E’ la Juventus di Allegri, Conte dimenticato. Tevez: “La Nazionale è un premio”

TORINO – E’ la Juve di Allegri. E va al Max: 28 punti in 11 partite, proprio come l’anno scorso (e due anni fa), ma con 2 gol in più all’attivo e 6 in meno al passivo. Sarà probabilmente impossibile bissare i 102 punti dell’ultimo scudetto bianconero, ma l’avvio di questa Juve 2.0 è già andato oltre le più rosee previsioni. Il tecnico toscano ha reciso il cordone ombelicale che per tre mesi e mezzo lo ha legato alla creatura di Conte, taglia 3-5-2, dando vita a un’altra squadra, la sua. “Questo nuovo modulo ci arricchisce, ora abbiamo più varietà di gioco”, ha sottolineato Allegri, prendendosi una piccola rivincita sul suo illustre predecessore. Segni particolari: difesa a quattro e tridente “leggero”. Riscoperto il trequartista, domenica contro il Parma (7-0) la Juve ha deciso di servirselo doppio, in salsa argentina: Pereyra più Tevez. Idem l’Apache, ritrovato il gusto di quel gol che non segnava da sei partite tra campionato e coppa, se lo è offerto subito doppio, con tanto di discesa coast to coast, sessanta metri di slalom palla al piede tra i paletti emiliani. Una rete maradoniana – sarà anche per quella maglia blu indossata ieri dalla Juve, che ricorda la seconda casacca dell’Argentina vestita dal Pibe de Oro contro l’Inghilterra nel 1986 -, nonché la più bella prodezza mai vista nella giovane storia dello Stadium, ufficialmente cominciata l’11 settembre 2011 proprio con una goleada al Parma (4-1).

LA SINTESI DI JUVENTUS-PARMA

TEVEZ: “IL RITORNO IN NAZIONALE E’ UN PREMIO” – Reduce dal miglior avvio di campionato della sua carriera – 8 gol in 11 partite, uno in più di quanti ne segnò con il Manchster City nel 2010-11 -, oggi Tevez ha ritrovato dopo più di tre anni di esilio forzato la sua Nazionale, attesa da due amichevoli contro Croazia e Portogallo. “Non sono uno stupido – le prime parole del bianconero -. Prima sapevo che non era il momento del mio ritorno in Nazionale. Non c’erano le condizioni. Ma ora è arrivato il momento opportuno e a questo punto della mia carriera questo ritorno è da ritenere come un premio”. Poi, a smentire certi presunti attriti con Messi: “Leo è il numero uno al mondo, lo penso e lo dico da parecchio tempo. Giocare con lui è il massimo piacere che possa capitare a un calciatore”. L’ultima apparizione di Tevez con l’Albiceleste risale al 16 luglio 2011, quando un suo errore dal dischetto costò all’Argentina l’eliminazione dai quarti della Coppa America contro l’Uruguay. Da allora, il suo Paese si è mobilitato per portare ‘el jugador del pueblo’ al Mondiale in Brasile – altro che il “metti Cassano” che l’Italia urlava nel 2004 al Trap -, con petizioni, mobilitazioni e vani appelli al ct Sabella, il quale ha sempre ritenuto Messi meglio compatibile con i vari Agüero, Higuain, Palacio, Di Maria, Lavezzi… CT10 ha schiumato di rabbia (“In Brasile non mi portano nemmeno se segno 130 gol con la Juve”), prima di farsene una ragione: “Il Mondiale? Vado con la famiglia a Disney World”. Il giorno della finale Argentina-Germania, Tevez era a Buenos Aires ma non ha televisto la partita, per dribblare la cocente delusione “di non poter dare una mano al mio Paese”. Mai una polemica esplicita, nessuna risposta fuori dalle righe: Tevez ha eletto il campo a giudice supremo, dando prova di maturità e continuità, ed è stato premiato.

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Fonte: Repubblica

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