Antonio Conte e il suo 2014: tra la Juventus e l’Italia

Antonio Conte e la sua avventura azzurra, dopo la splendida storia bianconera (foto Getty)

di Alfredo Corallo

“Come ha detto Frost, due strade trovai nel bosco e io, io, scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”. La lezione all’aperto del “prof” Robin Williams ai suoi adorati ragazzi, che tante volte abbiamo rivisto con (dis)piacere in questo 2014 per un tributo all’attore americano, sembrerebbe perfetta per spiegare la scelta di Antonio Conte. Poteva trasformarsi in un anno “agghiacciante” per il nostro cittì: allenava la squadra più forte della Serie A e chissà quanti scudetti avrebbe vinto ancora… Ma al diavolo i conformismi. Si era, semplicemente, stancato di vincere “soltanto” in patria, voleva di più: l’Europa. Un’ambizione preclusa, pare, dagli investimenti prospettati in casa Agnelli/Juventus per la nuova stagione. Aspettava un top team, gridava il Mercato. Il Barcellona, su tutti: l’ha trovato, il 14 agosto. La Nazionale! E ha colto l’attimo. Nel 2016 ci saranno gli Europei, meglio di così…

“O Capitano, mio Capitano!”. La “critica” ha promosso Massimiliano Allegri e, i numeri, sono – effettivamente – dalla sua parte. Eppure, se parli con un tifoso bianconero, il tecnico leccese andrebbe a riprenderselo anche domani (ingrati!). No, è una questione di cuore, Max non c’entra nulla, lo sappiamo che è bravo e lo dimostra ogni giorno di più. Ma un giocatore e la sua fascia, un amore viscerale sul campo, e poi in panchina… Tre anni stupendi, l’ultimo di Antonio pazzesco: 102 punti, allo Stadium 19 vittorie su 19, 33 su 38 totali, 80 gol fatti e 23 subiti. Ahi, c’è un “però”: fuori già ai gironi dalla Champions, a Istanbul contro il Galatasaray, nella partita decisa da Sneijder (e dalla neve); e la delusione più grande, una vittoria che sembrava scritta: l’Europa League, con la finale a Torino. La storia di Conte e la Juve si è spezzata la sera del ritorno, quando Lichtsteiner non segna nella semi il gol che li avrebbe proiettati ad alzare la coppa (non è certo colpa dello svizzero, va bene che bastava l’1-0, ma potevano pensarci prima!).

Viva l’Italia. Il connubio con la Famiglia si rompe, non ci sono i presupposti per competere con il Real, CR7, e compagnia bella. Via, ognuno per la propria strada. Antonio riflette se stare fermo, l’anno sabbatico e blablablà. Ma è l’uomo che vuole il neo presidente della Figc Carlo Tavecchio per restituire vigore all’armata brancaleone tornata dai Mondiali brasiliani. Accetta, e intendiamoci: verbo e ferro. Fuori Balotelli (ma non l’ha dimenticato), dentro la new generation: Zaza, Pellé, Okaka e polemiche a non finire per il contratto… Torna un po’ di entusiasmo, ci sta provando, s’arrabbia, perché – forse, ma speriamo di no – non avrà molto tempo da dedicare a questa Italia. Nel caso, non scordiamoci come si fa. E allora riavvolgiamo il nastro e citiamo il vecchio Walt (Witman): “Voglio che troviate la vostra camminata, adesso, il vostro modo di correre e passeggiare, in ogni direzione. Giovanotti, il cortile è vostro”.

Fonte: SkySport

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