Nel corso della trasmissione “Salite Sulla Giostra”, condotta da Raffaele Auriemma su StileTv, si sono alternati due contributi di rilievo per tracciare il quadro attuale del calcio italiano tra il nuovo corso della Nazionale e le prospettive del Napoli. Sono intervenuti Antonio Toma, allenatore ed ex vice di Antonio Conte, e Matteo Fittavolini, responsabile scouting di Lucky Scout.
Quali sono i problemi strutturali alla base del movimento italiano e come giudica l’inserimento dei giovani in Nazionale?
Antonio Toma: «In Italia c’è un problema anche con le scuole calcio. Bisogna lavorare sulla tecnica individuale dei bambini, sugli stop in corsa, tutte le cose che poi dovranno fare in partita. Mancini ha fatto bene a cambiare e ad inserire i giovani. Non pensava, secondo me, di avere un cambiamento così rapido e veloce. Ha giocatori come Vergara, che ha gamba e noi ne abbiamo pochissimi con quelle caratteristiche: Vergara ha lo stesso passo di Lothar Matthaus. Mancini è stato bravo a far giocare Sebastiano Esposito e a trovargli questo ruolo da esterno, è un giocatore intelligente Seba. Primo tempo, però, siamo stati bassi, ma non avevamo giocatori come Vergara che ti facevano uscire. Per fortuna abbiamo Donnarumma che è il migliore al mondo.»
Come valuta l’impostazione tattica della Nazionale e la gestione dei talenti emergenti nel panorama azzurro?
Matteo Fittavolini: «Io penso che la prima Italia di Mancini con il Belgio abbia risentito un po’ dei pochi giorni di lavoro che avevano nelle gambe, poi si sono conosciuti e hanno saputo fare gruppo. Al di là di tutto Mancini è sicuramente un tecnico che sa impartire in poco tempo pochi concetti semplici e riesce a mettere le squadre in campo molto bene con distanze giuste, con l’idea anche di come far male quando si invade l’area avversaria. Magari qualche scelta può essere discutibile, perché degli attaccanti vengono utilizzati sull’esterno come il caso di Sebastiano Esposito e di Moise Kean, però sicuramente l’idea è quella poi di portarli dentro al campo quando si va ad attaccare l’area di rigore avversaria, quindi gli si chiede un po’ di sacrificio nella fase difensiva, poi in fase offensiva a turno vanno ad affiancare la punta. Il nuovo corso ha una punta come Pio Esposito che al di là della carta d’identità è un giocatore già forte e già in grado di fare la differenza. Mancano esterni offensivi di qualità, tipo Orsolini e Zaccagni, e non abbiamo un ricambio generazionale nel ruolo. C’è Vergara, ma non siamo all’altezza delle altre nazionali. Produciamo pochi talenti nella zona trequarti, sia sull’esterno sia dietro la punta. Per il resto abbiamo una nazionale che ha tanti giocatori di valore. Il meccanismo di qualificazione europeo non è premiante, perché magari siamo usciti dalle nazionali del Mondiale ma ci sono 10 squadre al mondo superiori a noi, non 50. La squadra di Gattuso è uscita perché poi è finita in un playoff, in cui in gara secca con un’espulsione o un rigore può succedere. Io non vedo questa assoluta crisi del movimento, anche se i risultati devono far riflettere. Quanto a Emanuele Rao, è un giocatore estremamente forte, secondo me è stato uno dei migliori della Serie B dell’anno scorso; io lo vedo leggermente più dentro, nel suo ruolo perfetto in un 3-4-2-1 lo vedrei sul centrosinistra, potendosi un po’ allargare e un po’ stare dentro, non proprio esterno puro. Però è un giocatore indubbiamente valido.»
Che prospettive e quali equilibri vede per il Napoli in questa fase della stagione?
Matteo Fittavolini: «È una squadra da prime posizioni, magari è in un momento del ciclo un po’ particolare perché De Laurentiis storicamente fa un po’ di confusione organizzativa, nel senso che ci sono degli anni in cui cerca un po’ più di andare a vincere, degli anni che sono di transizione e degli anni che sono di ripartenza. Questo è un anno particolare ancora difficile da inquadrare perché un ciclo sta finendo, probabilmente tra un po’ dovrà abbassare il monte ingaggi e ringiovanire la rosa. Adesso sta cercando di tirare fuori il meglio dal ciclo precedente che sta finendo, ma in mezzo ci sono dei valori, perché comunque è una squadra che ha Hojlund come centravanti, esterni offensivi importanti, e i centramcampisti che ha sono tutti giocatori di altissimo livello anche se non più nel top degli anni. De Bruyne quest’anno sta un pochino meglio fisicamente, Allegri ha le idee abbastanza chiare su dove utilizzarlo e può sicuramente incidere. Il Napoli è partito con qualche infortunio ma è comunque in buona condizione. Il campionato è lungo ma ad oggi vedo il Napoli inferiori solo all’Inter come organico e a Roma e Como per come hanno approcciato, mentre se la gioca alla pari con Juve e Milan. Il Napoli sta pagando le assenze dietro ma se non ci saranno particolari difficoltà, finirà il campionato tra il quarto e il sesto posto. Il Napoli non sta producendo molto in fase offensiva, quindi per giocatori come Hojlund e De Bruyne diventa difficile, ma lo sta facendo volutamente perché ci sono degli infortuni in difesa e Allegri vuole dare più copertura. Penso però che recuperando qualcuno e con un po’ di lavoro in più il Napoli tornerà a brillare anche davanti, anche se potrebbe non essere spumeggiante come gli anni scorsi.»
Le analisi emerse evidenziano un momento di transizione sia per la Selezione Nazionale che per il club partenopeo, dove la valorizzazione dei giovani e la gestione tattica delle risorse rappresentano i nodi centrali per le sfide future.