Villarreal, dopo il calvario Cazorla torna al gol

L’esultanza è rabbiosa. Santi Cazorla segna dal dischetto il rigore che vale il pareggio: 3-3, quello tra il suo Villarreal e il Rapid Vienna. Nemmeno il tempo di rimettere la palla al centro: l’arbitro di minuti di recupero ne ha dati quattro, e il cronometro segna novantacinque e quaranta. Fischio finale. Lui batte il portiere e calcia ancora in rete, poi raccoglie la palla e la spara al cielo: un gol e un’esultanza che sanno di liberazione. Lui li ha aspettati per 755 giorni, dal 10 settembre del 2016 in Premier con la maglia dell’Arsenal al 4 ottobre in Europa League: in mezzo undici operazioni, 21 mesi di stop, un piede quasi amputato, dieci centimetri di tendine della caviglia persi e la voglia di non mollare mai. “Nessuno credeva in me, ma io l’ho fatto” – virgolettato di Cazorla di più di un anno fa, quando lo spagnolo raccontava delle sue otto operazioni che poi sarebbero ancora aumentate. Lui non si è mai arreso, contro la Real Sociedad in agosto la prima partita ufficiale dopo che la parola “calvario” era diventata più sua di qualsiasi altro calciatore. Santi è tornato. A casa, già sua tra il 2003 e il 2006 e tra il 2007 e il 2011, dopo una presentazione “magica” dove un illusionista lo faceva comparire al centro del campo tra una nube di fumo e dopo un incubo che sembrava non aver mai fine.

Le tappe

Il lungo calvario di Santi Cazorla ha inizio addirittura nel 2013: sembra una vita fa, ma per lo spagnolo da quel momento il tempo sembrava essersi fermato. È amichevole: Spagna contro Cile, Cazorla si fa male ed esce dal campo per un infortunio al piede destro, primo di una lunghissima serie. Lui? Stringe i denti, come ha sempre detto, e gioca soffrendo. “Il dolore era talmente forte che nel riscaldamento quasi mi mettevo a piangere, ma una volta che mi ero scaldato tutto diventava più sopportabile”. Sì, fino al primo lungo stop nel dicembre del 2015, quando a fermarlo è però un ginocchio, rottura del collaterale: Santi sotto i ferri. Prima però di affrontare il vero problema a quel tendine della caviglia che non voleva proprio andare posto. È il 2016, l’ultima partita giocata prima del rientro col Villarreal è in Champions League contro il Ludogorets, Santi ha la “19” dei Gunners sulla schiena e sforna anche un assist per Özil, poi però la mano si alza e lui deve fermarsi: “Ero in lacrime, ho una soglia davvero alta ma in quel momento non potevo più sopportare nulla. I medici? Mi dissero che se fossi riuscito a tornare a giocare con mio figlio in giardino mi sarei dovuto considerare soddisfatto”. E allora operazione uno, due, tre, quattro e così via. “Ma la ferita non mi si cicatrizzava, continuava ad aprirsi, si infettava: a volte si vedeva anche il tendine scoperto…” Un’infezione che per poco non ha portato all’amputazione. E lui? Stessa storia: non molla. L’uomo che lo rimette in sesto è il dottor Sanchez, esperto della città di Vitoria. Abbandonati i medici inglesi pessimisti, col connazionale tutto sembra andare per il meglio, e il 29 maggio 2017 c’è un nuovo intervento di ricostruzione del tendine, l’ultimo, forse…

Fonte: SkySport

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