Corbo: “Sarri, il calcio aspettava uno come lui”

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Aurelio De Laurentiis è un uomo fortunato. Nella sua estate più difficile, assediato da una contestazione sgradevole e sospetta, si accorge che l’addio alla Champions e la fuga di Benitez spingono il pubblico al disamore. Prima, cede. E va in Spagna per portare in Italia una pallida fotocopia di Benitez, Unai Emery. Gli costerebbe la luna. Si affida con il coraggio dei perdenti che gettano l’ultima moneta sulla roulette ad un Signor Nessuno disposto ad accettare il mortificante contratto di un anno solo. Non si è imprenditori per caso, De Laurentiis coglie nell’onesto bancario di Figline Valdarno il lampo di una onestà rara nel calcio, l’orgoglio limpido di una ambizione senza età, la voglia di emergere. Parla con lui dieci giorni. Resiste alla tentazione di assumere Montella. Ha già rotto l’accordo con Mihajlovic. Si accorge che Sarri è una quercia. Tiene tutto il Napoli sotto la sua ombra, lo protegge lui che non è stato ancora accettato dai tifosi.
Da Empoli è arrivato un maestro, un uomo, una persona perbene. Oggi è facile scrivere questo. Ma non è stato difficile prevederlo a poche ore da Napoli-Bruges, quando su Repubblica e nel Graffio apparve un’apertura di credito. Ricordo lo stupore di un amico prudente che lesse in anteprima l’articolo.
Qual era il segnale? Non uno, ma due. Il primo tempo con la Samp non è una concidenza, un Ambo al Lotto, il miracolo di una madonnina che qualcuno dice di aver visto piangere. No, è una squadra che sta imparando la lezione, che segue con fiducia il suo maestro, che vuole uscire da buio ed equivoci. Secondo, la squadra è tutta con l’allenatore. Reina si espone per primo. Molto importante per chi legge quello che il calcio non scrive.
Se De Laurentiis ha indovinato la scelta si ha il dovere di ammetterlo. Si dica pure che è stato fortunato, ma va detto. Non gli sono stati fatti sconti quando sbagliava, e sbaglia spesso. Ora può vantarsi di aver deciso bene.
Se Sarri sale in cattedra con l’umiltà dei professori di latino e greco che ricordiamo con affetto, magari con le stesse sigarette masticate e gli stessi brutti occhiali d’una volta, bisogna solo battergli le mani. Era l’uomo che il calcio italiano aspettava.
Giro intanto il pezzo appeno scritto per Repubblica.

Sarri è un maestro di calcio. Lo dimostra vincendo anche la personale sfida con Mihajlovic. L’organizzazione di gioco consente alla sua squadra di prevalere anche quando è stanca, ancora segnata da vittoria e lungo viaggio viaggio a Varsavia. Napoli e Milan trattarono con tutt’e due: De Laurentiis può vantarsi di aver scelto bene due volte. Quando rompo i patti con Mihajlovic, lasciandolo libero per Berlusconi e Galiani, e quando pesca Sarri, turista per caso ad Amalfi.
Il Milan punta su un tandem verticale. Montolivo, padrone del centrocampo, poco disturbato da Jorginho, e più avanti Bonaventura che cerca di infilarsi tra le linee per rifornire il velocissimo Bacca o stralunato Luiz Adriano. Il pericolo del Milan si evidenzia in fasi alterne, perché Montolivo detta legge, non altrettanto Bonaventura quando sulla sua sinistra incrocia Allan, l’apoteosi di una vita da mediano. Allan ha anche tempo e lucidità: coglie l’attimo giusto per il primo gol. Buca lui il Milan gonfio di tutta la sua presunzione. Ne segna il destino. Allan corre ragionando,è lui che abbatte il Milan: carica di rimorsi proprio Bonaventura, insidioso fino al suo gol, poi mette sotto accusa la difesa milanista. La sorprende scomposta, in ritardo, squarciata al centro.
Quella che era la forza del Milan sul piano tattico, si rivela il punto debole se gli stessi Montolivo e Bonaventura creano ma non rientrano, se Kucka non sfrutta a destra gli spazzi lasciati da un opaco Hamsik spesso fuori posizione per cercare il gol, se Bertolacci sull’altro versante non morde, non tampona, non inventa. Giusto che esca, ovvio il cambio di modulo. Mihajolic sgomento passa dal 4-3-1-2 al 4-4-2.
Bonaventura da rifinitore dietro le due punte si allinea a sinistra nel nuovo quartetto centrocampo: accanto a lui da sinistra a destra ecco Montolivo, Kucka e Cerci, subentrato numericamente a Bertolacci. La replica del Napoli si può solo immaginare: Sarri ringrazia sottovoce Mihajolic. Perché la sua squadra, dopo il raddoppio di Insigne e il suo scambio breve con Higuain, si raccoglie. Arretrata per colpire. Ha un poderoso Koulibaly che con Albiol regge ogni urto, ha Hysaj e Ghoulam puntuali ed elastici sulle zone esterne, ha Jorginho che ora coordina con Allan la controffensiva. Quelli del Napoli, stretti e compatti, solo levrieri senza collare: pronti a scattare nel vuoto, trovando un un magistrale Higuain che fa da sponda. Conte e Oriali in tribuna ispirano Insigne: una sassata su punizione stronca il Milan, offrendolo consegnandolo alla contestazione. Bisogna comprendere, prometteva lo scudetto fino ad un’ora prima. Ha il pregio di non parlarne il Napoli. Che in Italia porta inattese novità. In umiltà ascolta l’allenatore, ha subito accettato addestramento e allenamenti intensi, si distende coprendo tutti gli spazi, corre molto e mai a vuoto. Il maestro di calcio ha restituito Higuain alla sua fama. Bomber universale, che è segna o fa segnare, che porta a spasso il suo inedito sorriso di campione felice.

Antonio Corbo per Repubblica.it

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