L’Inter di Mancini, analisi della capolista: solidità difensiva e cinismo in attacco

Tredici giornate di campionato ci regalano l’Inter capolista solitaria con due punti di vantaggio sulla coppia Napoli-Fiorentina. Uno scandalo per molti, esito scontato per altri. Il più classico degli scontri tra “apocalittici e integrati” del calcio nostrano si misura, come era facilmente prevedibile, sul piano del gioco dei neroazzurri. Sul banco degli imputati, ovviamente, il tecnico Roberto Mancini, reo di non aver dato un impronta di gioco spettacolare alla sua squadra, per quanto sia indubbiamente efficace nei risultati. 

Durissimo il commento più recente del guru dei tecnici italiani, Arrigo Sacchi, che non ha risparmiato critiche alla capolista e al suo tecnico: “L’Inter è la dimostrazione di un calcio antico rivisitato da una persona con idee chiare. In altri paesi lo spettacolo offerto dalla squadra non sarebbe gradito, però va bene in Italia dove la vittoria è tutto“. Lapidario l’ex tecnico di Milan e della Nazionale che di sicuro non si può annoverare tra i sostenitori del calcio manciniano di questa prima parte di stagione. Di contro tanti altri illustri opinionisti che invece lodano la concretezza della squadra neroazzurra che sembra seguire il più classico dei dettami del calcio italiano: la solidità difensiva.

Classifica Serie A dopo 13 giornateClassifica Serie A dopo 13 giornate  Legaseriea.it

Dopo 13 giornate è difficile pensare alla casualità e alla fortuna per giustificare il primo posto dei neroazzurri, soprattutto per una squadra blindata che ha la miglior difesa del tornero, per questo riteniamo che la capolista ricopra con merito la posizione che occupa e abbiamo provato ad analizzare le caratteristiche del “fenomeno Inter” che si trova così scandalosamente in vetta alla Serie A.

Andamento Inter dopo 13 giornateAndamento Inter dopo 13 giornate  

La prima osservazione che facciamo dopo questo primo scorcio di campionato è constatare la convinzione della squadra in quello che fa in campo, segno inequivocabile della mano del proprio allenatore e di come la sua leadership sia riconosciuta da tutti i giocatori. La seconda è chiaramente la costruzione di una vocazione tattica della squadra più che un modulo base. Anche in questo caso gran parte del merito va data a Mancini che è riuscito a preservare una forte identità tattica nonostante i numerosi cambi di modulo, ben 5 sono stati utilizzati in queste prime partite: cinque volte il 4-3-1-2, tre il 4-2-3-1, due il 4-3-3, il 3-5-2 e una il 4-4-2 ma riuscendo sempre a mantenere le sue caratteristiche fondamentali.

“L’INTER NON E’ UNA GRANDE SQUADRA MA E’ UN GRANDE AVVERSARIO PER TUTTI. GIOCHI MALE CONTRO DI LORO”

Esemplificative le parole che abbiamo preso in prestito da Massimo Sconcerti per analizzare i neroazzurri. Indubbiamente l’Inter è un avversario scomodo da affrontare per tutti, perchè non lascia spazi, è ben disposto in campo, è organizzato in ogni suo reparto ed è efficace in ogni fase di gioco. Ma per arrivare a questa quadratura di squadra il lavoro è stato molto e ancora non del tutto completato.

In primis Mancini ha avuto la “fortuna” di prendere la squadra in corsa nella scorsa stagione, anno nel quale non aveva alcuna pressione da parte della dirigenza ed ha potuto lavora di programmazione per l’anno successivo dove ha rivoluzionato completamente la rosa a disposizione.

