Napoli, il bivio di Conte: tra pretese economiche e il paradosso Beukema

Il futuro della panchina del Napoli torna a farsi incandescente. In vista dell’imminente faccia a faccia tra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis, l’esperto di mercato Alfredo Pedullà ha tracciato un quadro netto della situazione ai microfoni di Sportitalia, definendo il tecnico salentino senza mezzi termini come “il re degli alibi“. Nonostante un rapporto che lo scorso anno sembrava destinato alla rottura e che si concluse invece con un rafforzamento dei poteri dell’allenatore, oggi il clima appare nuovamente teso, con la questione economica pronta a giocare un ruolo spartiacque.
Secondo Pedullà, il Napoli avrebbe dovuto raccogliere risultati ben diversi, specialmente nel cammino europeo, ma a pesare sul giudizio è soprattutto la gestione tecnica di alcuni investimenti onerosi. Il caso emblematico è quello di Sam Beukema: il difensore, preteso con forza da Conte già dallo scorso marzo per una cifra superiore ai 30 milioni di euro, è finito spesso ai margini o impiegato fuori ruolo, arrivando al paradosso di essere scavalcato nelle gerarchie da Juan Jesus.
“È indifendibile chi fa una richiesta di mercato per poi non avere le idee chiare su come utilizzare il proprio ‘uomo dei sogni'”, ha incalzato Pedullà, sottolineando come il valore del difensore resti altissimo, tanto da aver attirato le attenzioni del Liverpool di Slot. Se l’incontro con De Laurentiis dovesse portare a un divorzio, lo scenario per la successione si fa suggestivo: resta viva la pista di un clamoroso ritorno di Maurizio Sarri, ipotesi che, nonostante le smentite di rito, sembra guadagnare consistenza nel valzer delle panchine.

La sensazione è che il credito di Conte a Napoli stia esaurendo la sua spinta propulsiva. Se un anno fa la dialettica tra tecnico e società aveva portato a un aumento di stipendio e pieni poteri, oggi i mancati obiettivi stagionali rendono la posizione dell’allenatore molto più vulnerabile. Il “caso Beukema” non è solo una questione tattica, ma il simbolo di un corto circuito tra pretese sul mercato e resa sul campo che De Laurentiis difficilmente ignorerà nel prossimo vertice societario.

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