Come gioca Lisandro López

Il gol “peggiore” concesso fin qui dall’Inter, senza aggressività né comunicazione tra i giocatori: Politano porta palla per settanta metri e serve l’assist vincente.

La difesa ha tutto sommato retto il colpo, continuando a concedere poche occasioni a partita, ma la spia della riserva ha iniziato a lampeggiare pericolosamente. Skriniar è stato costretto a giocare sempre, dal primo minuto fino all’ultimo, tutte le venti partite di campionato, più i due turni di Coppa Italia con tempi supplementari inclusi, per un totale di oltre 2000 minuti in campo. Miranda ha giocato tutta la prima parte di stagione con lo stesso minutaggio, prima di fermarsi a fine dicembre per una lesione al polpaccio destro.

Ranocchia ha provato a convivere con i dolori alla schiena e al costato fino a gettare la spugna nell’ultimo quarto d’ora contro la Fiorentina: il suo posto al centro della difesa è stato occupato da Santon, che soffre di acciacchi cronici alle ginocchia, come ha ricordato Spalletti. Vanheusden, che doveva idealmente occupare lo slot di quarto difensore centrale, si è rotto il crociato del ginocchio sinistro a settembre, in una gara di Youth League, e non lo rivedremo in campo prima di qualche mese, difficilmente con la prima squadra.

In questo clima di emergenza e commiserazione, in cui Spalletti si è lamentato pubblicamente dell’assenza di un difensore centrale, l’Inter ha ufficializzato il prestito di Lisandro López, il quarto difensore centrale per minuti giocati nelle ultime tre stagioni del Benfica. È esattamente la stessa posizione che dovrebbe occupare nelle gerarchie di Spalletti, eppure ci sono buone ragioni per credere che López possa avere un impatto immediatamente positivo sul nostro campionato, almeno finché l’allarme infortuni non sarà rientrato.

Cosa porterà Lisandro López

Lisandro López è nato nel settembre del 1989 a Villa Constitución, una cittadina nella provincia di Santa Fe, a una manciata di chilometri da Rosario. Ha iniziato a giocare a calcio come tanti altri giovani argentini, da piccolissimo, nel suo barrio, mosso dalla passione del padre Pedro, cameriere e calciatore amatoriale (anche il fratello minore, Lucas, ha intrapreso la carriera da calciatore, ma si trova attualmente senza squadra). Fino all’età di tredici anni ha giocato da attaccante, e ricorda quel periodo come «il più divertente, quando tutti correvamo dietro il pallone, e non importava se si vinceva o si perdeva».

Ha assaggiato per la prima volta il calcio professionistico quando aveva 16 anni, ed è stato costretto a lasciare la famiglia per trasferirsi a Buenos Aires, nelle giovanili del Chacarita Juniors. Lo sviluppo tattico di “Lichi”, come lo chiamavano a Villa Constitución, è quindi iniziato tardi, e gli ci è voluto del tempo per adattarsi alla nuova posizione, e alla nuova dimensione del professionismo: «Ho imparato in campo i trucchi da difensore. (…) Ora comunico di più dentro il campo e so quando uscire, e quando invece aspettare. Prima volevo fare tutto».

A ventun anni si è trasferito all’Arsenal di Sarandí, dove ha iniziato da subito a giocare con regolarità. L’anno successivo ha sollevato il Clausura 2012, il primo, storico titolo nazionale dell’Arse, seguito poi dalla Supercopa 2012, vinta ai rigori contro il Boca. Il campionato fu deciso all’ultima giornata, quando l’Arsenal scavalcò l’Independiente suggellando una rimonta impronosticabile. Il gol decisivo lo segnò proprio Lisandro López, al ventottesimo minuto, con un collo destro di potenza impressionante, se si considera che è fisicamente aggrappato al marcatore e non ha modo di guadagnare velocità o di perfezionare la coordinazione.

Pochi difensori, del resto, possono vantare un video su YouTube lungo dodici minuti che si limita a raccogliere i gol segnati nel giro di tre stagioni. Con la maglia dell’Arsenal, Lisandro López ha segnato in totale diciassette reti, tutte sugli sviluppi di un calcio piazzato, quasi tutte di testa, con alcune singolari eccezioni come la rovesciata realizzata in casa del Club Olimpo, dopo uno stacco imperioso con cui porta la gamba destra in massima estensione, sopra la testa del difensore. La chilena è stata poi selezionata tra i dieci gol candidati al Puskas Award del 2011, ma è arrivata ultima nelle votazioni.

Fonte: SkySport

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