Juventus, Allegri: “Il mio sfogo legittimo, a Doha squadra poco seria per 90 minuti”

TORINO – “Ricominciamo il cammino verso il sesto scudetto ed entriamo nella leggenda”. Alla vigilia di Juve-Bologna, Massimiliano Allegri torna sulla sua sfuriata dopo il ko in Supercoppa a Doha: “E’ stato uno sfogo normale, legittimo”. Spegne certi gossip inglesi: “Il mio ciclo alla Juve non è ancora finito”. E richiama i suoi all’ordine: “Quest’anno dovremo migliorare la qualità del gioco e soprattutto la gestione delle gare: avere il possesso del pallone non vuol dire comandare la partita”. Non convocato Buffon: “Ha preso una bella botta di influenza”. Dybala, dopo quattro panchine consecutive, tornerà nell’undici titolare al fianco di Higuain. In forte dubbio la presenza di Evra, distratto più dalle sirene spagnole (Valencia) che da quelle inglesi (Manchester United).

Massimiliano Allegri, ha rivisto il suo sfogo di Doha?
“Sì, era lo sfogo di un allenatore che tiene in modo particolare al suo lavoro e che, dopo aver elogiato tante volte i suoi ragazzi, si è concesso di dire qualcosa di una partita in cui ci poteva comunque stare una sconfitta. Non c’entravano né il mercato, né il mio futuro. Dopo 35 minuti siamo usciti dalla gara, abbiamo getito male una sfida che metteva in palio un trofeo. L’andamento della partita mi ha fatto molto arrabbiare”.

“Li prenderei a calci nel sedere”, aveva minacciato. Ci è poi riuscito? 
“Mi sono molto arrabbiato anche alla luce dei numeri che avevano ottenuto nell’anno solare. Non abbiamo capito l’importantza di una partita che abbiamo affrontato da squadra un po’ meno seria”.

C’è stato un confronto con la squadra?
“Ci siamo rivisti soltanto il 3 o 4 gennaio, quando sono rientrati tutti. Bisogna confrontarsi non tanto sul come abbiamo perso la Supercoppa ma sul nostro comportamento dopo i primi 30 minuti. Ora non abbiamo più tempo di sbagliare, dobbiamo soltanto fare punti: ne abbiamo soltanto 42 e ce ne mancano ancora tanti alla vittoria dello scudetto, visto che la Roma insegue”.

La Juve rischia di aver perso un po’ di compattezza?
“Nell’arco di una stagione ci sono dei momenti in cui le partite vengono approcciate in un modo sbagliato, ci era successo anche a Genova. Quattro giorni prima della Supercoppa abbiamo battuto la Roma: venivamo da un periodo positivo, ma non siamo stati capace di riaccendere l’interruttore dopo la prima mezz’ora”.

Secondo il suo mentore Giovanni Galeone il ciclo di Allegri alla Juve è finito. L’ha sentito? Cosa gli ha detto?
“Io e lui abbiamo un rapporto trentennale, ci siamo sentiti per auguri di Natale. Il mio ciclo alla Juve non è ancora finito. Sono contento e ho voglia di restare il più a lungo possibile qui”.

Quante insidie comporta affrontare il Bologna alla ripresa?
“Quella di domani sarà una partita molto insidiosa, perché negli ultimi undici incroci per ben nove volte entrambe le squadre hanno segnato. Il Bologna ci ha sempre dato filo da torcere: si chiude e riparte bene, è organizzato e ci terrà a fare bene. La prima partita dopo la sosta, poi, è sempre incasinata e presenta molte incognite. Ma noi dobbiamo mantenere inalterato il vantaggio sulla Roma”.

Teme un assalto del Real Madrid a Dybala? E’ infastidito dalle voci che rimbalzano dalla Spagna?
“Non sono cose che mi riguardano e che mi infastidiscono, perché Paulo è un nostro giocatore che sarà molto importante nei prossimi mesi, così come Pjaca. Se domani Dybala partirà titolare? Non ho ancora scelto la coppia di attaccanti, e nemmeno se giocano tutti e tre. Di sicuro, però, Paulo sarà in campo dal primo minuto”.

Farà finalmente giocare Pjaca?
“Marko sta meglio, domani è convocato e potrebbe avere spazio, poi mercoledì arriverà l’Atalanta in Coppa Italia”.

Evra è ancora a disposizione oppure c’è aria di addio?
“Non parlo di mercato in entrata o uscita, ci pensa la società. I giocatori, finché sono qui, devono essere a disposizone. Domani o gioca lui oppure Asamoah. Il mercato di gennaio crea instabilità: ci sono troppe voci, tra chi parte e chi arriva. Meno se ne parla e meglio è, certe vicende possono destabilizzare la squadra. Restiamo concentrati, anche perché arriva un mese con diverse partite importanti per il campionato”.

Buffon ha recuperato dall’influenza? Barzagli ha definitivamente smaltito il problema alla spalla?
“Domani ci sarà Neto. Gigi ha preso una bella botta di febbre, credo che non verrà convocato, così potrà lavorare in vista della trasferta a Firenza. Quanto a Barzagli, la spalla è a posto, verrà convocato ma non so se giocherà. E in settimana torneranno anche Bonucci e Alex Sandro”.

Rincon potrebbe già giocare?
“Tomas è un ottimo elemento di grande professionalità e con le caratteristiche di cui avevamo bisogno. Sono contento del suo arrivo. Può agire da interno di centrocampo oppure davanti alla difesa. Non so se domani giocherà, ha bisogno di conoscere i compagni, ma tornerà sicuramente molto utile”.

Sta pensando a un 4-3-2-1 ad “albero di Natale” con Pjanic e Dybala dietro a una punta?
“Ci può stare, dipende da come ci metteremo in campo. E’ normale che Higuain sia il punto più avanzato della squadra, mentre con Manduzkic possiamo giocare anche in un modo diverso”.

Marchisio potrebbe tornare a giocare da mezz’ala?
“L’ho provato proprio l’altro giorno e ha fatto una buona partitella. Claudio sta recuperando la forma ottimale. Dopo un intervento al crociato servono sei mesi per rientrare e altri sei mesi per riprendere la condizione migliore”.

Sacchi ha detto che la Juve può vincere la Champions: un bell’incentivo, visti i vostri recenti rapporti…
“Con Sacchi ho un ottimo rapporto, normale che ci siano vedute diverse altrimenti non ci sarebbe confronto. Quest’anno abbiamo l’occasione per entrare nella leggenda, vincendo il sesto tricolore. In Champions troveremo una squadra abituata a giovcare in campo internazionale, tanto che ha superato il premilimanre contro la Roma. La tradizione in Europa è una cosa che si fa sentire eccome. Il nostro passaggio del turno non è così scontato”.

Guardiola ha dichiarato che non allenerà fino a sesstant’anni: lei che ne pensa?
“Dipende da quando uno inizia, e lui ha cominciato molto presto. Io credo che una carriera ad alti livelli non possa durare più di quindici anni, poi però tutto dipende da persona a persona”. 

Cosa pensa invece di questo dominio cinese del calcio internazionale?
“Il mondo si è globalizzato: quindici anni fa c’era la Russia, ora tocca alla Cina, dopodiché credo che sarà la volta dell’India. I cinesi si sono catapultati in modo massiccio nel calcio, comprando società o portando in Cina giocatori e allenatori di grande valore. Il loro obiettivo è avere il Mondiale del 2030 e creare 50 mila scuole calcio”. 
 

Fonte: Repubblica

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