Pratto, da flop nel Genoa a trascinatore del River

Insolito come vedere il numero 10 sulla schiena di un portiere. Insolito perché quell’attaccante che col Genoa aveva il numero 2 sembrava tutto tranne che il classico bomber argentino, spietato sotto porta tanto quanto elegante nei movimenti; e non a caso il poco lusinghiero soprannome che si prese in Italia fu quello di “cammello”, perché piuttosto ingobbito e, forse, anche un po’ goffo nel modo di giocare. Tre gol, in diciassette partite. Subito due in Coppa Italia e solo uno in A nella vittoria a cinque minuti dal termine 2-1 contro il Bologna: era il dicembre del 2011, e la sua avventura in Italia era già al capolinea. Appena sei mesi, dopo i quasi 3 milioni pagati al Boca Juniors per averlo e prima di una nuova partenza che alla fine lo avrebbe portato proprio dai nemici numero uno degli Xeneizes, il River con cui li ha puniti nel Superclásico di andata più importante della storia. Vantaggio di Abila e pari in un amen proprio di Lucas Pratto, che si è così tolto per sempre l’appellativo di “cammello” diventano di nuovo “El orso”, come è sempre stato chiamato in patria, ora anche nel vecchio continente che ha guardato con grande attenzione il primo atto della finale di Libertadores. Destro incrociato, Agustin Rossi battuto. E nel 2-2 timbrato nella porta sbagliata da Izquierdoz nel secondo tempo per il definitivo pareggio c’era sempre la sua testa. A un passo dal bis, che avrebbe portato ad una nuova esultanza: sì, perché Lucas Pratto ha gioito alla Bombonera, prendendosi la sua rivincita un po’ contro gli Xeneizes del Boca (tradotto “i genovesi”, perché a fondare il club a inizio Novecento furono immigrati italiani), un po’ contro il vero Genoa che in lui non ha mai creduto.

Fonte: Sky

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