EDITORIALE – LIBERATE IL VAR!

published at 17:09 in COPERTINA, EDITORIALE, IN EVIDENZA
EDITORIALE – LIBERATE IL VAR!

Signori carissimi, l’anno zero del Video Assistant Referee (VAR) volge al termine, ma a quanto sembra invece di placare le polemiche su torti e favori arbitrali ne ha alimentate altre, mettendo per molti in discussione la sua reale utilità. L’apice di tutti questi dubbi si è avuto dopo il match di campionato Inter-Juve, che di fatto ha sancito l’assegnazione del titolo di campione d’Italia in favore del club bianconero. Ma andiamo per gradi, ricordiamo innanzitutto cos’è successo nella sfida del Meazza, dove un arbitraggio a dir poco discutibile si rende responsabile di alcune decisioni che inevitabilmente incidono sul normale svolgimento della gara. Singolare ciò che succede intorno al minuto 16, quando l’arbitro Orsato giudica un intervento falloso di Vecino su Mandzukic da giallo, ma poi richiamato dal VAR cambia la sua decisione mostrando il rosso diretto all’uruguagio. Chiariamo, il fallo di Vecino probabilmente meritava tale sanzione, ma il modo in cui si giunge a questa decisione è piuttosto singolare, in quanto il VAR in questo caso poteva intervenire solo se l’arbitro non avesse valutato correttamente il fallo, cosa che risulta strano pensare in quanto Orsato estrae il cartellino giallo per Vecino, dimostrando di fatto che lui ha “visto e giudicato” l’accaduto . Va bene così, tutto sommato dicevamo che il rosso ci poteva anche stare, ma ciò che proprio non si capisce è il perché nel resto della gara taluni giocatori juventini già ammoniti ( tra cui Pjanic) nonostante interventi chiaramente da giallo non vengono valutati con lo stesso metro di giudizio (e quindi espulsi). E’ chiaro che il clamore suscitato da questa condotta di gara è stato tale da sollevare un vespaio di polemiche sull’utilità del VAR, ma nel corso della stagione altri episodi hanno spesso acceso dibattiti sull’opportunità di continuare ad utilizzare la tecnologia nel calcio. Ebbene, a questo punto tocca fare un ragionamento. Lo strumento, nel senso stretto della parola, è di grande utilità ed al momento, essendo in fase sperimentale, sta esprimendo solo una parte molto esigua delle sue potenzialità, ma il problema di base sta nella discrezionalità del suo impiego. Per chiarirci, se noi fossimo un arbitro intenzionato ad indirizzare una partita in un certo senso (ipotesi limite) non avremmo alcun problema ad eludere il VAR, in quanto all’eventuale comunicazione dopo il silent check potremmo tranquillamente rispondere “ho visto e giudicato”, senza prenderci la briga di andare a vedere le immagini dal monitor di servizio, oppure se lo facessimo potremmo giocarci (in molti casi) la carta della “discrezionalità”, appellandoci alla famosa “involontarietà” che troppe volte ha sollevato dubbi quando chiamata in causa. Ma c’è dell’altro, in qualche caso si è cercato anche di demonizzare il VAR, passando dal semplice discorso passionale (al gol per esultare bisogna attendere) e finendo col dire che suddetto sistema addirittura aumenta gli errori, al solo scopo (forse) di accantonare la tecnologia e ritornare “esclusivamente” alla discrezionalità arbitrale di cui sopra come unico metro di giudizio. È inaccettabile tutto ciò, in quanto la tecnologia applicata allo sport ha prodotto sempre risultati eccellenti e non vediamo perché ciò non possa succedere nel mondo del calcio .In sostanza, il VAR è strumento necessario, ma non può essere l’imperfettibilità della discrezionalità arbitrale a renderlo inutile o, peggio ancora, manipolabile. Ergo, se esiste realmente la volontà di rendere questo sport più trasparente è necessario attribuire al VAR tre correttivi, linee guida chiare (riduciamo, ad esempio, i casi in cui si valutano con “l’involontarietà” alcuni interventi), un potere decisionale superiore o quanto meno equivalente a quello del direttore di gara (magari affidando il giudizio a tecnici specializzati e non ad arbitri in attività), ed infine fornire la possibilità agli allenatori di richiederne l’utilizzo due volte per tempo. Sono interventi che riteniamo necessari, altrimenti tutto il sistema sarà solo foriero di tanta ma tanta dietrologia, e questo sport ha sete di trasparenza!
Migliara Salvatore

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