
Il secondo gol della Colombia. Varane, che aveva perso una brutta palla da ultimo uomo poco prima, non si fida di portare palla e liberare una linea di passaggio, così scarica corto su Kanté, che però controlla male il pallone e se lo fa portare via.
Contro la Russia Deschamps ha stravolto la formazione alla ricerca dell’equilibrio che era mancato. La squadra si è schierata su un 4-3-3 più tradizionale, le cui novità più importanti erano senz’altro la presenza di Mbappé prima punta e di Pogba a centrocampo, insieme a Rabiot e a Kanté. Al netto di un avversario meno preparato – bisognerà chiedersi se la Russia non sia la peggiore squadra dei prossimi Mondiali -, e a cui comunque la Francia ha concesso diverse occasioni pulite, la squadra di Deschamps ha giocato meglio. Con Rabiot e Pogba la palla è uscita meglio dalla difesa e il gioco è stato distribuito da destra a sinistra in modo più ordinato. Pogba ha avuto un’influenza enorme e ha giocato una grande partita: ha verticalizzato con grande qualità, come nell’occasione del primo gol di Mbappé, gestito bene gli attacchi posizionali e ha segnato la punizione del 2 a 0. Pogba ha esultato con un trasporto emotivo che fotografa bene la situazione difficile che sta vivendo, messo in discussione sia nel club che in Nazionale.
Contro la Russia la Francia è sembrata più equilibrata, ma rinunciando a un leader dello spogliatoio come Matuidi e al talento ingombrante di Lemar e, soprattutto, Griezmann. Il giocatore dell’Atletico Madrid, il cui talento associativo tra le linee era stato centrale nell’ultimo europeo, rischia di diventare un problema in una squadra diventata estremamente verticale.
La Francia non ha forse mai avuto così tanto talento a disposizione, ma come sempre organizzarlo e renderlo una squadra con i tempi delle Nazionali è un’impresa molto complicata.
(EA)
I compromessi del Belgio di Martinez
Quello del 2018 sarà il secondo Mondiale consecutivo per la golden generation del Belgio, che festeggia i vent’anni dal Mondiale 1998 che ha fatto traboccare il vaso della federazione e dato il via alla rivoluzione calcistica che, appunto, ha permesso la formazione di così tanti nuovi talenti. Certo, i risultati deludenti del 2014 e, soprattutto, dello scorso Europeo, giustificano chi guarda con scetticismo al miracolo belga, ma resta una delle squadre con più talento, fisico e tecnico a disposizione, e anche solo per questo sarà di nuovo una delle squadre più attese delle competizione.
Breve riassunto delle puntate precedenti per chi seguisse il Belgio solo nelle competizioni principali: dopo la sconfitta per 3-1 nei quarti di finale contro il Galles è stato esonerato Marc Wilmots e adesso in panchina siede il tecnico spagnolo Roberto Martinez, che dopo una brillante prima stagione (2013/14) all’Everton, coronato dal quinto posto e l’accesso in Europa League, era stato esonerato alla fine della sua terza stagione. Fast forward a due dopo e il Belgio non gioca più con il 4-2-3-1 rigido dell’Europeo né con l’istituzionale 4-3-3: dopo poche partite Martinez ha scelto un sistema con la difesa a 3 e due esterni a tutta fascia, giocando alternativamente con il 3-4-2-1 o il 3-5-2 (fatta eccezione per quel breve periodo, più o meno un anno fa, in cui ha provato a reinserire Nainggolan in squadra provandolo come trequartista dietro due attaccanti di un 3-4-1-2).
Le due vittorie contro il Giappone (1-0) e l’Arabia Saudita (4-0) hanno soprattutto confermato le idee tattiche dello spagnolo che, di fatto, ha sacrificato un po’ della qualità tecnica a disposizione, tra centrocampo e trequarti, per provare a dare equilibrio a una squadra molto fisica. E se è vero che per vincere partite del genere al Belgio basta il minimo sforzo, sfruttando il dominio fisico e tecnico nei duelli individuali contro squadre nettamente inferiori, va detto che contro la squadra di Halilhodžić sono andati in difficoltà contro un pressing organizzato, e che difensivamente hanno confermato la stessa fragilità di sempre (quella dei 3 gol subito dal Messico nell’amichevole di novembre finita 3-3, e dalla Bosnia nell’ultima partita di qualificazione, finita 4-3).
Se è vero che la filosofia per cui fare un gol più dell’avversario è altrettanto valida (per scrive lo è di più) di quella che dice che i trofei si vincono con la difesa, le scelte di Martinez sembrano più che altro un compromesso cinico tra una squadra che ha grande potenziale offensivo ma che non riesce ad avere un reale controllo, di nessun tipo, sulle partite. Anche se non possiamo avere la certezza che sarà il modulo del Belgio al prossimo Mondiale, è il 3-4-2-1 che sembra corrispondere meglio alle idee di Martinez, che non teme di spezzare in due la sua squadra ma si preoccupa invece di far partecipare un numero sufficiente di giocatori alla fase offensiva (con il centrocampo a tre del 3-5-2 il Belgio dovrebbe avere più fluidità, De Bruyne arriva più facilmente vicino alla porta, ma l’assenza di meccanismi coordinati diminuisce il controllo). Con Mertens e Hazard dietro a Lukaku che come contro il Giappone, può costruire con un blocco basso 3+2 e alzare entrambi gli esterni (Meunier a destra e Chadli a sinistra, quest’ultimo con grandi attitudini offensive, al suo posto mesi fa aveva giocato addirittura Carrasco), e non importa quanto è lenta la risalita del campo, perché poi ci saranno sempre almeno due o tre giocatori in grado di attaccare in velocità.
Il Belgio rischia di mettere in scena ancora una volta il paradosso tra l’idea di calcio che ha dato il via alla sua rivoluzione – un calcio offensivo e creativo, fatto di scambi rapidi e bassi, basato sui triangoli del 4-3-3 – e una squadra che poi concretamente deve svoltare una partita alla volta puntando tutto sulle giocate individuali. Rispetto a Wilmots, Martinez sta quanto meno cercando di creare un contesto offensivo che li porti ad associarsi, ma la manovra del Belgio resta lenta e prevedibile. Il gol contro il Giappone, ad esempio, è nato da un’iniziativa di Chadli che non sapendo a chi passare la palla si è lanciato in mezzo a quattro giocatori giapponesi palla al piede, penetrando in area e servendo l’alley-oop a Lukaku a mezzo metro dalla porta vuota. A parte il gol, il Belgio non ha costruito azioni limpide associando due o più giocatori.
Fonte: SkySport
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