Napoli. Mandorlini e quell’insulto a Sarri: «Veste solo in nero e porta male»

mandorliniNon si sono mai presi. Ma si sono incrociati più volte. Nelle varie categorie e sempre a debita distanza, ognuno seduto sulla propria panchina. Salvo poi quando uno s’intromise nei fatti dell’altro. Storia di Mandorlini e di Sarri, semplici colleghi, non amici. Un feeling per niente sbocciato, colpa della lingua biforcuta del primo. «Sarri non porta bene», per intenderci lo etichettò come jettatore.
Uscita inopportuna, sgradevole, di cattivo gusto. Un fatto che risale a oltre quattro anni fa, giugno 2011. Erano i giorni caldi dei playoff di Lega Pro. Il Verona fece sua la semifinale contro il Sorrento, la Salernitana la spuntò contro l’Alessandria, allora allenata da Sarri. Il quale si lamentò degli arbitraggi contro la propria squadra: quattro espulsioni in due gare. «Vogliono avvantaggiare formazioni più blasonate» fu il concetto espresso dal toscano per affermare che la finale era già scritta: Verona-Salernitana. E infatti andò così.

Mandorlini sulla faccenda entrò a gamba tesa. Come quella volta nel novembre dell’85. Un intervento violento e fuori tempo. Si giocava Inter-Napoli (poi finita 1-1), Bruscolotti espulso per essere venuto alle mani con Altobelli, Garella colpito da una bottiglietta e partita sospesa, il solito ambiente ostile all’interno del quale l’entrata di Mandorlini a centrocampo fece la sua bella figura. Il centrocampista azzurro Ruben Buriani ci rimise tibia e perone, il suono sinistro del crac salì fin sulle tribune di San Siro. La carriera del centrocampista napoletano finì quel pomeriggio, Mandorlini si scusò in maniera gelida. «Non volevo fargli male», rispose a Maradona che chiedeva conto di quel comportamento.

A parole quattro anni fa non è stato meno inopportuno riferendosi a Sarri nel 2011. «A me non piace parlar male di allenatori ma so che Sarri è uno che veste di nero e non porta proprio bene. Vede le cose negative»: uno schiaffo alla carriera di un collega fatta di sacrifici e costruita sulla passione. Dichiarazioni intempestive perché quella sterile polemica riguardava il tecnico toscano, gli arbitri e l’Alessandria.

L’allenatore del Napoli sorrise senza replicare. Ha le sue scaramanzie, tra queste c’è quella di indossare spesso il nero. Alternandolo al blu. Insomma gli piace vestire scuro, un look che ha fatto suo da quando ha intrapreso la carriera in panchina. Ma quella non fu l’unica uscita infelice di Mandorlini. Il suo Verona giocò e vinse quella finale playoff contro la Salernitana, conquistando la serie B. Nel dopo partita si lasciò andare a frasi poco carine, che scatenarono una disgustosa rissa in sala stampa. E quando Agroppi, opinionista Rai, lo bacchettò in televisione invitandolo a chiedere scusa per aver offeso il Sud, replicò in modo beffardo: «Tu sei fuori dal mondo».

Mandorlini, ravennate di nascita, ha giocato in sei squadre, Ascoli quella più a Sud. E allenato dodici club, più giù di Bologna non è mai sceso. Spesso comportamenti e dichiarazioni sono state tipiche del leghista, il suo capolavoro resta la festa promozione in B, ottenuta contro la Salernitana. Saltellava e ballava con i tifosi gialloblù cantando «Ti amo terrone»: festival del razzismo puro. Travolto da critiche e polemiche, fece spallucce. Qualche mese più tardi ci pensò un napoletano, Aniello Cutolo, a rispondergli per le rime a nome di tutti i terroni: giocava con il Padova, derby veneto a Verona, gol pazzesco del partenopeo da venticinque metri e di corsa ad esultare in faccia a Mandorlini: «Ti amo coglione».

Fonte: ilmattino.it

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