Ha parlato bene di chi già c’è (di Kovacic, di Nagatomo, perfino di Medel), chi c’era e non c’è più (Mazzarri è un bravo allenatore), allontanando chi magari vorrebbe pure tornare con lui (Balotelli resti a Liverpool). Parole da saggio pronunciate nell’anno che lo vede approdare nel club dei cinquantenni: rughe e capelli bianchi vanno mostrati e non nascosti, incutono rispetto e anche timore in qualche avversario. Sicuramente nel Milan, il primo avversario, per Mancini il primo esame di questa nuova vita. Come giocherà? Soprattutto, chi giocherà? Vedremo presto come il catenaccio verbale si trasformerà sull’erba.
Eccolo Mancini interista, versione 2.0. Eternamente grato a Moratti, confidando di poterlo essere presto per Thohir. L’unico dribbling lo ha tentato quando hanno provato a tirare in ballo Calciopoli. Gli è riuscito meglio di una finta. Le premesse giuste perché sia davvero un’altra bella storia.


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