Cosa può dare Carmelo Anthony ai Rockets?

Inoltre, in un’intervista rilasciata a The Undefeated, ha dichiarato che “so benissimo come giocare a questo gioco, ci ho giocato per moltissimo tempo. Quando sentirò che sarà il momento di avere quel ruolo [ndr. la riserva] allora avrò quel ruolo”.

Per dare definitivamente il colpo di grazia alle speranze dei tifosi Rockets, che possono comunque provare a trovare la luce da una microfessura chiamata gestione dei minutaggi da parte del loro allenatore – perché uno può fare il titolare e comunque giocare molto meno di altri – basta ricordare il precedente tra Mike D’Antoni e Carmelo Anthony, quando entrambi erano sotto paga dei New York Knicks. Dopo due anni di travagliata convivenza tra i due Melo suggerì alla dirigenza di scegliere tra il loro giocatore franchigia e il loro allenatore, e appena D’Antoni lo venne a sapere decise di dimettersi seduta stante, con i Knicks che scelsero di affidarsi all’assistente Mike Woodson per far felice la loro stella, con il quale Anthony ha vissuto la miglior stagione della sua carriera, la 2013-14.

La situazione a Houston però dovrebbe essere profondamente diversa: se per caso il “o me o lui” dovesse ripetersi, il General Manager dei Rockets Daryl Morey ci impiegherebbe circa due secondi a suggerire a Carmelo di fare attenzione a non battersi la porta nelle chiappe quando se la chiuderà alle spalle. D’Antoni si è dichiarato ottimista sulla loro convivenza futura, ma sarebbe quantomeno auspicabile un po’ di scetticismo per vedere un Anthony sereno del suo ruolo ridimensionato nella prossima stagione.

Quindi ci sono lati positivi per i Rockets?

Se fossi costretto a usare tutto l’ottimismo che consumo in un anno per rispondere a questa domanda ne uscirebbe qualcosa tipo “i rischi sembrano più grossi dell’eventuale ricompensa”.

Di sicuro, rispetto al passato, questa è una relazione in cui entrambe le parti sembrano volenterose di impegnarsi: Paul e Harden hanno dichiarato ripetutamente di aver fatto recruiting in prima persona per portare Melo a Houston; D’Antoni come detto si è dichiarato certo che il passato è ormai alle spalle e prima che OKC scambiasse con New York i Rockets erano tra le papabili destinazioni di Carmelo già nella scorsa stagione. Inoltre è lo stesso Melo ad aver scelto la sua destinazione, e a questo giro non ha semplicemente deciso di rinunciare alla no trade clause, ma ha proprio scelto l’offerta migliore (ammesso che ce ne fossero almeno due sul tavolo).

Se si vuole essere davvero ottimisti si può anche pensare che i Thunder avevano affidato a Melo il ruolo di terzo violino in squadra, mentre a Houston Anthony sarà il quinto giocatore per importanza, dove oltre a CP3 e il Barba anche Clint Capela e Eric Gordon avranno ruoli più determinanti. Ma questo non spiega minimamente come le cose possano funzionare, e perfino Las Vegas ha cambiato le sue quote definendo più difficile per i Rockets vincere l’anello DOPO che hanno preso Carmelo.

Se D’Antoni riuscirà nell’ennesima resurrezione della sua carriera potrebbe ritenerlo il suo capolavoro massimo: stiamo parlando del giocatore che ai Playoff ha portato alla sua squadra un plus-minus di  -58 di punti quando lui era in campo mentre, nella metà degli stessi minuti che ha trascorso in panchina, la stessa squadra ha chiuso con un +32. E se siamo comunque preoccupati per quanto riguarda il suo attacco, che dopo 15 anni e 41.000 minuti in NBA è inevitabilmente calato, la sua difesa non è mai stata nemmeno per un momento adeguata o presentabile.

I Rockets sono senza grossi dubbi peggiori dell’anno scorso con Anthony al posto di Ariza e Mbah a Moute, e la loro arma tattica difensiva migliore è ormai un lontano ricordo. In finale di conference, almeno nelle prime cinque partite, Houston aveva soffocato l’attacco dei Golden State Warriors adottando uno switch sistematico dei suoi giocatori, riuscendo a non concedere spazio agli avversari su ogni blocco e senza concedere mismatch fisici irrimediabili. Nelle Finali NBA i Cavaliers hanno provato la stessa tattica, ma senza avere il personale adeguato per farla, e sono stati massacrati. Forse Houston ritiene che Paul, Capela e P.J. Tucker siano sufficienti a coprire i crateri difensivi lasciati da James Harden e Carmelo Anthony, ma siamo allo sperare che succeda piuttosto che credere che possa succedere davvero.

Purtroppo il mercato spesso costringe le squadre a fare scelte non ottimali, e per quanto il passato glorioso faccia sembrare difficile dirlo, un 34enne in declino fisico, senza capacità difensive, senza spiccate doti di playmaking e senza ormai una skill di élite in NBA, dovrebbe essere trattato come tale: un veterano a fine carriera, che firma al minimo in una contender per provare a vincere qualcosa. E che se non funziona viene giustamente accantonato.

Fonte: Sky

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