Mancio, l’interista 2.0: la difesa prima dell’attacco

L’OPINIONE. All’inizio della sua avventura sulla panchina nerazzurra, il nuovo allenatore dell’Inter ha avuto parole dolci per tutti. Scelta strategica per ricostruire con tranquillità la mentalità di una squadra che dovrà rispondere sul campo

Ha scelto di dedicarsi alla difesa Roberto Mancini nella sua prima conferenza stampa da interista, dieci anni dopo il suo debutto. Non è stata una scelta tattica, da trasferire presto sul campo, ma strategica: per favorire una ricostruzione che sarebbe difficile per tutti. Lo sarà anche per lui, l’entusiasmo subito risvegliato dal suo ingaggio è un’arma pericolosa da maneggiare con cura. Ha giocato in difesa, Mancini, lui che da calciatore ha sempre preferito avanzare la propria posizione. Esibiva colpi di tacco e tocchi acrobatici, stavolta ha optato per tocchi brevi, un gioco essenziale insomma.

Ha parlato bene di chi già c’è (di Kovacic, di Nagatomo, perfino di Medel), chi c’era e non c’è più (Mazzarri è un bravo allenatore), allontanando chi magari vorrebbe pure tornare con lui (Balotelli resti a Liverpool). Parole da saggio pronunciate nell’anno che lo vede approdare nel club dei cinquantenni: rughe e capelli bianchi vanno mostrati e non nascosti, incutono rispetto e anche timore in qualche avversario. Sicuramente nel Milan, il primo avversario, per Mancini il primo esame di questa nuova vita. Come giocherà? Soprattutto, chi giocherà? Vedremo presto come il catenaccio verbale si trasformerà sull’erba.

Eccolo Mancini interista, versione 2.0. Eternamente grato a Moratti, confidando di poterlo essere presto per Thohir. L’unico dribbling lo ha tentato quando hanno provato a tirare in ballo Calciopoli. Gli è riuscito meglio di una finta. Le premesse giuste perché sia davvero un’altra bella storia.

Fonte: SkySport

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