Dopo la sconfitta in Champions in casa del Manchester City e il pareggio interno in campionato contro l’Inter, il Napoli ha ritrovato la vittoria a Genova, contro la squadra di Juric, trovando il nono successo in dieci partite di Serie A e riacciuffando il primo posto in solitaria dopo il momentaneo sorpasso dei nerazzurri di Spalletti nell’anticipo di martedì.
Come spesso accaduto negli ultimi anni, la partita in casa del Genoa non ha risparmiato difficoltà agli azzurri. Juric ha impostato la gara puntando molto su una partenza aggressiva, portando pressione al Napoli con i suoi tre uomini d’attacco, più i due esterni di centrocampo dalle caratteristiche offensive. In particolare, come avvenuto nella gara della scorsa stagione, Juric ha tentato di ostruire la costruzione di gioco del Napoli, ponendo Rigoni in pressione sul regista napoletano. Questa mossa, tuttavia, non ha sortito gli esiti sperati dall’allenatore rossoblù, poiché la presenza di Diawara al posto di Jorginho ha modificato le dinamiche della costruzione del gioco dei partenopei. Il giovane guineiano è infatti meno portato alla regia pura, rispetto all’italo-brasiliano, ma più dinamico, abile ad accorciare sul portatore di palla avversario e a dare supporto alla difesa grazie alle sue qualità fisiche. Per questo motivo, l’azione del Napoli è partita prevalentemente dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Chiriches che, schierato al posto di Albiol, è stato particolarmente intraprendente nel dare il suo contributo in fase di impostazione, rendendo così vana l’idea iniziale di Juric di incentrare la pressione dei suoi sul perno basso di centrocampo. Inoltre, la presenza contemporanea di Zielinski e Hamsik, spesso deleteria in fase di non possesso, ha consentito al Napoli di avere altri due palleggiatori in mezzo al campo, favoriti dal trovarsi a fronteggiare due elementi come Veloso e Bertolacci, non proprio ardimentosi dal punto di vista dell’interdizione e del lavoro senza palla.
Nonostante le sfuriate del Genoa nei minuti iniziali e finali della gara, il Napoli si è trovato sostanzialmente a godere del dominio completo del centrocampo, correndo potenziali rischi solo su errori individuali o sporadiche ripartenze.
Anche in attacco gli azzurri hanno potuto sfruttare diversi spazi. I due mediani del Genoa, come già notato, faticavano a fornire da soli l’adeguata copertura tra le linee, sia per caratteristiche proprie sia per i continui movimenti dei giocatori napoletani, che non davano alcun punto di riferimento e finivano quasi sempre per trovare l’elemento libero per ricevere a ridosso dell’aria di rigore o in inserimenti alle spalle della difesa.
La superiorità del Napoli si è concretizzata anche sulle corsie esterne, presidiate per il Genoa da Lazovic e Laxalt, costretti a dare man forte alla difesa a tre, e dai faticosi ripiegamenti di Rigoni e Taarabt. Gli azzurri hanno saputo spesso sfruttare la superiorità numerica sulle fasce, sfruttando le attitudini non propriamente difensive degli esterni avversari e costringendo i tre centrali di difesa agli straordinari, dovendo sopperire allo scarso sostegno da parte dei centrocampisti.
A fronte di tanti potenziali spazi da sfruttare e di una manifesta superiorità nel condurre il gioco, alla fine il difetto del Napoli è stato quello di non riuscire a chiudere il match in maniera perentoria. Sul risultato di 1-3 gli azzurri sembravano poter gestire la gara a loro piacimento. Aver permesso al Genoa di rientrare in partita nei minuti finali è sicuramente una mancanza che Sarri dovrà rimproverare ai suoi. D’altra parte il mister azzurro potrà dirsi soddisfatto in merito ai segnali positivi che il match ha fornito su alcuni uomini che sembravano in una condizione non ottimale. La prestazione di Mertens è stata decisamente indicativa in tal senso.