Serie A: il Var non è morto, lo dicono i numeri

In tanti in questo inizio di stagione hanno lanciato l’allarme: “Aiuto, hanno spento il Var”. Riflessioni, critiche, polemiche e perfino teoria complottistica su una presunta “restaurazione” messa in atto dalla classe arbitrale per recuperare il potere perso si sono sprecate dopo gli episodi di queste prime giornate. Sprecate, appunto, perché i numeri ufficiali dimostrano che poco o nulla è cambiato, o meglio: che poco o nulla è cambiato dopo l’aggiustamento del “tiro” fatto nella seconda parte della scorsa stagione.

Ma vediamo i numeri. Rispetto alle ultime 5 giornate dell’anno scorso, nelle prime 5 giocate fin qui i dati sono praticamente identici: 281 situazioni controllate allora, 271 ora. 12 decisioni corrette rispetto al campo allora, 13 ora (tra correzioni con e senza “on field review”), 2 decisioni confermate dopo ‘ofr’ allora, una ora. Il vero cambiamento della soglia di intervento si registra prendendo invece come riferimento l’esordio del Var, quando all’inizio della scorsa stagione l’entusiasmo e l’ansia del cambiamento portarono a un eccesso di intraprendenza degli uomini in cabina: nelle prime 5 giornate un anno fa infatti, nonostante un numero di situazioni da controllare minore (220), le correzioni furono addirittura 18. Senza contare che in questo inizio di serie A mancano due correzioni Var che sarebbero state necessarie e che sono mancate per errori individuali: il mani da rigore di Dimarco non revisionato in Inter-Parma e il gol del Torino a Udine annullato ma valido, con il Var “disinnescato” dal fischio precoce di Valeri.

Fonte: SkySport

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