Liverpool-Tottenham, le chiavi tattiche

Breve riassunto delle puntate precedenti: chi arriva meglio alla partita tra Liverpool e Tottenham?

Dopo la gara di Wembley dell’andata, vinta con un impressionante 4-1 dal Tottenham, il Liverpool è riuscito ad inanellare una serie da 18 partite senza sconfitte in tutte le competizioni e, soprattutto, 2 punti di vantaggio sugli Spurs. Tra fine dicembre e metà gennaio, i “Reds” hanno vinto cinque partite su cinque, compreso il derby con l’Everton in FA Cup e la gara con il Manchester City, in cui gli uomini di Guardiola hanno sofferto la loro prima sconfitta questo campionato (un pirotecnico 4-3, punteggio che non rende completamente giustizia alla prestazione eccezionale di Salah e compagni). La striscia si è però chiusa malamente con una sconfitta per 1-0 contro lo Swansea, gara in cui il Liverpool ha effettuato 21 tiri e mantenuto il 72% di possesso palla. Partite di questo tipo possono capitare nell’arco di una stagione, ma a distanza di cinque giorni, la squadra di Klopp è capitolata nuovamente, stavolta subendo 3 reti contro il West Bromwich, costate l’eliminazione dalla FA Cup. Due sconfitte che, nonostante la successiva vittoria con l’Huddersfield, hanno fatto ritornare in auge il tema delle difficoltà del Liverpool contro le “piccole”, che già avevano pesato non poco sull’economia dei due precedenti campionati con il tedesco al timone.

Il percorso del Tottenham è stato meno lineare, anche perché dopo la vittoria dell’andata, ha impiegato oltre un mese e mezzo per tornare a conquistare i tre punti in campionato (5-1 con lo Stoke il 9 dicembre), probabilmente hanno influito gli sforzi della positiva campagna in Champions League, che ha visto gli Spurs terminare il proprio girone al primo posto di fronte al Real Madrid. Quel 5-1 ha segnato un importante punto di svolta della stagione: da quel momento in poi gli uomini di Pochettino hanno perso solo una volta (1-4 con il Manchester City) approfittando anche di un calendario relativamente semplice. L’ottimo 2-0 contro il Manchester United dell’ultimo turno di campionato, la prima vittoria in stagione contro una delle altre “Big Five”, ha rilanciato le ambizioni Champions del Tottenham, che al momento è quinto, ma come detto, si trova a solo due lunghezze di distanza dai rivali di giornata del Liverpool e dal Chelsea. Con una classifica così corta e un Arsenal rinnovato dal mercato distante ora solo tre punti, la gara di Anfield rappresenta un vero e proprio bivio della stagione degli Spurs.

Quali sono i giocatori più in forma?

Gli occhi di tutti saranno inevitabilmente puntati su Momo Salah e Harry Kane, che si stanno giocando il titolo di capocannoniere. In pochi si aspettavano l’exploit realizzativo di Salah, che ai 19 gol in campionato (26 in tutte le competizioni) ha aggiunto anche 6 assist: l’acquisto dell’egiziano è stato probabilmente il migliore in tutta la Premier e adesso i 40 milioni sborsati alla Roma sembrano francamente pochi. I tifosi gli rimproverano qualche errore sotto porta, ma gli Expected Goals confermano quanto le sue prestazioni siano eccezionali: ai 18 gol senza rigori corrispondono 13,1 xG complessivi. L’ex giallorosso sembra nato per giocare nel tridente dei “Reds” che, completato da Firmino e Mané, è una vera e propria meraviglia della Premier League. 

Se Salah, 4 gol e un assist nelle ultime quattro gare, è stato una sorpresa, il due volte capocannoniere Kane è ormai una certezza. A 24 anni e mezzo e dopo tre reti nelle ultime tre partite, contro il Liverpool andrà a caccia del suo centesimo gol in Premier League, il ventiduesimo in questo campionato: inutile sottolineare come il centravanti della Nazionale inglese sia ormai uno dei migliori attaccanti del mondo. lo stesso Klopp ne ha tessuto le lodi nella conferenza pre-partita, paragonandolo a Firmino per il suo contributo in fase difensiva, sottolineando anche come sia stranamente generoso per un finalizzatore e sia tanto bravo a segnare quanto a mettere i compagni in condizione di farlo.

Come è cambiato Mauricio Pochettino in questi anni?

Pochettino è ormai alla quarta stagione sulla panchina del Tottenham, si può dire che sia cresciuto insieme al club conquistando prima un quinto, poi un terzo e infine – lo scorso anno – un secondo posto in campionato. Pur non avendo un tetto stipendi paragonabile alle altre principali rivali per la vittoria finale,gli Spurs hanno la forza finanziaria per trattenere le proprie stelle e soddisfare le richieste del proprio allenatore in fase di mercato. Ciò ha fatto sì che il progetto di Pochettino fosse fondato attorno a uno zoccolo duro di giocatori che il tecnico argentino è riuscito a sviluppare secondo i suoi principi di gioco.

Ma la progressiva crescita di Pochettino come tecnico forse è stata ancor più determinante del mantenimento della rosa. Nei primi due anni, non appena uno degli undici titolari era indisponibile si intravedeva un calo nelle prestazioni del Tottenham: ogni ruolo e compito del 4-2-3-1 era altamente specifico e richiedeva dunque l’interpretazione di un certo tipo di calciatore, ma le qualità dei giocatori in panchina, pur importanti, non combaciavano perfettamente con quelle dei titolari, soprattutto per quanto riguardava i centrocampisti. La svolta, che non a caso è coincisa con il secondo posto in campionato, è arrivata nella passata stagione quando Pochettino ha cominciato a utilizzare anche la difesa a tre e soprattutto ha cominciato a riorganizzare le responsabilità dei calciatori in campo a seconda delle proprie caratteristiche, ma anche a quelle dell’avversario.

Ad esempio, nelle partite in cui si aspettava un avversario schiacciato nella propria area di rigore, ha utilizzato anche un solo centrocampista (di solito) Wanyama e alzato Alli di qualche metro, in modo da avere sempre tre giocatori sulla trequarti, oltre ai fluidificanti, schierando quasi un 3-3-3-1.

Fonte: Sky

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