Quella che sembrava un’estate di cambiamenti tattici in casa Juventus, s’è trasformata di colpo in rivoluzione tecnica. E sarà un’eredità pesante per chi arriverà. La corsa alla panchina bianconera al momento sembra ormai vinta da Massimiliano Allegri, che ha bruciato Roberto Mancini. Due tecnici giovani ma esperti, due profili in linea con il progetto Juve che Andrea Agnelli sta portando avanti da tre stagioni. Il numero uno bianconero, insieme all’a.d. Beppe Marotta e al d.s. Fabio Paratici, si è messo subito a lavoro e dopo una prima scrematura, sono emerse subito forti le candidature degli ex tecnici di Milan e Galatasaray, uniti da molti punti a favore e da qualche dubbio. Ma alla fine l’ha spuntata Allegri, che – contattato dalla Juventus – sarà oggi stesso a Torino per il colloquio definitivo.
Perché Allegri Allegri ha dimostrato nelle tre stagioni e mezzo sulla panchina del Milan di essere un allenatore vincente, di non temere il confronto con uno spogliatoio di campioni e di avere un certo feeling con la Champions, come dimostrano le quattro qualificazioni su quattro tentativi alla fase ad eliminazione diretta. L’ingaggio non costituirebbe di certo un problema, il dubbio, semmai, potrebbe venire pensando al rapporto passato non certo idilliaco tra il tecnico livornese è l’uomo simbolo dell’era Conte: Andrea Pirlo. Non è un mistero, infatti, che dietro al mancato rinnovo di Pirlo con il Milan e il conseguente passaggio alla Juventus nell’estate 2011 ci fosse la volontà di Allegri di avere davanti alla difesa un giocatore con caratteristiche più fisiche che tecniche, come lo erano Van Bommel prima e De Jong poi. La rinuncia a Pirlo non fu mai digerita dal presidente Berlusconi e Allegri è stato costretto a convivere con il fantasma di Andrea che si aggirava per Milanello fino all’esonero dello scorso gennaio. Marotta però non ha mai nascosto la stima per Allegri e già verso la fine della scorsa stagione, quando il futuro di Conte sembrava in bilico, il nome di Max era in cima alla lista dell’a.d. bianconero. Ecco perché oggi Allegri diventerà molto probabilmente il nuovo allenatore del club campione d’Italia in carica.
Battuto Mancini Certo è che – seppur battuto – il curriculum del rivale sarebbe stato di primissimo livello. Mancini con l’Inter ha vinto tutto ciò che c’era da vincere – tre scudetti, due Supercoppe italiane e due Coppe Italia -, successi arrivati dopo un convincente avvio di carriera, con due Coppe Italia vinte con Fiorentina e Lazio. Ma il capolavoro il Mancio lo ha fatto in Inghilterra, riportando il Manchester City alla vittoria della Premier 44 anni dopo l’ultimo trionfo. Potrebbe non sembrare un’impresa epica vista la potenza economica dello sceicco Mansur, ma sarebbe ingeneroso nei confronti del tecnico di Jesi, capace di umiliare il Manchester United vincendo un derby all’Old Trafford 6-1. Anche con il City però Mancini ha avuto un rapporto complicato con la Champions, così la riabilitazione europea l’ha conquistata nell’ultima stagione col Galatasaray, proprio a discapito della Juve. Probabilmente c’è stato anche l’ostacolo ingaggio a pesare sulla scelta bianconera, perché il Mancio viaggiava su cifre ben più alte rispetto ad Allegri, nonostante il tecnico di Jesi – comunque stimato da Agnelli e Marotta – avesse nella Juve uno «sponsor» d’eccezione: l’amico (ed ex compagno nella Lazio) Pavel Nedved.
Gli altri Nel pomeriggio erano circolati anche i nomi di Spalletti (libero dopo l’esonero allo Zenit) e Mihajlovic (attuale tecnico Samp). Nomi poi svaniti in fretta.
La Gazzetta dello Sport