Quello chè è riuscito a fare Mancini è senza dubbio dare un’ossatura alla squadra, seguendo il classico principio della “spina dorsale” sulla quale allestire la formazione: portiere, centrale, mediano e attaccante. Rispettivamente parliamo di: Handanovic, Miranda, Felipe Melo e Icardi.  Su questa spina verticale il tecnico neroazzurro ha costruito il suo modello tattico, con quattro giocatori affidabili nelle zone determinanti del campo, allestendo una squadra compatta e stretta nei reparti che per dirla sempre alla Sconcerti:“GIOCA UNA SPECIE DI CATENACCIO LUNGO TUTTO IL CAMPO, NON DA’ SOLUZIONI, BISOGNA ANDARE AL CORPO A CORPO E LI SPESSO E’ PIU’ FORTE” 

Oltre al pressing costante e organizzato l’Inter si distingue anche per la grande disciplina tattica, una formazione sempre molto corta, disposta in campo con una lunghezza media di 31 metri che garantische copertura ma che al tempo stesso assicura equilibrio tra i reparti e toglie spazio agli avversari.

In questa ottima organizzazione tattica si inseriscono poi le individualità di assoluto valore dei neroazzurri. L’Inter è la squadra con la miglior difesa in A, con solo sette reti subite. Trend che conferma come la squadra sia molto “italiana” nel segreto del suo successo: negli ultimi otto tornei a vincere il campionato è stata sempre la squadra con la difesa meno battuta. 

Come detto le individualità nell’Inter di questa stagione stanno emergendo con grande evidenza in tutti i reparti. La solidità difensiva dell’Inter è sorretta soprattuto dall’abilità di un ritrovato Handanovic che è tornato ai suoi massimi livelli di rendimento, dimostrandosi il migliore del nostro campionato in questo avvio di stagione: il portiere sloveno ha la percentuale di parate più alta in Serie A con l’86,3%, davanti a Donnarumma (84,6%) e Sportiello (77,4%) (dati Opta). Senz’altro lo sloveno rappresenta un valore aggiunto per la squadra, basta ricordare che non ha subito goal per 9 partite di Serie A e che nessun altro portiere, tra i top 5 campionati europei, ha fatto meglio di lui fin qui.

Affidarsi ad un portiere di alto livello è una vera garanzia alla quale si aggiunge la solità di un pacchetto arretrato che ha scoperto nella coppia Miranda-Murillo un duo affidabilissimo, soprattutto se ha la possibilità di avere come schermo difensivo giocatori di grande contenimento come Felipe Melo e Medel che concedeno pochissime chance di tiri in porta agli avversari, in media circa 12 tiri a partita vengono scagliati verso Handanovic. Risulta molto difficile infatti portarsi a distanza di tiro contro i neroazzurri che concedono pochissimi spazi agli avversari grazie agli interpreti di un centrocampo che gioca con grande intensità e precisione: nella top 8 di Serie A per passaggi riusciti si trova anche il mastino Medel.

Fase difensiva Inter  YouTube/CiskonTV

Infine l’ultima critica che veniva mossa all’Inter era la scarsa vena realizzativa dei suoi attaccanti. Dopo una striscia di sette 1-0, i neroazzurri si sono imposti con un netto 4-0 sul Frosinone. Fino a questo momento solo contro il Carpi la squadra di Mancini aveva segnato più di un goal. Al momento con 16 reti realizzate è il 6° attacco della Serie A ma a differenza della scorsa stagione riesce a mandare più uomini in goal e non dipende più dal solo Icardi in attacco, restando comunque tra le squadra che concludono di più in porta insieme a Napoli, Roma e Fiorentina. Dunque una squadra che pur cambiando, modulo, assetto e interpreti riesce comunque ad essere sempre efficace in attacco grazie all’arrivo di tanti giocatori offensivi e con caratteristiche diverse che completano il reparto come Jovetic, Ljajic e Perisic oltre a Palacio e Biabiany.

Tirando le somme dunque l’Inter non sembra proprio demeritare il posto che occupa in campionato, tra le squadre di testa è senza’altro tra le quelle più equilibrate e che ha già raggiunto una sua fisionomia definita. Quale migliore banco di prova se non il big match del San Paolo contro il Napoli per verificare se le aspettative di scudetto siano leggittime? Di contro ci saranno gli azzurri si Sarri che assomigliano ai neroazzurri per compattezza e solidità difensiva (non subiscono gol da 5 gare) e godono della coppia goal più letale della Serie A, quel duo Higuain-Insegne che sfiderano Miranda-Murillo. Insomma un classico del calcio italiano: miglior attacco contro miglior difesa. Lunedì sera la sentenza.

ibtimes.com

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