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Lazio, Pioli senza mezze misure. Ma i numeri sono dalla sua parte

ROMA – “Chi s’accontenta gode, così così”. È un pensiero che canta Luciano Ligabue nella sua celebre canzone “Certe notti”, ma allo stesso tempo un concetto condiviso dall’allenatore della Lazio Stefano Pioli. Lo ha dimostrato ieri, il tecnico di Parma, nella gara di Bergamo con l’Atalanta. Ha seguito alla lettera il “consiglio” del cantautore di Correggio (distante neanche 40 km da Parma), senza però riuscire a ottenere il risultato sperato. A dieci minuti dal triplice fischio, contro Reja che dopo aver pareggiato aveva deciso di accontentarsi (lui sì) del pareggio, Pioli ha deciso di osare. Fuori Onazi, dentro Klose. Fuori l’unico mediano, dentro un’altra punta. “Volevo mandare un messaggio alla squadra”, ha detto dopo la partita il tecnico. Tradotto: meglio provare a prendere tutta la posta in palio, che accontentarsi del punto.

IN UN ANNO E MEZZO SOLO 9 PAREGGI CON PIOLI – Non una novità per l’allenatore biancoceleste, che già in passato aveva optato per questa soluzione, ottenendo sia risultati positivi (come in Europa League con il Rosenborg) che negativi. Questa volta è andata male, così come era capitato a Reggio Emilia (“sempre lì”, tanto per rimanere in tema) con il Sassuolo: “E rifarei ogni scelta – spiega Pioli – perché volevo migliorare la squadra e in quel momento pensavo ci fosse la possibilità di fare bene”. Può far discutere, ma è comunque coerente con il processo di cambiamento intrapreso al momento del suo arrivo a Roma per sostituire Reja: “Questa squadra è costruita per cercare sempre la vittoria, sia in casa che in trasferta e contro ogni avversario”, ha ripetuto più volte nel corso di questo anno e mezzo Pioli. Orientamento confermato anche sul campo, visto che al suo primo anno alla Lazio ha pareggiato solo in 8 delle 45 partite giocate (tra cui anche la finale di Coppa Italia persa poi ai supplementari con la Juve): il 17,7%, quasi una gara ogni 5. E in questa prima parte di stagione la media è ancora più bassa, 6,25%, in virtù del solo pareggio in Ucraina con il Dnipro nei 16 incontri fin qui disputati.

UNA SQUADRA COSTRUITA PER CERCARE SEMPRE LA VITTORIA – O si vince, o si perde. Non ci sono mezze misure. Una sorta di roulette russa, che però fino a questo momento ha portato la Lazio a centrare un terzo posto impensabile a inizio anno, a giocarsi una finale di Coppa Italia e a conquistare 60 punti complessivi nell’anno solare 2015. Insomma con l’Atalanta ha avuto ragione Reja (che non è emiliano ma di Gorizia) che cercando di strappare un punto alla sua ex squadra si è ritrovato vittorioso grazie a un contropiede perfetto nato da un errore individuale. Ma nel lungo periodo i numeri sono dalla parte di Pioli e della nuova filosofia di calcio, molto più europea, scelta dalla società: complessivamente da quando è la Lazio ha vinto 35 volte (26 la stagione scorsa e 9 in questa) e perso 17 (11 e 6). La sconfitta (la quarta su cinque trasferte in campionato) fa male, altroché. Ma anche questa fa parte del percorso di crescita che Pioli intende condurre fino “a vincere finalmente qualcosa”. Quella di Bergamo, insomma, per lui fa parte di quelle “certe notti” in cui “sei solo più allegro, più ingordo e più ingenuo che puoi”. Quel “vizio” di provare sempre a vincere che l’allenatore non vuole smettere mai. Perché in caso contrario rischi di accontentarti. E quando succede – almeno in Emilia – puoi anche godere sul momento, ma solo così così.
  ss lazio

serie A
Protagonisti:
Stefano Pioli

Fonte: Repubblica

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