I 5 NBA che avrebbero fatto impazzire i social

Con i se e con i ma, è noto, non si fa la storia, nemmeno quella dello sport. Tuttavia, senza scendere negli inferi del fantabasket retrò con vista sulle innumerevoli operazioni nostalgia, ora che la NBA è diventata a tutti gli effetti un fenomeno di costume, far galoppare l’immaginazione appare lecito. Magari vagheggiando su quali, tra le tante stelle del passato, avrebbero brillato di luce propria se all’epoca in cui furoreggiavano fossero esistiti i social network. 

La cernita è di quelle complicate, prima di tutto perché entrare nella leggenda della palla spicchi non implica per forza doti comunicative adeguate alle esigenze dei media contemporanei, anzi. Molti residenti nel Valhalla del basket, infatti, sarebbero stati oggettivamente a disagio nel rapporto con Twitter o Instagram. Larry Bird, per dire, sarebbe diventato l’archetipo della noia, con segnali sporadici e stringati lanciati al mondo esterno, magari giusto per far sapere quante birre erano state stappate all’ultima riunione di famiglia con tutti i fratelli oppure per postare una foto accanto al tagliaerba dopo aver sistemato il giardino di casa. Anche Kareem Abdul Jabbar, miglior marcatore nella storia della lega, avrebbe faticato ad attirare l’attenzione del grande pubblico, limitandosi probabilmente a pubblicare liste dei suoi dischi afro-jazz o dei suoi libri preferiti. 

Nemmeno il più grande di tutti, sua altezza Michael Jordan, sarebbe stato in grado di replicare la sua fama fuori dal campo. Certo, se il celeberrimo comunicato stampa con cui annunciava il suo rientro nel 1995 – lo stringato “I’m back” – fosse stato un tweet, avrebbe mandato in avaria qualsiasi algoritmo. D’altra parte, però, il continuo documentare la vita d’ogni giorno del GOAT avrebbe forse contribuito a demitizzarne l’ingombrante figura. Insomma, non abbiamo modo di sapere se prima della finale olimpica di Barcellona Jordan abbia davvero trascorso una notte insonne tra casinò e partite a carte, ma ci piace continuare a credere che sia così. E i social sarebbero addirittura risultati deleteri per una serie di altri campioni, perché in grado di rivelarne abitudini di vita (Allen Iverson, Dennis Rodman, Lamar Odom) o alimentari  (Shaquille O’Neal, Shawn Kemp, Charles Barkley) non proprio in linea con il loro status di atleti professionisti.

Dopo attente riflessioni e parecchie titubanze, ecco quindi la lista dei cinque giocatori del passato che avrebbero spaccato l’Internet.

Wilt Chamberlain

Una sola, eclatante storia su Instagram: tanto è bastato a sancirne lo status di fuoriclasse dei social, titolo da affiancare a quello di vera e propria divinità pagana. L’oggetto della storia? La riproduzione di un semaforo sistemata fuori dalla camera da letto di Wilt nella sua villa di Los Angeles: le luci verde, gialla e rossa ad alternarsi per regolare il traffico femminile in entrata. Nell’ultimo frammento della storia, poi, è possibile sbirciare attraverso la fessura nella porta lasciata semi-aperta, ben visibile l’angolo del celeberrimo materasso ad acqua di quattro metri per quattro, area ospitalità che ha accolto migliaia di visitatrici. Serve altro? Beh, ci sarebbe la faccenda dei 100 punti segnati in una partita, contenuto potenzialmente esplosivo “da veicolare nel modo giusto”, per usare il linguaggio in voga tra i migliori social media manager. A dire il vero, anche quelli meno bravi avrebbero fatto meglio di quel foglio A4 vergato a pennarello.

Fonte: SkySport

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