L’incognita della Serbia sulla strada del Brasile

La manovra essenziale della Serbia si nota dalle interazioni deboli tra i giocatori. L’unica degna di nota è quella tra Kolarov e Kostic, collegati dalla linea più spessa.

L’altro trequartista che può fare la differenza contro il Brasile è Milinkovic-Savic. In maniera opposta a Tadic, il laziale è utilizzato per velocizzare la manovra, alzando il pallone o coinvolgendolo nelle combinazioni nello stretto vicino all’area. Con il suo strapotere fisico e tecnico, Milinkovic-Savic è una scorciatoia che toglie parecchie responsabilità ai compagni che giocano alle sue spalle. Non importa come gli arrivi la palla, perché sembra sempre essere in grado di ripulirla e di trasformarla in un’occasione. In Nazionale, comunque, è meno coinvolto e il suo gioco è più essenziale rispetto a quanto mostrato con la Lazio: quando la Serbia alza la palla, ad esempio, spesso il riferimento è Mitrovic.

Anche se le sue qualità vengono utilizzate solo in parte, Milinkovic-Savic è con Tadic il principale riferimento creativo della Serbia: il laziale ha creato finora 5 occasioni, l’esterno mancino del Southampton 4 (i migliori della Serbia). Le speranze di passare agli ottavi battendo il Brasile passano soprattutto da loro due, specie se Tadic riuscirà a farsi trovare dietro Marcelo, chiamando fuori posizione Casemiro e liberando lo spazio al centro per Milinkovic-Savic: contenerlo, a quel punto, diventerebbe molto complicato per la difesa brasiliana. Ad aiutarli ci sarà uno tra Ljajic e Kostic, gli unici giocatori che Krstajic ha alternato nelle prime due partite: il primo ha giocato contro la Costa Rica, il secondo contro la Svizzera. Ljajic è più attirato dal pallone rispetto a Kostic, che invece è più verticale. Nessuno dei due, comunque, influenza la manovra della Serbia quanto Tadic e Milinkovic-Savic.

I difetti del Brasile

La stella polare che guida i compagni e indirizza la manovra del Brasile è ovviamente Neymar. Il gioco della Nazionale verdeoro è studiato per mettere Neymar nelle condizioni migliori per esprimersi. I momenti più difficili contro Svizzera e Costa Rica hanno mostrato, però, che, se la manovra non è abbastanza brillante da aprire spazi e limitare l’intervento di Neymar alla definizione o alla finalizzazione della giocata, il numero 10 finisce per avere troppe responsabilità e tende a mostrare il lato più controverso del suo gioco.

Quando la squadra fatica a costruire, Neymar prova spesso a risolvere le cose da solo, abbassandosi a prendere la palla dai piedi dei compagni e trasformando la partita in una sfida personale contro chiunque provi a fermarlo. Contro la Svizzera ha tentato 10 dribbling (gliene sono riusciti la metà, 5) e subito 10 falli; contro la Costa Rica si sono dimezzati sia i dribbling (5, di cui 3 riusciti) che i falli subiti (4), per merito sia della strategia difensiva dei “Ticos” che dell’ingresso di Douglas Costa, che ha cambiato la partita alzando immediatamente la pericolosità degli attacchi brasiliani da destra, togliendo responsabilità a Neymar.

Nel primo tempo contro la Costa Rica la manovra del Brasile è apparsa fin troppo scolastica e Neymar, che restava largo per facilitare la risalita del campo dalle fasce, era costretto a giocate di altissimo livello per cancellare l’inferiorità numerica imposta dalle catene laterali costaricensi. Il 5-2-3 di Ramírez riusciva infatti a coprire ogni spazio in campo. Gli interni di centrocampo proteggevano il centro e spingevano il Brasile ad allargare il gioco, ma una volta sulla fascia la manovra verdeoro, in inferiorità numerica contro i quattro giocatori avversari – cioè i tre giocatori più esterni (il centrale difensivo, il laterale e l’esterno d’attacco) e il centrocampista dal lato della palla – faticava ad avanzare.

Fonte: Sky

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