TORINO – La prima prodezza in Champions League alla centesima presenza con la maglia della Juve. Sono anche questi i numeri di Paul Pogba, 21 anni e una mezza dozzina di big ai suoi piedi: Real, Psg, City, United, Chelsea e Bayern. Per adesso il suo talento cristallino se lo gode la Signora. La sua rete decisiva contro l’Olympiacos, quella del 3-2 finale, ha salvato la patria, esorcizzando antichi spettri che si aggirano per l’Europa bianconera. “Ora la qualificazione agli ottavi dipende esclusivamente da noi – ha detto lui a fine gara – Dobbiamo continuare a vincere. In Europa non si scherza. Qui non si può mollare mai”. Questa sera, a Baveno, i tentacoli del Polpo Paul si impadroniranno della “Castagna d’Oro”, riconoscimento già passato tra le mani di molti totem bianconeri tra i quali Scirea, Baggio, Vialli, Del Piero, Trezeguet, Nedved e Buffon. Al gala, organizzato dallo “Juventus Club Mottarone”, parteciperanno anche l’ad Beppe Marotta e Fernando Llorente.
La storia di Paul Labile Pogba è quella di un predestinato che ha saputo incantare l’Italia e poi il mondo. Un fenomeno dalla cresta ai piedi. Il film della sua carriera viaggia a velocità doppia, come certe comiche di un tempo. A 21 anni il centrocampista di origini guineane ha tutto: fisico, tecnica, visione di gioco, tiro, personalità, classe, eleganza e un’ambizione sconfinata. L’etichetta di “nuovo Vieira” gli va già stretta. La sua parabola calcistica inizia nella Seine-et-Marne, banlieue parigina. A 6 anni i primi calci da attaccante, prima all’Us Roissy-en-Brie, poi all’Us Torcy, infine nel Le Havre. Paul ammira Henry e Zidane, eroi del Mundial 1998, ma sogna di diventare devastante come Ronaldo. Con la fascia al braccio della Francia Under 16 attira le attenzioni delle grandi squadre europee. Non ha nemmeno 17 anni quando Sir Alex Ferguson lo arruola nelle giovanili dello Manchester United. L’enfant prodige conquista la Premier Academy League 2010 e la FA Youth Cup 2011e il 20 settembre 2011 esordisce in prima squadra, ma il ritorno di Paul Scholes lo convince a rifiutare il rinnovo del contratto e a cambiare aria per trovare più spazio. La sua epopea juventina comincia grazie all’intuito e al tempismo dell’ad Beppe Marotta, specialista negli affari a parametri zero (la Juve si limitò a versare 300 mila euro di indennizzo ai Red Devils). Pogba arriva a Torino con l’etichetta di bad boy e con la cresta per niente bonipertiana, ma dopo poco lo si scopre più diligente di un boy scout. Nel suo primo anno in bianconero Pogba totalizza 37 presenze e 5 reti tra campionato e coppe, compresa la rete-capolavoro segnata il 20 ottobre 2012 al Napoli. In bacheca uno scudetto e il Mundial under 20 con la sua Francia, con tanto di premio quale miglior giovane del torneo, riconoscimento che in passato toccò a campioni del calibro di Maradona (1979) e Messi (2005).
Alla sua seconda stagione italiana, Pogba è il bianconero più utilizzato da Conte (51 presenze, 9 reti spesso pesanti), che vara un modulo (il 3-5-2 oppure 3-5-1-1 all’occorrenza) cucito addosso alla mezzala francese. Diventato più concreto ed essenziale, conquista un altro scudetto, lo European Golden Boy (il Pallone d’Oro per il miglior Under 21 del continente) e un biglietto con l’Equipe de France per i Mondiali in Brasile, dove segnerà un gol (alla Nigeria) prima di uscire ai quarti (contro la Germania) e laurearsi miglior giovane della rassegna iridata, come a suo tempo capitò a un certo Pelè. D’altronde lui dice: “Il mio obiettivo è diventare il giocatore più forte del mondo”.
La Francia è tutta ai suoi piedi, pronta a scomodare illustri paragoni con Platini e Zidane, altri fenomeni transalpini esplosi a Torino. La sua conferma in bianconero, con buona pace di certe offerte multimilionarie, è il colpo dell’estate 2014. A fine ottobre, qualche giorno prima della sua nomina tra i 23 candidati al Pallone d’Oro, la Juve lo premia triplicando l’ingaggio (da 1,5 a 4,5 milioni più bonus a salire, il massimo consentito dal tetto salariale bianconero) e prolungando il contratto fino al 2019. Più che una blindatura a prova di qualsiasi nemico – non c’è clausola rescissoria -, un modo per capitalizzare al massimo la sua eventuale cessione. Il suo procuratore, il re degli agenti Mino Raiola, lo ha paragonato prima a un Dalì e poi a un Monet. Pogba oggi vale più di 50 milioni. E le superpotenze dell’Europa pallonara sono pronte a fare pazzie per aggiudicarsi un capolavoro di arte calcistica.
serie A
- Protagonisti:
- paul pogba
Fonte: Repubblica