scorso con il passaggio al Barcellona.

Qui gioca nel ruolo di fenomeno, non semplicissimo. Si è ritrovato addosso la pressione del Paese, della squadra, della politica che si appende a lui per dimenticare gli scontri di piazza. Durante l’inno non voleva piangere e ha chiuso gli occhi, poi ha saltato come una molla per scaricare la tensione e per 10 minuti è stato un fascio di nervi. Ma quando la nazionale è andata sotto ha capito che toccava a lui. Due gol, il secondo grazie a un rigore che stava quasi per sbagliare, colpa della rincorsa a singhiozzo. Colpa del peso dello stadio che per un attimo gli è piovuto addosso. Ha lottato contro l’ansia ed è uscito dalla partita con i gol numero 32 e 33 della sua carriera nella Seleçao. Solo Pelé (52), Ronaldo e Zico (34) hanno segnato di più nelle loro prime 50 partite in maglia brasiliana. Predestinato, tanto da cancellare le ombre altrui. Marcelo ricorderà il primo gol del Brasile contro la Croazia per tutta la vita.

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