Domenico Messina, a destra, accanto al presidente Aia Marcello Nicchi (ansa) MILANO – Un confronto utile perché va in scena a inizio stagione ma che potrebbe avere una platea più qualificata con qualche domanda in più. È questo il pensiero dei vertici arbitrali italiani al termine dell’annuale incontro con allenatori, capitani e dirigenti dei 20 club di Serie A, andato in scena questa mattina a San Siro. “Mi aspetterei più capitani, più allenatori e più dirigenti. Noi eravamo con la squadra al completo”, dice il presidente dell’Aia, Marcello Nicchi.
ASSENTI 11 ALLENATORI – Erano solo 9 i tecnici presenti: Allegri, Montella, Spalletti, Donadoni, Juric, Gasperini, Nicola, De Zerbi e Maran (assente più giustificato De Boer a Montecarlo per ritirare un premio). Le società con la rappresentanza più ricca: Juventus (Marotta e Marchisio oltre ad Allegri), Bologna (Di Vaio e Gastaldello con Donadoni) e Atalanta (Raimondi e Marino insieme a Gasperini). Secondo le regole, per avere la licenza Uefa deve esserci almeno il vice allenatore e un calciatore delegato dal capitano: requisito rispettato da tutti i club. “Ci sono state solo due domande da parte di un dirigente – aggiunge Nicchi – positivo e negativo al tempo stesso perché vuol dire che sono stato chiaro. Non vorrei che si fosse persa un’occasione se c’era qualcosa da chiedere. Ma le domande sono sempre state cose”.
AMMONIZIONI IN NETTO CALO – Il confronto ha avuto come temi principali il Var, la nuova regola sul fallo di mano e casi particolarmente complessi di fuorigioco. È stato mostrato il video relativo al gol di Badelj in Fiorentina-Roma e la posizione di Kalinic: la rete viola andava annullata a causa della posizione del centravanti che ha condizionato l’intervento del portiere. La mancata automaticità del giallo sul fallo di mano contribuisce a una riduzione delle ammonizioni: “Sono 66 in meno rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione – continua Nicchi – credo dipenda molto da questa nuova norma sul tocco di mano. Ma spero che dipenda anche dal fatto che si gioca con meno irruenza e cattiveria. Sorprende che qualche volta si vede ancora il giocatore sorpreso per una sanzione provocata da intervento con piede a martello. E dobbiamo azzerare le ammonizioni per proteste. Già sono scese perché i calciatori sanno che almeno uno o due gialli sono automatici se viene circondato l’arbitro. Solo il capitano può avvicinarsi”.
CON LA VAR TUTTO DIVERSO – Al centro dell’attenzione non poteva che esserci anche l’esperimento della “moviola in campo” iniziato proprio a San Siro dieci giorni fa con Milan-Sassuolo nella versione offline. Una partita piena di episodi e di errori da parte dell’arbitro Guida che hanno fatto inferocire gli emiliani (oggi assente Di Francesco). “Sarei ipocrita se dicessi che non sarebbe cambiato nulla – commenta il designatore della Can di Serie A, Domenica Messina, che era a San Siro insieme a Doveri e Di Bello – la tecnologia avrebbe fornito supporto. Ma sarei preoccupato se Guida si fosse fatto condizionare dalla presenza mia e di Collina dietro al monitor”. Nicchi invece era a Torino per il test di Irrati per la partita tra Torino e Fiorentina: “Irrati era sudato come se avesse arbitrato in campo. Conta molto la bravura dell’operatore. Il Var ha 4 monitor dove rivedere le azioni sotto lo schermo principale. E non dimentichiamo che gli arbitri faranno sacrifici aggiuntivi per questo esperimento rinunciando alla domenica libera”. Capiterà spesso che gli addizionali del sabato saranno utilizzati come Var la domenica. Nicchi scherza sulle possibili prossime evoluzioni della tecnologia: “Ci vorrebbe il motorino in campo”.
ANNATA DI BUON VINO – Gli allenatori sembrano tendenzialmente scettici sul Var: “Sono curioso ma non amo il gioco spezzettato e non sempre la moviola chiarisce le situazioni. Bisogna accettare le decisioni degli arbitri”, dice Gasperini. Marotta è convinto che la moviola in campo possa dare una mano: “E’ importante per valutare situazioni oggettive che meritano attenzione particolare. Può essere un supporto importante per debellare alcuni errori”. Spalletti incoraggia gli arbitri: “Sono come il vino, ci sono annate buone e altre un po’ meno. Quella di quest’anno e’ sicuramente una buona annata”.
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Fonte: Repubblica
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