OBIETTIVO NAPOLI – Il treno del destino frena tra le briglie di Max Allegri e i pacchi di De Laurentiis

La trappola del «corto muso» spezza il brigantaggio azzurro

Il calcio è materia strana, impastata di geografia, destino e una spolverata di fatalismo. A San Siro va in scena una tragedia ellenica vestita d’azzurro: un Napoli gagliardo, spavaldo e a tratti persino bellissimo, scappa sullo 0-2, tiene la barra dritta sull’1-2 fino a otto giri di lancette dalla sirena e spreca due palloni d’oro per chiudere la contesa. Poi, l’abisso. Ridurre tutto alla solita, logora scusa della sfortuna sarebbe un esercizio da scappati di casa, un alibi per anime candide. Se questa partita si è trasformata in una beffa gigante, la firma in calce appartiene a due protagonisti ben precisi: Max Allegri e Aurelio De Laurentiis.
Il primo ci ha messo del suo con quel manuale d’ostinazione che a volte sfocia nell’autolesionismo. Togliere Alisson Santos — l’unico diavolo capace di incendiare la prateria e spaventare la retroguardia interista ogni volta che strappava palla — equivale a spegnere la luce in una stanza piena di ombre. Una mossa incomprensibile, da “briglie bloccate”, per dirla con quel gergo ippico tanto caro al tecnico livornese, che finisce per imbrigliare la propria squadra anziché l’avversario.

Incauta è stata anche la scelta di affidarsi al nuovo arrivato, Badiashile, che le cronache ci raccontano non ancora pronto, per attuare la difesa a 5, quando in panchina avevi Beukema ed eventualmente Oliveira, certamente più affidabili in questo momento.
Poi c’è il presidente. In una sessione estiva condotta al risparmio, la difesa chiedeva a gran voce un rinforzo di spessore. Ne è arrivato uno solo, ed è riuscito nell’impresa di trasformarsi, sembra al momento, nell’ennesimo pacco a scatola chiusa. Entrato per far valere i centimetri e svuotare l’area dai palloni alti, Benoît Badiashile si fa beffare come un debuttante qualsiasi su un cross senza troppe pretese, regalando a Thuram la zuccata dell’aggancio. Un errore matita blu che vanifica novanta minuti di grande generosità.
Resta l’amaro in bocca per una creatura che dimostra di avere muscoli, anima e qualità, ma che finisce vittima delle sue stesse paure e di un mercato fatto a metà. La strada sarebbe anche quella giusta, ma se al talento non si sposa la lucidità dei singoli e della panchina, il traguardo rischia di diventare una chimera.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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