Mexes: “Devo tanto a Spalletti, un grande allenatore. Quando andavamo a giocare a Napoli ce la facevamo sotto”

A Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Phillippe Mexès, ex calciatore.

“Del mio gol in rovesciata ne parlo sempre, ci vuole fortuna a fare un gol così che è il sogno di ogni bambino, me lo ricorderò per tutta la vita. Certo quando si parla di me ci ricorda anche soprattutto del cartellino rosso contro la Lazio per esempio, ma in campo c’è tanta adrenalina, non fai caso ad alcune cose e poi ci pensi dopo. Se mi manca l’Italia? Certo, quando sei in un mondo così per tanti anni… in Italia peraltro è molto più sentito il calcio rispetto alla Francia. La gente, i giornali e la tv si aspettano tanto e ti osservano costantemente. Una volta che smetti quest’adrenalina ti manca, così come il contatto con la gente e con lo spogliatoio.
Spalletti? Gli devo tanto. Non so cosa sia successo quando è tornato a Roma, non è mai semplice tornare dove si è già stati e dove tocca riconquistarsi e rifare tutto. Ha avuto problemi con Totti e la storia la conosciamo. Ma quando è arrivato nella sua prima esperienza non aveva una rosa incredibile, c’era solo Totti davanti e tutti noi dietro facevamo il massimo per lui, volevamo riconquistare il nostro pubblico con un bel gioco. Nessuno si aspettava nulla da quella Roma ma lui ci ha aiutato tanto. Ha aiutato me, Perrotta, Tonetto, Cassetti, lo stesso De Rossi.
Quando si dice che Spalletti non ha vinto? L’Inter aveva 2 squadre e noi no. In quegli anni la squadra nerazzurra vinceva tutto, noi cercavamo di lottare per lo più per il posto in Champions League, per noi era un onore giocare quella competizione. Ma nel frattempo abbiamo comunque vinto Supercoppa e Coppa Italia, ma era già tanto per noi, anche se ovviamente non è come il campionato. Ma inizialmente quando arrivò Spalletti nessuno si aspettava chissà cosa da noi.
Napoli da Scudetto grazie a Luciano? Non dipende solo da lui, magari fosse così! Ci sono i giocatori, c’è lo staff a cui lui tiene molto. Se i giocatori seguono quello che chiede sarà più semplice per lui, ma ovviamente non è lui che va in campo. Attacchiamo sempre l’allenatore ed è vero che conta ma è chi va in campo che deve dare quel qualcosa in più, pensare al gruppo e alle richieste del tecnico. Quando si gioca pensando solo alla propria prestazione e se l’altro ha giocato male pazienza non si va da nessuna parte, lo spirito di gruppo è fondamentale per grandi traguardi e certe cose, penso al Leicester di Ranieri, scattano in uno spogliatoio soprattutto attraverso la testa dei giocatori. Sono cambiati anche i tempi, io ho smesso anche per quello: non mi divertivo più, non sentivo più nel calcio la passione che c’era prima.
Io allenatore? Lo potrei fare ma non mi va di rompere i coglioni ai giocatori, mi ricordo cosa significa essere calciatore.
Nello spogliatoio servono innanzitutto 2-3 personalità che fanno da tramite tra i giovani e i più esperti e poi diventa tutto più facile.
Scudetto? Io spero che vinca la Roma, ce l’ho sempre nel cuore. Piazza bella e importantissima, non voglio fare il lecchino ma non mi sarei mai aspettato di vivere una cosa così nella mia vita. Al Milan c’era un altro ambiente, ho vissuto due cose diverse, bello anche lì, ma Roma è più umana.
Da quanto non sento Spalletti? Sentivo più spesso Baldini, che allenava la difesa, Spalletti l’ho sentito una volta ma non ho più avuto notizie da un bel po’. Se mi chiamasse Spalletti per entrare nel suo staff? E a fare cosa. Non so come possa aiutare grandi difensori come quelli che ha il Napoli, Koulibaly darebbe una sveglia lui a me!
Un messaggio per Spalletti? Gli dico che non deve avere dubbi su sé stesso perché è un grande allenatore. Ha scelto piazze esigenti e complicate, deve restare sempre quello che ho conosciuto io, che va in campo con passione, lasciasse fuori quello che è extra calcio. In passato ne ha sofferto, non credete che sia facile, ogni volta prendi che una botta non è facile reagire.
Le battiglie con il Napoli di Lavezzi &co.? Napoli è un’altra piazza importantissima e bellissima. Non nascondo che quando andavamo a giocare lì ci cagavamo addosso per il clima che dovevamo affrontare, è questa passione che rende bello il calcio”.

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