Un’ampia ed articolata panoramica sul momento del calcio italiano e sulle dinamiche dei principali club di Serie A è emersa nel corso dell’ultima puntata della trasmissione “Salite sulla giostra”, condotta su Stile TV da Raffaele Auriemma. Tre autorevoli personalità del panorama calcistico — l’allenatore Pasquale Marino, l’ex calciatore Mauro Facci e il giornalista Antonio Corbo — si sono alternate ai microfoni dell’emittente offrendo spunti di riflessione critici e dettagliati su Frosinone, gestione dei giovani, momento della Nazionale, avvio di stagione della Juventus e criticità sanitarie in casa Napoli.
Marino: «Frosinone sorpresissimo, sui giovani serve coraggio»
Qual è la reale sorpresa di questo avvio di campionato e come si giudica la crescita dei giovani sotto la guida delle selezioni azzurre?
«Il Frosinone è la sorpresa del campionato anche perché esprime un bel calcio già dallo scorso anno e ha superato società anche più blasonate. Fa calcio con una gestione oculata ed è un avversario tosto, lo ha dimostrato già battendo il Como. Ci sono tanti allenatori che hanno bisogno di chance per dimostrare il proprio valore, cambiano due o tre squadre e ci sono regole che non dovrebbero esistere. Se vieni esonerato dopo poche partite è un discorso, ma non mi pare che le regole attuali diano la possibilità agli allenatori di lavorare».
«Filippo Baldini è una certezza, l’Under 21 da quando c’è lui ha identità e al di là dei risultati sono le prestazioni che impressionano. La Nazionale italiana maggiore inizia pure a rivedere la luce e quindi il percorso è quello giusto. D’altronde Roberto Mancini ha vinto ovunque, è una certezza e bisogna riuscire a trovare interpreti giusti e dare fiducia a questi ragazzi. Mi fa piacere anche che Claudio Vergara abbia fatto bella figura, un ragazzo che un anno e mezzo fa non giocava. E se non ci fossero stati infortuni, sarebbe ancora in giro in prestito chissà dove».
Come si concilia l’esigenza di lanciare i giovani con la pressione dei grandi club?
«Difendo il lavoro di Antonio Conte perché quando hai in squadra tutti i campioni disponibili, vai sulle certezze perché vuoi vincere le partite. I titolari del Napoli difficilmente sbagliano una partita e lanciare un giovane porta con sé sempre un rischio. Ad esempio, avevo Kwadwo Asamoah all’Udinese e arrivò a 19 anni e lo vedevo, lo seguivo, ma gli ho dato spazio in un momento di difficoltà per noi, nonostante vedessi la sua crescita. Mi sono preso qualche mese in più, dovevo essere certo che una volta entrato non sarebbe più uscito. E questo è accaduto a Udine, dove puoi anche sbagliare, figuriamoci in club come il Napoli o l’Inter».
Facci: «Juve indietro nelle gerarchie, Mancini scelta azzeccata»
Come giudica il momento attuale della Juventus e il lavoro svolto dal commissario tecnico in azzurro?
«Massimiliano Allegri non è cambiato, magari sono cambiate le sue squadre, un po’ le gerarchie rispetto alle formazioni che allenava prima, magari la forza della squadra. Alla Juventus aveva la squadra da battere, adesso invece è un po’ indietro con le gerarchie perché gli organici di Inter e Roma ad esempio mi sembrano superiori al Napoli. La sosta credo abbia fatto più danni che altro, gli ultimi fatti lo dimostrano. Certamente non è stato un inizio ottimale, non ha mai avuto l’organico al completo, ma il campionato è lungo e c’è tempo per recuperare terreno».
«La Juve prima o poi inizierà ad ingranare, ha un organico di assoluto livello, ma al momento Inter e Roma sono un passo avanti, anche se credo che la Juve farà di tutto per recuperare terreno sul campo e in sede di mercato».
Qual è l’impatto del ct sul gruppo azzurro in una fase così delicata?
«Roberto Mancini sta facendo un ottimo lavoro, soprattutto dal punto di vista mentale ed era la cosa più difficile da fare. Qualche risultato si può ottenere, ma credo stia facendo un grande lavoro dal punto di vista mentale. Affrontare gare così importanti dopo i disastri del passato, non era affatto facile. L’Italia aveva bisogno di Roberto Mancini che voleva tornare ad allenare la Nazionale per cui ritengo sia stata fatta la scelta giusta».
Corbo: «Napoli logoro, De Laurentiis investa nello staff medico»
Qual è la lettura della recente visita del presidente a Castel Volturno e della gestione medica del club partenopeo?
«La visita di Aurelio De Laurentiis a Castel Volturno è stata opportuna e tardiva. Troppe cose non vanno bene nel Napoli, a partir dalla fuga dal mercato sia in entrata che in uscita. Quando un presidente vede che le cose non filano deve intervenire. Sono stato tra i primi a segnalare l’emergenza infortuni lo scorso anno, ma quest’anno si sta ripetendo e credo che Aurelio De Laurentiis sia andato anche per questo. Una società come il Napoli non deve badare a spese nel settore tecnico-sanitario e bisogna capire perché accadono tutti questi infortuni».
«L’anno scorso Antonio Conte faceva da parafulmine con i suoi allenamenti così pesanti. Ho letto tra l’altro che Antonio Conte si è riproposto, cerca squadra, la disoccupazione è una sofferenza per chi ha lavorato in prima linea. Il Napoli però deve spendere soldi in attrezzi, in palestre importanti e in specialisti importanti. Non si può andare avanti con il mistero degli infortuni, questa ripetitività è allarmante. La prima chiave di lettura è che il Napoli è una squadra logora e anziana e quindi si incappa in questi infortuni. Credo che non siano state rimarginate le cicatrici dell’anno scorso e una società attenta ai dettagli e alla condizione della squadra, avrebbe dovuto trascorrere una parte delle ferie a Ischia, a Telese o nelle terme emiliane per rimettere a posto i muscoli degli atleti prima di cominciare la nuova stagione. Questo non è stato fatto, addirittura Alessandro Buongiorno si è infortunato nel primo giorno del raduno, ma anche per Scott McTominay poteva essere anticipato di un mese il suo intervento».
Come valutare il ruolo del direttore sportivo e quali passi dovrebbe compiere la proprietà?
«Giovanni Manna è un impeccabile professionista, ma non può dire ad Aurelio De Laurentiis cosa fare. Si deve però decidere se dargli una più ampia discrezionalità oppure mantenerlo come un dipendente che abbia solo un mandato esecutivo. Solo chi ama il Napoli dice la verità sforzandosi di dirla fino in fondo: stavo pensando addirittura di scrivere un messaggio ad Aurelio De Laurentiis per dirgli: scusa, ma cosa aspetti a spendere di più e migliorare la qualità di chi è deputato ad assistere il Napoli e garantire una preparazione perfetta? Chi non ha avuto un familiare con problemi clinici? Siamo sempre andati dai migliori professionisti e il Napoli con i soldi che incassa vuoi che non vada dai migliori?».
Il quadro tracciato dagli ospiti di Raffaele Auriemma mette in luce le diverse sfaccettature di un campionato ancora privo di padroni assoluti, in cui la gestione delle risorse umane, la prevenzione clinica e la tenuta psicologica nei momenti chiave rappresentano gli ingredienti decisivi per ambire ai vertici della classifica.