Ventura, la vecchia volpe del calcio italiano, ha vinto la sua sfida tattica con Benitez, confermando il grande momento del suo Torino e mettendo in evidenza tutti i limiti del Napoli.
Stasera la squadra azzurra ha denunciato evidenti problemi tecnico-tattici. Nel primo tempo la squadra granata ha giocato al gatto col topo con la formazione napoletana, incapace di opporsi al possesso di palla basso dei tre difensori avversari e schiacciata sugli esterni dalle iniziative di Bruno Peres e Darmian. Per gran parte del match il Napoli non ha costruito praticamente nulla, ostruito dall’infima qualità tecnica dei suoi due centrali di centrocampo, incapaci di dare il via all’azione in maniera pulita e sempre costretti al retropassaggio o alla giocata più semplice, spesso sbagliandola pure. Con questi presupposti diventava quasi impossibile scalfire l’organizzatissima difesa del Torino, anche considerando la pochezza offensiva del Napoli di stasera. Con le assenze di Mertens e Insigne e l’insensata scelta del tecnico di rinunciare a Gabbiadini, l’uomo attualmente più in palla degli azzurri, cercare di creare occasioni pericolose diventava quasi utopico. In mezzo Hamsik non ha mai creato nulla di pericoloso, come ormai gli accade quasi sempre. Lo slovacco non è un trequartista, non ne ha i numeri, e in quella posizione non solo vede svilite le sue caratteristiche, ma non riesce nemmeno a dare qual contributo in termini di fantasia e imprevedibilità che in si richiederebbe ad un giocatore che si disimpegna in quella zona del campo. Per Gazzi e compagni tenerne a bada l’incedere è stato fin troppo semplice. Un discorso simile vale per le corsie esterne. In un 4-2-3-1 c’è bisogno di almeno un elemento che salti l’uomo. Callejòn, come ben sappiamo, è abile negli inserimenti e nelle conclusioni (quando imbeccato da un centrocampista con un minimo di qualità che al Napoli quest’anno manca), ma nell’uno contro uno è praticamente inoffensivo. Allo stesso modo De Guzman, che è un elemento adattato sulla fascia e che, per quanto si impegni e si riveli utile, non è il tipo di giocatore che riesca a scardinare le difese avversarie con i suoi dribbling. Ecco che quindi, se mancano anche le sovrapposizioni da parte di terzini troppo preoccupati a difendere le discese dei loro opposti, diventa praticamente impossibile cercare di impensierire una difesa schierata.
Nonostante le difficoltà gli azzurri hanno cercato di proporre una maggiore pressione offensiva nella ripresa, soprattutto dopo l’ingresso di Gabbiadini al posto dell’ectoplasmatico Hamsik, che è riuscito ad infondere un po’ di voglia e qualità nella manovra d’attacco dei suoi ed è stato anche utile nel dare maggior assistenza ad un Higuaìn troppo solo e poco ispirato. Proprio nel momento in cui il Napoli stava proponendo il maggiore sforzo offensivo ed il Torino sembrava aver tirato un po’ i remi in barca, è arrivato il regalo di Koulibaly, che ha permesso ai granata di sfruttare la propria abilità nel concretizzare i calci d’angolo, aiutati pure dalla scarsa attenzione nelle marcature della difesa partenopea. Diciamo che regalare prima un corner e poi non marcare il miglior saltatore avversario sarebbe una cosa tendenzialmente da evitare, se non si vuol subire gol. Ma evidentemente questo stasera i difensori napoletani lo avevano dimenticato…
Dopo il gol di Glik il destino della squadra di Benitez sembrava ormai segnato. A nulla sono serviti gli ingressi di Inler e quello tardivo di Zapata. Il Torino non ha concesso praticamente nulla nella fase finale di gara, dimostrando gran solidità ed una evidente superiorità tattica.
In conclusione stasera è apparso evidente come il Torino avesse le idee chiare su come comportarsi sul campo e come tenere a bada il più blasonato ospite. Il Napoli, invece, si è presentato all’Olimpico senza un piano preciso per affrontare l’avversario, sperando solo in qualche ripartenza o estemporanea iniziativa individuale. A dimostrazione di come nel calcio non sia sufficiente avere i giocatori migliori, ma spesso è più importante avere le idee più efficaci.