Mandzukic, un guerriero tuttofare per la Juventus

Croato classe 86′, è alla sua seconda stagione con i bianconeri. Una carriera dove spesso ha dovuto confrontarsi e lottare con “scomodi” compagni, come Dzeko ai tempi del Wolfsburg e i fantasmi di Lewandowski e Diego Costa tra Bayern e Atletico Madrid. Ma ecco perché la squadra di Allegri oggi non può fare a meno di lui. Anche in Supercoppa

La Juventus non può fare a meno di lui: Mario Mandzukic, il giocatore perfetto per Massimiliano Allegri. E l’attaccante croato perfetto lo è per almeno tre motivi: perché si adatta a scelte tattiche diverse; perché la storia della sua carriera gli ha imposto d’imparare alla svelta anche ad adattarsi a compagni di squadra con un modo di giocare diverso dal suo; soprattutto perché ha uno spiccato spirito di sacrificio.

L’attaccante che difende – Ne è un esempio l’ultima partita contro la Roma: pronti via ha lavorato un gran pallone sulla destra e messo Higuain nelle condizioni di battere Szczesny (tiro parato); poi ha aiutato, e parecchio, in fase difensiva. Così con l’Atalanta (scorso 3 dicembre), dove ha “parato” più di Buffon e messo pure la firma sul 3-1 finale. Un attaccante che difende, dunque, cosa può volere di più un allenatore? I gol, certo. Finora ne ha segnati appena 5 (4 in campionato e 1 in Champions), ma l’impressione è che per ora possa bastare in una stagione, manco a dirlo, ancora lunga e piena d’impegni.  

Chi è Mario? – Per rispondere a questa domanda potrebbe bastare quanto postato da Mandzukic sui propri account social proprio al termine della partita contro la Roma. “L’attitudine è una piccola cosa che fa una grande differenza“. Poco prima aveva pubblicato una foto della squadra puntando su concetti come coraggio, passione, orgoglio, voglia di lottare e vincere. Parole, poche, che però tracciano un profilo reale di un calciatore anche introverso, che non ama particolarmente il contatto con la stampa, ma che di sicuro non vuole essere secondo a nessuno. Mai. La sua storia professionale lo spiega bene. 

Il Wolfsburg– Nato il 21 maggio del 1986 a Slavonski Brod – 60mila abitanti nella regione della Slavonia – Mandzukic dal 2004 al 2010 ha giocato con Marsonia (giovanili della sua città), NK Zagabria e Dinamo Zagabria (3 stagioni, 51 gol). Poi la stagione successiva la chiamata don destinazione Bundesliga da parte del Wolfsburg. Qui trova Edin Dzeko come compagno di reparto. Nella prima parte di stagione fa la riserva del bosniaco. Ma ceduto l’attuale romanista, Mario comincia a dettare legge anche in Germania: si sblocca a marzo e fino al termine della stagione realizza 8 reti nelle ultime 8 giornate di campionato.

Il Bayern Monaco, da Gomez a Lewandowski 
– L’anno successivo i gol diventano 12 e, dopo un ottimo Europeo (3 gol nella fase a gironi) passa al Bayern Monaco per 13 milioni. Cifra non esorbitante, un vero affare per i bavaresi. Il nuovo rivale stavolta è un altro Mario, Gomez, che nelle precedenti due stagioni aveva segnato 80 gol considerando tutte le competizioni affrontate dal club. Mandzukic riserva? Sono in molti a pensare che sia questo il suo destino, ma poi la sua straordinaria capacità di adattamento convince Jupp Heynckes a credere in lui. Per il croato, però, le difficoltà non sono finite: sulla panchina del Bayern nel 2013 c’è Pep Guardiola e il nuovo sistema di gioco (senza prima punta) dell’ex Barcellona sembra incompatibile con le caratteristiche di Mandzukic. Sembra, perché le parole dell’attaccante sull’allenatore rilasciate tempo dopo – “E’ una persona da evitare” – fanno “intuire” che tra i due i motivi della rottura siano andati oltre moduli e decisioni tattiche. Poi Robert Lewandowski: l’acquisto del polacco per Mario equivale a una porta sbattuta in faccia. E’ tempo di cambiare aria, va all’Atletico Madrid.

L’Atletico dopo Diego Costa – A Madrid arriva per 22 milioni il 10 luglio del 2014. In teoria deve sostituire Diego Costa (passato al Chelsea), di fatto l’esperienza non è esaltante, anche se 20 gol, tra campionato e coppe, non sono certo malaccio. Il problema è il modo di giocare di un Atletico dove pressing e contropiede gli rendono troppo complicata la vita. Insomma, non basta il suo essere guerriero, che pure si coniuga bene con la mentalità rojiblanca. Alla fine Diego Simeone gli preferisce spesso Fernando Torres. “Mario dev’essere rifornito in continuazione – dice in un’intervista il Cholo – Diego Costa a volte è autosufficiente“, un paragone che fa convivere Mandzukic con un fastidioso e ingombrante fantasma. L’avventura spagnola si chiude qui.

Dybala, la fortuna e la sfortuna di Mario – La prima stagione alla Juventus, nel 2015, è quella della coesistenza con l’idolo Morata. Nell’anno dello scudetto vinto in rimonta, Mandzukic rompe il ghiaccio con il primo gol solo a ottobre, per poi prendersi il posto da titolare e chiudere il campionato con 10 gol. In Champions, nell’andata a Torino contro il Bayern, dà il meglio di sé, forse anche perché spinto dai contrasti del passato con i tedeschi. Nel complesso la sua duttilità e la sua grinta emergono con forza. Così nella stagione in corso, dove forse sarà difficile vederlo in un tridente con Higuain e Dybala, ma dove proprio l’assenza per infortunio del secondo lo sta facendo apprezzare con più continuità. Giocatore che probabilmente nel 3-5-2 è in grado di esprimersi al meglio, l’ultima fatica Mandzukic sarà quella di trovare un posto nel cuore dei tifosi juventini anche quando la La Joya sarà pronto per riprendersi la maglia da titolare. Perché tra un Gioiello e un Pipita, Mandzukic sa che Allegri può sempre contare su SuperMario. Anche in Supercoppa. 

Fonte: SkySport

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