Come Milano ha conquistato il suo 28° Scudetto

Della Nazionale guidata da Pianigiani, Cinciarini era uno degli elementi più importanti, talvolta anche nelle fasi decisive dei match: ripensate al suo impatto contro la Germania all’Europeo 2015. È cruciale che il rapporto tra allenatore e capitano sia solido, e questo è uno dei segreti non troppo nascosti del successo di Milano.

Già, Pianigiani. Accolto con sentimenti contrastanti in estate, il coach senese ha impiegato del tempo a conquistare i cuori della piazza meneghina, con mugugni e fischi sparuti che per lunghe parti della stagione si potevano udire al Forum all’annuncio del suo nome. In una stagione indubbiamente difficile come tutti i primi anni di un nuovo ciclo, a Pianigiani vanno dati due meriti principali: il primo è quello di non avere mai smesso di credere nei suoi dettami tecnici, continuando a lavorare con lo stesso livello di intensità, se non incrementandolo lungo tutta la stagione anche quando i risultati non arrivavano e le sconfitte di misura in Eurolega minavano la sicurezza del gruppo.

Non è un caso, infatti, che nei playoff si sia visto molto di più del suo basket di quanto non si sia ammirato da ottobre ad aprile. L’eccellente Gara-6 di Finale, giocata con una maturità e solidità encomiabili, ne è l’esemplificazione: circolazione di palla continua in grado di portare a soluzioni di tiro con alto livello di efficacia (18 tiri da 3 segnati, con percentuali sul 50%); difesa di sostanza con meno disattenzioni possibili a rimbalzo (fondamentale in cui Milano è spesso stata ondivaga, nonostante il suo predominio fisico sugli avversari italiani); e soprattutto, gestione lucida e coordinata degli inevitabili momenti meno fluidi all’interno dei 40 minuti.

Il secondo merito, e non è scontato, è stato quello di far salire la squadra di rendimento al momento giusto, riconoscendo allo stesso istante le gerarchie che si erano venute a creare e riuscendo a essere in grado di imprimere al gruppo e alle rotazioni continuità e stabilità. Aspetti non così facili in una stagione in cui Milano è scesa in campo per 76 partite e in cui le 30 di Eurolega venivano affrontate con un roster – e minutaggi – comunque diversi rispetto a quanto non potesse avvenire in Italia.

Il coraggio e la decisione mostrata nelle scelte dal coach senese assume maggior valore nel momento in cui elementi come Theodore e Mbaye, finiti ai margini delle rotazioni per infortuni e scelte tecniche, non hanno mai dato segnali pubblici di malessere, continuando a incitare e stimolare la squadra da primi tifosi in tutte le trasferte e anche nelle stesse partite in casa.

Shields, Buscaglia e la meravigliosa resa di Trento

La dimensione di un successo è data, anche se non soprattutto, da quella dei “vinti”. L’Aquila Basket Trento che ha raggiunto per il secondo anno di fila la finale Scudetto, pur in una stagione dove l’impegno europeo ha indubbiamente inciso per dispendio di energie, rende il 28° Scudetto milanese un grande Scudetto.

La continuità nella costruzione del roster di Trento ha fatto sì che la Dolomiti Energia potesse passare indenne attraverso il momento forse più difficile del suo quadriennio nella massima serie italiana: con 6 sconfitte nelle prime 9 giornate, e la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia compromessa, attorno al longevo progetto tecnico di Buscaglia poteva intravedersi pure qualche crepa.

Sono stati due i principali elementi in grado di far svoltare la stagione bianconera. Il primo è sicuramente il ritorno di Dustin Hogue, che solo lungaggini burocratiche hanno fermato dall’unirsi alla Betaland Capo d’Orlando in uno dei più classici what if visti i destini finali delle due squadre. Hogue è arrivato al posto della scommessa, non così fruttuosa, fatta su Chane Behanan, dimostrando una maggiore compatibilità con un Dominique Sutton in grado di produrre la sua breakout season.

Il secondo elemento è indubbiamente l’esplosione di Shavon Shields, che in Finale Scudetto ha praticamente raddoppiato le sue cifre rispetto al girone d’andata. L’esterno naturalizzato danese ha disputato una post-season da MVP assoluto, in cui ha sfoderato un talento che lo porterà, quasi certamente, a disputare l’Eurolega nella prossima stagione.

Fonte: SkySport

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