Serbia-Svizzera, uno spareggio per gli ottavi

La fase a gironi dei Mondiali non lascia un attimo di respiro alle squadre impegnate nella ricerca della qualificazione agli ottavi. Serbia e Svizzera vengono da due risultati estremamente positivi, in uno dei gruppi più equilibrati del torneo. La Serbia ha battuto il Costa Rica grazie alla splendida punizione di Aleksandar Kolarov, mentre la Svizzera è riuscita a pareggiare contro il Brasile dopo che il primo, travolgente, quarto d’ora dei verdeoro e il gol di Coutinho sembravano avere tolto ogni speranza alla formazione di Petkovic.

Nonostante l’ottimo risultato all’esordio, però, nessuna delle due squadre può permettersi di dormire sugli allori: una sconfitta, per gli svizzeri, potrebbe significare una virtuale eliminazione già dopo due partite, mentre per i serbi vorrebbe dire giocarsi ogni chance di qualificazione all’ultimo turno, contro il Brasile.

Il 4-2-3-1 della Serbia…

La Serbia ha esonerato subito dopo il vittorioso girone eliminatorio il CT Slavoljub Muslim – che aveva portato la Nazionale balcanica alla fase finale dei Mondiali – reo di trascurare il talento di Milinkovic-Savic e, così facendo, di aprire le porte a un’eventuale convocazione del centrocampista della Lazio da parte del Montenegro. Il suo sostituto, l’ex assistente Mladen Krstajic, ha immediatamente variato il modulo di gioco, passando dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 e, ovviamente, ha chiamato Milinkovic-Savic nella Nazionale serba.

È stato quindi necessario trovare una posizione per il giocatore della Lazio, abituato a giocare nel club da mezzala sinistra, con ampia libertà di movimenti in verticale per il campo. In amichevole Krstajic ha sperimentato Milinkovic-Savic al fianco di Nemanja Matic nella coppia di interni, ma, per la partita d’esordio al Mondiale, ha schierato il suo gioiello come vertice avanzato del triangolo di centrocampo, alle spalle del centravanti Mitrovic. In effetti la scelta più semplice e, in fin dei conti, più logica, all’interno di una Nazionale che presenta un impianto di gioco piuttosto scolastico e prudente e che avrebbe dovuto rivoluzionare meccanismi e mentalità, per inserire in maniera equilibrata un interno propenso a muoversi verticalmente come Milinkovic-Savic.

Il laziale non ha tradito le attese e ha dato ragione, con la qualità della sua prestazione, alla scelta di Krstajic. È stato, insieme a Ljajic, il giocatore della squadra che ha effettuato più dribbling (3), ha mandato per ben 3 volte al tiro i compagni, ha vinto 4 duelli aerei e calciato 2 volte in porta, impreziosendo la sua prestazione con giocate tecniche raffinatissime. Per la linea mediana il tecnico serbo si è affidato alla diga Matic-Milivojevic, che ha garantito protezione alla linea difensiva e una discreta circolazione del pallone. In particolare, l’interno del Crystal Palace è stato il giocatore che ha giocato più passaggi (58) e recuperato più palloni (5). L’avanzamento di Milinkovic-Savic alle spalle di Mitrovic ha costretto Krstajic a scegliere tra Tadic, Kostic e Ljajic per i ruoli di esterno offensivo: l’escluso è stato Kostic, con Tadic e Ljajic schierati a piede invertito sulle due fasce.

Il gioco d’attacco della Serbia, come previsto, rimane abbastanza essenziale. La pericolosità della squadra è sostanzialmente affidata, in assenza di meccanismi offensivi particolarmente evoluti, alle qualità individuali dei tanti talenti a disposizione, in particolare nella trequarti offensiva. La circolazione del pallone ha l’obiettivo di portare l’azione nella zona di rifinitura e il possesso tra i piedi di Tadic, Ljajic e Milinkovic-Savic, supportati da Aleksandar Mitrovic, centravanti del Fulham neopromosso in Premier League, abile nell’impegnare i centrali avversari ma meno brillante in fase di finalizzazione. Non sempre però la qualità della manovra consente alla Serbia di raggiungere agevolmente il suo scopo, e l’avanzamento per il campo ristagna in una circolazione orizzontale che si risolve in un lancio lungo verso gli attaccanti.

Fonte: Sky

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