Il cambiamento com’è arrivato?
Anche i tifosi hanno ritrovato fiducia dopo la grande depressione?
“Qui c’è sempre stato entusiasmo, e se a tratti è venuto meno è solo per colpa di chi è sceso in campo. Me compreso. Adesso sono tornati a darci una grossa mano. Ho giocato in tante squadre, anche al Sud dove di solito c’è un pubblico più partecipe e molto caldo. Pordenone da questo punto di vista è molto simile”.
Una cosa che di sicuro accomuna tutto il calcio italiano è la crisi, economica e di risultati. E’ così?
“Il nostro pallone si sta riavviando, a fatica ma si sta riavviando. Eravamo al top e ci siamo ritrovati in coda ai campionati di mezza Europa. Paghiamo per tante scelte sbagliate, in termini di organizzazione e d’investimenti. Ovvio che ora si tenda a risparmiare. Serve un cambiamento in Italia, non solo nel calcio”.
Apriamo i giornali, non quelli sportivi. Qual è la notizia di questi giorni che ti colpisce di più?
“Premetto che sono consapevole di essere un privilegiato, perché faccio il lavoro che ho sempre voluto. Detto questo, mi lascia grande amarezza leggere e sentire di una crescente povertà, che sempre più gente fatica ad arrivare a fine mese. Tutto ciò spaventa e si sorride sempre meno”.
Maccan com’è invece? Uno che sorride?
“E’ proprio così il mio carattere. Che poi è pure un modo di reagire davanti alle difficoltà. Sono uno che si diverte e ama far divertire, dentro e fuori dallo spogliatoio. Più che un matto, sono pazzo da Lega Pro“.
E questa Lega Pro ti diverte? Sii sincero, cosa cambieresti?
“Mi diverte ancora giocare a calcio e mi rende orgoglioso farlo nella mia città. Cambierei qualcosa, certo, come la regola degli under: non favorisce la crescita dei giovani né aiuta i più ‘vecchi’ che danno tutto in allenamento e poi rischiano di non trovare spazio. E se sono in molti a pensarlo, beh, allora forse è davvero venuto il momento di cominciare a rifletterci attentamente”.
