Ancelotti e il “nuovo” Napoli, tra rimonte e cambi

La mano di Carlo

I nomi sono quelli di Dries Mertens e di Amadou Diawara, perché per Ancelotti tutti i giocatori devono essere importanti, e valorizzati. Inserendosi quasi a gamba tesa in quell’infinito scontro Sarri-De Laurentiis sull’utilizzo della panchina. Non un mistero, visto che per il nuovo allenatore del Chelsea i “titolarissimi” erano quasi sempre gli stessi (salvo infortuni), e uno come Zielinski, decisivo come non mai contro il Milan, era, guarda un po’, chiamato il “dodicesimo” uomo. Con Carlo ora molto sta già cambiando. A partire dalla regia (Hamsik), fino all’attacco (Milik titolare per due volte su due). Salvo poi giocarsi le carte vincenti proprio a partita in corso. La vittoria porta infatti la firma del belga Mertens, dentro dopo un’ora di gioco per Hamsik e capace di depositare in rete il pallone anche da dove (forse) non era più abituato a fare. Ovvero largo a sinistra, con Insigne ad accentrarsi e dando così spazio (contando anche Milik e Callejon) a tutti e quattro gli attaccanti. “Una scelta che posso fare anche da inizio partita” – ha detto sempre Ancelotti nel post gara a Sky Sport. Lui, che al minuto 72 ha proprio deciso di togliere l’uomo del match Zielinski per un Diawara poi decisivo nella giocata per Allan del 3-2. A fine partita, dunque, e a rimonta ormai completata, l’abbraccio con Gattuso. L’allievo che stava superando il maestro e che si è fatto superare di nuovo nel finale. Questione di esperienza della panchina. Ancelotti ne ha da vendere, quel tanto che basta per capire dove mettere la mano e dove invece lasciare che il lavoro di chi l’ha preceduto continui a vivere. Perché Carlo, come recitava il titolo della sua prima autobiografia, preferirà anche la “coppa”, ma anche lo scudetto non sarebbe affatto male.

Fonte: SkySport

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