Brescia sogna un grande colpo: per la panchina c’è Zeman

Il grande sogno: un grande ritorno. E di grande c’è tutto, quando si tratta di Zdenek Zeman. Uno che divide. Lo adori oppure no.

Fu un grande bluff a Brescia, dieci anni fa. Potrebbe essere un grande colpo per il Brescia, adesso. Perché è cambiato tutto, nel frattempo, ma non è cambiato Zeman. E questo può essere il momento giusto.

Il Brescia cerca un allenatore votato al belgioco, felice di lavorare con gli under 21, di caratura tale da coltivare ambizioni e suscitare entusiasmi. Lo cerca davvero, il che dimostra quanto sia radicata, in seno al club, la consapevolezza di poter scavalcare in tempi utili l’ostacolo della ricapitalizzazione (servono 8 milioni di euro per sistemare l’assetto societario entro il 7 luglio). In questo senso Zeman – esperto nel curriculum, ma giovane nel calcio che pratica – è il top di gamma. Certo, il costo non è indifferente. Ma se il Brescia, dopo aver ricapitalizzato, propone al tecnico boemo un progetto, l’affare si fa.

ZEMAN vuole tornare in Italia dopo la salvezza con il Lugano. Zeman ha lavorato in un Pescara pieno di giovani interessanti in B nel 2012: risultato, Serie A e Verratti-Insigne-Immobile nell’orbita del calcio che conta.

Il momento giusto, ora. Non come allora. Nel 2006, quando Gino Corioni fece l’impossibile per convincerlo a dire sì a metà stagione, era tutto sbagliato. Talmente sbagliato che il Brescia pagò quell’errore per anni, come una sorta di contrappasso calcistico. Non si poteva mandar via dopo una vittoria per 3-0 (sul Pescara, il 4 marzo 2006) una guida come Rolando Maran, assolutamente in controllo di un bolide lanciato verso il traguardo dei playoff, per scegliere un pilota completamente diverso, granitico nel suo integralismo. Zeman con il suo 4-3-3 e i suoi gradoni, i suoi silenzi e le sue distanze: non proprio l’ideale per un gruppo di gente smaliziata, abituata a governare le partite come gli acciacchi, affezionata a un allenatore che sapeva valorizzarne le potenzialità senza superare la linea del rischio.

Fu come passare all’improvviso da Schumacher a Villeneuve. Inevitabile la sbandata. Otto punti in 11 giornate: ciao ciao playoff, ciao ciao squadra (nell’ultima trasferta a Crotone salirono sull’aereo 13 giocatori). E ciao ciao Brescia. ««Se tornassi indietro non accetterei la proposta: ho trovato una squadra autogestita e io sono un allenatore, non un gestore», aveva sibilato salutando. Non c’era stato feeling, l’avventura era nata male e finita peggio, finita presto. Lo stesso Corioni, che pure provava nei suoi confronti una stima inestinguibile, si era pentito di quell’azzardo privo di tempismo.

Dieci anni dopo la questione è diversa. Il nuovo corso targato Profida ci pensava già un anno fa. L’amministratore delegato Rinaldo Sagramola lo voleva già alla Sampdoria. Il direttore sportivo Renzo Castagnini si è già attivato per contatti che sono quotidiani. Discorso aperto, dunque, per il grande sogno: un grande ritorno. Che non si risolva in un grande bluff, ma in un grande colpo.

bresciaoggi

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