Suso: “Ho DNA giusto per giocare nella Spagna”

Cinque assist nelle ultime sette partite, due anche con la maglia della Spagna. Dal Milan alla Nazionale: Suso continua a convincere. Il fantasista di Cadice sta vivendo un grande periodo di forma e, dopo la difficile parentesi di Liverpool, che appartiene ormai al passato, è diventato a tutti gli effetti un punto di riferimento. A dargli fiducia anche Luis Enrique, che contro il Galles lo ha lanciato per la prima volta da titolare: “È un allenatore molto diretto – ha raccontato il 24enne rossonero a Marca – che sa cosa deve fare e dire. Con lui ci si allena duramente, ma alla fine offre opportunità a tutti. Titolare anche con l’Inghilterra? Spero, fosse per me le giocherei tutte. A Cardiff penso di aver fatto bene e il CT credo sia felice per il livello che abbiamo espresso. Chi mi conosce sa cosa posso e non posso fare, quali sono i miei punti di forza e i miei difetti. Penso che a Cardiff si sia visto quello che posso dare alla mia nazionale”. A settembre non era andata altrettanto bene a Suso, tornato a Milano dalla settimana con la Spagna senza aver giocato neppure un minuto: “È chiaro che avrei voluto giocare. Essere in nazionale è un sogno. La Spagna è una delle migliori selezioni al mondo, per me è un premio enorme”. Poche le differenze nel gioco tra Luis Enrique e Gattuso: “Non cambia tanto, hanno idee abbastanza simili. Anche il Milan vuole avere il possesso, per poi attaccare sugli esterni.

“Ho il DNA della nazionale. Liverpool? Ogni step mi è servito”

La gara con l’Inghilterra segna per Suso anche un ritorno al passato: “Sono un’avversaria molto forte, sanno per cosa giocano. Hanno giocatori molto giovani che stanno migliorando molto. Ne ho incontrati molti al Liverpool: è una nazionale che sta lavorando molto bene con i giovani”. Sul periodo nei Reds: “Si impara ovunque – ha continuato il rossonero – lì c’è grande cultura di calcio. Quel periodo, nonostante giocassi poco, mi ha aiutato a maturare velocemente”. Sulle sue qualità, poi: “So come giocare a calcio, ogni step della mia carriera mi ha insegnato delle cose. Sono spagnolo nel modo in cui guardo il calcio, nelle cose che faccio. Ho il DNA di questa nazionale. Sono qui da quando ero piccolo e so come funziona qui. Sono cresciuto, migliorato e non mi sono mai perso”.

“In Italia mi diverto e sono cresciuto tatticamente. Gattuso numero uno”

Parlato dell’Italia, poi, lo spagnolo ha ammesso: “Mi diverto sempre a giocare a calcio, anche in Serie A. Il calcio italiano è molto tattico, molto impegnativo per il giocatore offensivo. Per un attaccante è il posto più difficile, perché vedi ogni settimana con difese ben organizzate, con squadre che sanno sempre cosa fare. Potrebbero non essere tecnicamente e fisicamente i migliori, ma tatticamente sì. L’adattamento? Capire queste sfumature tattiche ti fa crescere velocemente”. Su Gattuso: “In allenamento e in partita è come quando giocava: pura passione, intensità. Ma fuori è un altro. Puoi parlargli di tutto. Come persona è il numero uno”, ha concluso.

Fonte: SkySport

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