Milan, la cordata cinese prende forma. Ma lasciano tre pezzi grossi

Milan, la cordata cinese prende forma. Ma lasciano tre pezzi grossiSan Siro, la casa del Milan  MILANO – Saranno giorni significativi per capire quale direzione prenderà la cordata che intende rilevare il 99.93% delle quote del Milan. Il contratto preliminare firmato un mese fa ha segnato un passaggio importante ma ha anche sancito una svolta non indolore. Dal consorzio sono usciti Gancikoff, Galatioto e la societá di venture capital Gsr del manager Sonny Wu, un fondo che ha una dotazione di circa un miliardo di euro. Sui motivi di questa svolta non é ancora stata fatta piena luce. È possibile che ci fossero tempistiche di movimento diverse e il gruppo che ha prevalso – con Sino-Europe, Haixia, Yonghong Li è Han Li – abbia effettuato una fuga in avanti per arrivare alla firma che non poteva più essere rinviata dopo mesi di attesa.

FASE DI AGGIUSTAMENTO – Di sicuro il venire meno di alcuni soggetti, che fino a quel punto avevano fatto un tratto di strada in comune, ha provocato ripercussioni: in questo momento i componenti della cordata dovrebbero essere meno di 7-8. Quindici milioni sono stati già versati dai compratori cinesi a Fininvest, 85 stanno per arrivare. Ma la fase di raccolta di tutti i fondi necessari (nel preliminare si parla di 350 milioni in tre anni di cui 100 al momento del closing) e soprattutto di individuazione di tutti i partner finanziari e industriali con ogni probabilitá deve essere ancora completata. Non a caso, settimana prossima è previsto un incontro a Pechino tra Han Li, referente della cordata, e rappresentanti del governo cinese per fare il punto della situazione nella trattativa per l’acquisto del Milan.

IL RUOLO DEL GOVERNO – Il governo vigila perché nel preliminare compaiono il fondo di Stato SDIC e il veicolo a controllo pubblico Haixia (ma é scritto che saranno Yonghong Li è Haixia “insieme ad altri investitori” a rilevare materialmente le quote). Al momento é proprio la presenza del governo nell’operazione a rappresentare la garanzia maggiore dal momento che quasi nulla si sa dei soggetti privati. Ma le vicende calcistiche degli ultimi anni hanno dimostrato che il governo cinese può suggerire e guidare determinati movimenti ma non può prendere l’iniziativa in prima persona: in questo caso tutto passerà da Haixia, dove alla fine dovrebbero confluire tutti i capitali raccolti.

RICAMBIO DOPO I SALUTI – Intanto il club rossonero rischia di restare troppo a lungo fermo in questa lunga transizione. Se ne sta andando anche Umberto Gandini, per quasi 30 anni dirigente delegato ai rapporti con le istituzioni calcistiche internazionali, conosciutissimo dai vertici Uefa e Fifa, in procinto di passare alla Roma. È l’ennesimo addio degli ultimi 3 anni dopo Ariedo Braida e Laura Masi per citare le figure più in vista. Nel settore commerciale non é ancora stato rinnovato il contratto con Infront e a questo punto il club di via Aldo Rossi si sta muovendo in autonomia. Galliani mai come in questa occasione sembra vicino a separarsi dal Milan perché sta per passare la mano Fininvest che lo ha sempre ritenuto indispensabile. Resta Fassone nuovo ad nei piani dei futuri proprietari cinesi che si sta muovendo per preparare alcuni innesti nell’area sportiva del club ad accordo definito. Aleggia inoltre l’idea di chiamare nella dirigenza una bandiera del passato. I nomi sono quelli di Maldini, Albertini o Costacurta. Ma per ora sembra che nessuno sia stato contattato con decisione.

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Fonte: Repubblica

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