Il Napoli annienta la Roma: i giallorossi possono gioire per aver perso solo 2-0

Spaventose tutt’e due. Il Napoli per bellezza e grandezza, la Roma per il niente assoluto. Una sola squadra in campo, splendida e travolgente. L’altra ha assistito, inerme come lo era stata contro il Bayern. Allora la Roma ne aveva presi sette di gol, stavolta appena due solo perché il Napoli ha centrato due traverse e si è mangiato almeno quattro gol, compreso uno salvato sulla linea da Nainggolan. E’ difficile vedere nel campionato italiano una partita così perfettamente spaccata in due, con una squadra dominatrice e un’altra in balìa di se stessa, tutto il bene da una parte (quella del Napoli), tutto il male dall’altra (quella della Roma). E’ ancora più difficile se si pensa che la squadra dominata, sbriciolata e squinternata era la capolista del campionato. Ma su questo campo, Garcia continua ad annullare se stesso: vi ha giocato tre volte perdendo sempre e senza giustificazioni.

Il bene. Tre minuti, tre azioni da gol del Napoli, rientrato nella zona dove si può sognare lo scudetto: alla prima ha segnato Ghoulam ma era già in fuorigioco; alla terza, agganciando un tiro di Insigne smorzato da Torosidis, ha segnato Higuain e questo era buono. La squadra di Benitez ha aumentato il ritmo e travolto la Roma. Non c’era un settore del campo dove il suo dominio non fosse netto e marcato. Sugli esterni Maggio e Ghoulam stavano inghiottendo Florenzi e Gervinho, in mezzo Hamsik spegneva la luce di Keita e in attacco Insigne e Callejon sfondavano a ripetizione. Non c’era partita, l’opposizione della Roma era inesistente, il Napoli si infilava ovunque, recuperava palla e verticalizzava rapido e preciso. Callejon ha colpito la traversa al secondo terribile contropiede, Hamsik chiudeva il primo tempo con un’altra traversa e ancora Callejon lo rifiniva con un’altra occasione. C’era da non credere a quanto stavamo vedendo.

Il male. Contro il Bayern aveva retto almeno 9 minuti prima del gol di Robben, stavolta la resa è arrivata perfino prima. E, purtroppo per la Roma, non era questo l’unico punto di contatto fra le due partite. Era il senso di impotenza che si diffondeva in campo e in panchina a bloccare la capolista. Per vincere lo scudetto si può anche perdere una partita come quella di Torino con la Juve, ma non come questa. Garcia inchiodato nella propria area tecnica, la Roma frastornata nella propria area di rigore. I giocatori di maggiore qualità, Totti e Pjanic, erano così fuori partita da sbagliare una quantità impressionante di passaggi e appoggi e in mezzo al campo per Nainggolan e Keita era impossibile contenere la furia del Napoli. Non ce la facevano fisicamente e atleticamente. Nella ripresa Pjanic si sarebbe svegliato, magari di soprassalto, con un paio di spunti, ma tutta la Roma era stanca nelle gambe e spenta nella testa. Esempio: portava il pressing con un solo giocatore, una volta Florenzi, una volta Gervinho, una volta Pjanic. Quelli del Napoli si divertivano a far circolare la palla.

A pezzi. Miracolosamente agganciata alla partita dopo 45 minuti, nel secondo tempo la Roma doveva cambiare formazione e ritmo, invece nel suo periodo migliore è stata in grado di creare una sola mezza occasione (destro di Florenzi, respinto). Nei primi 45 minuti ha concluso una sola volta in porta, con Torosidis. A inizio ripresa ha fatto qualche passo avanti, è andata a palleggiare a una decina di metri dall’area del Napoli, ma per arrivarci ha impiegato un tempo infinito. La squadra di Benitez, sul fronte opposto, ci arrivava in un attimo. Dietro il Napoli ha retto senza problemi appoggiandosi al fisico massiccio di Koulibaly (partita maestosa), che ha riaperto il contropiede al 19’, con uno scatto pazzesco e un assist perfetto per il pallonetto di Callejon respinto sulla linea di porta da Nainggolan.

Le praterie. La Roma è scomparsa di nuovo. Solo al 20’ Garcia ha cambiato due terzi dell’attacco, fuori Florenzi e Totti, dentro Iturbe e Destro, ma la partita non si è spostata di un pelo. Il Napoli ha continuato ad attraversare da dominatore le praterie che si spalancavano davanti ai suoi poderosi polpacci. Fisicamente aveva già strapazzato la Roma. Garcia ha tentato l’ultimo colpo e gli è andata malissimo: dentro Ljajic, fuori Torosidis, squadra col 4-2-3-1 e Nainggolan terzino destro. Da difensore, il belga ha perso la palla che ha scatenato il contropiede finale: Gargano-Inler-Higuain, assist per Callejon, bruciati Holebas e De Sanctis (uscito in leggero ritardo) e due a zero. Morale: alla Roma è andata bene.
Fonte: Corriere dello Sport

Commenti