Segno e me ne pento: le non-esultanze più famose

Dentro, un vulcano di emozioni: lapilli di gioia che vorrebbero saltare fuori, perché va bene il rispetto, il passato, le origini, ma un gol è sempre un gol. Fuori, il ghiaccio: al massimo due braccia alzate al cielo in segno di scuse, i palmi delle mani ben visibili. Sono disarmato, ma ti ho appena colpito.

La posa dell’ex che segna e non esulta è ormai così classica da esser diventata un’esultanza. Su quanto reale sentimento – e quanta convenienza – ci sia dietro tanta arrendevolezza si potrebbe discutere all’infinito. Ognuno ha le sue ragioni, anche i calciatori. E in un mondo in cui il mercato è sempre aperto e nessun trasferimento impossibile, le probabilità di vedere gol dell’ex si sono innalzate in maniera esponenziale. Solo in questa stagione, per fare un esempio, hanno segnato, ma non esultato, contro l’Inter Palacio (Bologna), Pandev (Genoa), Ljajic (Torino). I tifosi della Roma hanno ancora negli occhi le i palmi delle mani di Salah, uno dalle “scuse” facili. E quanti altri casi di non-esultanze potremmo tirar fuori dal cassetto dei ricordi. Ecco quelli che in qualche modo hanno segnato la storia.

Fonte: SkySport

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